luigi di maio

“A VOLTE MI STO SUL CA*** DA SOLO ANCH'IO” - DI MAIO INCONTRA GLI ATTIVISTI M5S E PROVA A SPEGNERE I FURORI DEGLI ORTODOSSI: “QUANDO MI SENTO PARLARE E DICO COSE CHE UN TEMPO ERANO DA ESPULSIONE. DOBBIAMO APRIRCI AL NUOVO, SMETTERLA CON I FANATISMI: ABBIAMO SCRITTO E DETTO COSE CHE ERANO VALIDE ANNI FA E OGGI NON LO SONO PIÙ. NON SI TRATTA DI TRADIRE, MA DI ANDARE AVANTI…”

Paola Zanca per il “Fatto quotidiano”

 

Siccome si è stancato di sentirsi dire che il Movimento è cambiato e non ne può più della retorica dei duri e puri, di quelli che gli ricordano che "una volta" non era così, martedì sera Luigi Di Maio ha deciso di incenerire gli attivisti petulanti: "È vero: a volte, quando mi sento parlare e dico cose che un tempo erano da espulsione, mi sto sul cazzo da solo anch' io".

di maio no tav

Al teatro Orione di Roma, il vicepremier è venuto per incontrare i militanti Cinque Stelle, una delle tappe del tour che sta facendo in giro per l' Italia in vista della riorganizzazione interna annunciata per ottobre.

 

E qui più che altrove deve vedersela con la base riottosa. Quella, per intenderci, che assai si riconosce in Alessandro Di Battista, l'ex deputato che ha dato dei "burocrati" ai colleghi finiti al governo. Così Di Maio ha deciso di non presentarsi a capo chino. E i 750 che lo volevano mettere sulla graticola li ha zittiti così, con l' ammissione dell' ovvio: lo sa anche lui, insomma, che tutto è cambiato, che "una volta" non era così. E pazienza se gli capita di sentirsi diviso tra loyin e lo yang.

LUIGI DI MAIO NELLA REDAZIONE DEL FATTO CON MARCO TRAVAGLIO

 

"Dobbiamo aprirci al nuovo, smetterla con i fanatismi: abbiamo scritto e detto cose che erano valide dieci anni fa e oggi non lo sono più. Non si tratta di tradire, ma di andare avanti". Di Maio porta numeri, spiega che i militanti sono pochi, i meet up solo 500 su 8 mila Comuni. E quindi il potenziale di crescita è enorme, ma non si può "sospettare di chiunque arrivi". Certo, non pare il capo politico dello stesso Movimento che lì, fuori dall' Orione, ha appena imposto varchi d' ingresso severissimi.

 

LUIGI DI MAIO

Controlli doppi per evitare infiltrati e perlustrazioni continue della sala, durante l' incontro durato cinque ore, per accertarsi che nessuno stesse riprendendo con il telefonino. Eppure, assicura chi c' era, lo streaming avrebbe dato una grandissima prova di democrazia interna: 90 interventi da due minuti l' uno, con Di Maio in prima fila a prendere appunti ininterrottamente, nonostante buona parte degli speaker non abbia rispettato la preghiera del capo politico: "Risparmiamoci l' analisi del voto".

 

La fanno, l' analisi. Ma Di Maio non ha nessuna voglia di parlare con loro di "quell' altro". Salvini non lo nomina mai, preferisce indicarlo così. E l' unico accenno che concede alle questioni di governo è sul fatto che l' autonomia può diventare la chiave di volta per alzare il livello delle richieste con gli alleati di governo, che tanto "mollarli" - come gli suggerisce qualcuno - aprirebbe solo la porta all' ennesimo "inciucione". "Abbiamo imparato come si fa", è il senso del ragionamento di Di Maio sui compromessi che tocca fare quando hai delle responsabilità.

 

LUIGI DI MAIO MANGIA UNA MOZZARELLA

Di Battista - su cui pesa l' accusa di giudicare con le mani in tasca - è qualche fila più in là, nel lato sinistro della sala. Non si è seduto vicino a Di Maio, anche perché è arrivato prima del vicepremier. Non c' è stato, a quanto pare, nessun contatto tra i due, o almeno nulla di plateale. C' è invece Virginia Raggi, a cui Di Maio cede il palco prima delle conclusioni. E non manca un elogio a Chiara Appendino, la sindaca di Torino che ha appena subìto il voltafaccia dei suoi consiglieri sul Salone dell' auto.

 

LUIGI DI MAIO E DAVIDE CASALEGGIO

Di Davide Casaleggio, al contrario, Di Maio parla poco, pochissimo. E per null' altro che non riguardi il suo ruolo di tecnico: "Rousseau ha raggiunto risultati importanti, sono sei mesi che non 'cade' più". Cita l' eredità di Beppe Grillo e mostra grande compassione per "la situazione che ha passato Beppe" quando doveva occuparsi di ricorsi, simboli e certificazioni: "Lo staff sono io, mi aiutano solo cinque persone: se a volte non rispondiamo, un motivo c' è. La realtà - li saluta - è diversa dal non-Statuto".

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…