LA LEGA SENZA IDEE SI DÀ AL GRILLISMO - SALVINI, OLTRE ALLE SOLITE PIRLATE LEGAIOLE SULLA SECESSIONE, S’ACCODA A BEPPEMAO SULLA GUERRA ALL’EURO

1 - SALVINI DICHIARA GUERRA ALL'EUROPA
Maurizio Tropeano per "La Stampa"

A mezzogiorno, prima di prendere la parola, Matteo Salvini si alza dalla sedia e con l'Ipad fotografa i palchi occupati dai giovani padani. Non è un caso: lì, appesi in bella mostra ci sono gli striscioni che danno il segno della sua Lega Nord. «Matteo, qui al Nord vogliamo il muro». «Secessione, l'Italia non esiste». «Indipendenza, disobbedienza».

E il ritorno alla Lega di battaglia lo racconta anche il coro che accompagna la stretta di mano con Umberto Bossi: «Italia, Italia vaffa...». Nel mirino c'è Roma ma anche Bruxelles: «L'euro è un crimine contro la nostra umanità e prima salta e prima possiamo riprendere la battaglia per l'indipendenza. Dunque prima vivere, prima ammazzare il mostro».

Non è un caso che il mostro sia Bruxelles. La Lega Nord si gioca il tutto per tutto alle elezioni europee di maggio ed è per questo che Salvini, con Roberto Maroni come regista, ha deciso di lanciare da Torino la grande alleanza di partiti e movimenti euro-scettici. Ci sono francesi, fiamminghi, olandesi, austriaci, svedesi. Tutti uniti contro l'euro l'invasione islamica e la difesa dell'identità cattolica.

L'idea è quella di avere un candidato unico per la presidenza dell'Ue e di puntare le carte sull'uscita dall'Euro (malgrado i dubbi di Bossi: «Un conto è la propaganda, un conto è la realtà»). In Italia questa battaglia sarà accompagnata rilanciando l'indipendentismo: «Appoggiamo il referendum per l'indipendenza del Veneto che potrebbe tenersi insieme a quello della Catalogna e della Scozia e anche la Lombardia potrebbe seguire a ruota». E la rivolta fiscale: «La Lega deve puntare al 10% e un ruolo fondamentale sarà quello dei suoi governatori, chiamati ad accelerare e a disobbedire. Proveremo a colpirli su quanto conta di più per loro: le tasse».

Salