salvini giorgetti pugilato boxe

NELLA LEGA HANNO MOSCA AL NASO! - IL MINISTRO GIORGETTI BACCHETTA SALVINI PER L’EVOCATO VIAGGIO DI PACE IN RUSSIA: “BISOGNA MUOVERSI DI CONCERTO CON IL GOVERNO” - TRA I LEGHISTI L’INSOFFERENZA E’ ARRIVATA ALLE STELLE DOPO CHE SI E’ SPARSA LA VOCE DI UN INCONTRO DI SALVINI CON L'AMBASCIATORE RUSSO A ROMA SERGEY RAZOV, DURANTE I PRIMI GIORNI DELLA GUERRA - LA MANO DI GIORGETTI E’ VISTA DIETRO L’ADDIO AL CENTRODESTRA DELL’EX CANDIDATO SINDACO DI TORINO, PAOLO DAMILANO, CHE HA SFANCULATO TUTTI LAMENTANDO “LA DERIVA POPULISTA” - ANCHE ZAIA HA CRITICATO IL “CAPITONE”: “IL PERCORSO DI PACE DEVE ESSERE IN MANO ALLA DIPLOMAZIA”

Francesco Olivo per “la Stampa”

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 8

Per capire il livello dello scontro dentro la Lega non occorre arrivare fino a Mosca, basta restare a Torino. Il viaggio a Mosca è congelato, forse rimandato o persino annullato. Ma pur non essendosi ancora imbarcato per la Russia, l'idea di Matteo Salvini ha fatto esplodere tutte le contraddizioni che nella Lega covavano da anni. Per i governisti le manovre del segretario con piani di pace, incontri segreti, diplomazie parallele e fantomatici consulenti esterni, stanno mettendo a repentaglio il partito. Specie quando si sparge la voce di un incontro con l'ambasciatore russo a Roma Sergey Razov, durante i primi giorni della guerra.

zaia salvini

 

Giancarlo Giorgetti si smarca e richiama il segretario: «Bisogna muoversi di concerto con il governo». In evidente difficoltà, i salviniani passano alla controffensiva, insinuando che dietro all'addio al centrodestra comunicato ieri dall'ex candidato sindaco di Torino, Paolo Damilano, ci sia una sorta di operazione del ministro per screditare il leader, tanto più che l'imprenditore parla di «deriva populista» della coalizione.

paolo damilano dopo la sconfitta 2

 

Il fatto non è dimostrato e ha come unico indizio lo stretto legame di amicizia tra Giorgetti e l'imprenditore piemontese, fondatore della lista Torino Bellissima, ma la questione rilevante è l'interpretazione che danno della vicenda torinese i fedelissimi, quelli rimasti, del segretario: l'addio di Damilano infatti, sarebbe l'ennesima mossa dell'ala governista, che lavorerebbe incessantemente per indebolire Salvini, considerato troppo poco incline ai compromessi con Draghi. Il sospetto di Salvini è che queste presunte manovre abbiano come scopo finale quello di mantenere l'attuale schema di governo (con o senza Draghi), anche dopo le elezioni del 2023.

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 7

Accusare Giorgetti quindi, spiegano alcune fonti leghiste, è di fatto un modo per uscire dall'angolo nel quale Salvini si è ritrovato dopo le pubblicazioni dei suoi piani diplomatici autonomi. Ma le perplessità riguardo «l'iniziativa di pace» del segretario vanno molto al di là dei cosiddetti governisti. Il silenzio intorno alla missione del segretario è durato oltre tre giorni, i messaggi di solidarietà sono arrivati solo nella serata di ieri con una batteria di dichiarazioni secche, ma certo non tempestive.

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 4

Man mano che sono emersi i dettagli della trasferta e leggendo le dichiarazioni del consulente Antonio Capuano, la situazione è peggiorata e qualcuno è anche uscito allo scoperto, seppur con il linguaggio felpato con il quale si critica il leader in un partito leninista come la Lega.

 

Il fatto rilevante è che a esporsi sono due esponenti di peso e considerati un contropotere rispetto a Salvini, il governatore del Veneto Luca Zaia e appunto Giorgetti. Zaia dopo aver esibito la sua totale estraneità alle mosse del segretario, «non ne so nulla, anch' io leggo la stampa, vedremo quali saranno gli sviluppi. Non so assolutamente nulla di più», ha aggiunto, «penso che il percorso di pace debba essere in mano alla diplomazia».

 

sergey razov a piazzale clodio 1

Giorgetti va molto in là, giudica il piano della coppia Salvini-Capuano «suggestivo», ma aggiunge che «bisogna muoversi di concerto col governo. Sono questioni di portata mondiale, quindi ciascuno deve dare il suo contributo, ma all'interno di percorsi che sono molto molto complicati». Il ministro dello Sviluppo economico ammette che «in certe situazioni lo scoramento pervade. Dopodiché c'è un senso di responsabilità che fa sì che Draghi si faccia carico di prendere la croce e la porti avanti fino in fondo». Una situazione di cui forse anche il presidente del Consiglio, secondo il ministro, «ne ha piene le scatole». Un'altra prova, ragionano i salviniani, che «Giorgetti ha un altro leader da difendere». -

matteo salvini e giancarlo giorgetti 3

Ultimi Dagoreport

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?

donald trump benjamin netanyahu libano iran xi jinping

DAGOREPORT - CON IL CESSATE IL FUOCO NON VINCONO NÉ TRUMP NÉ I PASDARAN, MA PERDE NETANYAHU, CHE VOLEVA LA "GUERRA PERMANENTE" - IL TYCOON CERCAVA DA SETTIMANE UNA EXIT STRATEGY DAL CONFLITTO CON L'IRAN, E ALLA FINE È STATA LA CINA A FORNIRGLIELA (VIA PAKISTAN, TURCHIA, ARABIA SAUDITA), CONVINCENDO GLI AYATOLLAH ALLA TREGUA - ALLA FACCIA DELLA TREGUA, NETANYAHU CONTINUA A BOMBARDARE IL LIBANO E TRUMP LO STRIGLIA: "RIDUCI GLI ATTACCHI" - ED ORA FINALMENTE CAPIREMO CHI COMANDA: NETANYAHU O TRUMP - "BIBI" ANNUNCIA NEGOZIATI DIRETTI CON IL GOVERNO LIBANESE, MA SE NON LA SMETTE DI GETTARE BOMBE SU BEIRUT, ALLORA VUOL DIRE CHE TIENE PER LE PALLE L'UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO (DAVVERO BASTA QUALCHE "EPSTEIN FILES"? 

gian piero cutillo mariani lorenzo giovanbattista fazzolari

DAGOREPORT - ALLACCIATE LE CINTURE DOMANI IN BORSA: PER LA NOMINA DEL NUOVO AD DI LEONARDO È ANCORA TUTTO IN ARIA - LA PARTITA NON È AFFATTO CHIUSA: IL TUTTOFARE GIOVANBATTISTA FAZZOLARI, IN VERSIONE CACCIATORE DI TESTE, HA VOLUTO VEDERE LORENZO MARIANI, AD DI MDBA ITALIA, GIÀ CANDIDATO CEO DI CROSETTO NEL 2023. SU UNA COSA "FAZZO" E MARIANI SONO GIÀ D’ACCORDO: SPIANARE L’ATTUALE GRUPPO DIRIGENTE DI CINGOLANI - GIAN PIERO CUTILLO, MANAGING DIRECTOR DELLA DIVISIONE ELICOTTERI DI LEONARDO, IL CUI NOME AVEVA PRESO QUOTA NEL POMERIGGIO, È CONSIDERATO TROPPO VICINO A GIORGETTI E CROSETTO...

matteo piantedosi claudia conte

DAGOREPORT - CLAUDIA CONTE HA CREATO UNO "SCHEMA PONZI" DELL'AUTOREVOLEZZA: ACCUMULARE INCARICHI E VISIBILITA' PER OTTENERNE SEMPRE PIU' - LA 34ENNE CIOCIARA E' GIORNALISTA PUBBLICISTA: CON QUALE TESTATA HA COLLABORATO PER ISCRIVERSI ALL'ORDINE? CHE FINE HANNO FATTO I SUOI VECCHI ARTICOLI? - GRAZIE AL TITOLO, HA INANELLATO OSPITATE, MODERAZIONI DI CONVEGNI E INCARICHI E IL "SISTEMA" DEI MEDIA, NELL'INDIFFERENZA DEI GIORNALONI (CHE, A DIFFERENZA DI DAGOSPIA, NON SI SONO NEANCHE CHIESTI CHI FOSSE), HA TRASFORMATO L'EX "RAGAZZA CINEMA OK" IN UN'OPINIONISTA AUTOREVOLE (PENSA CHE COJONI)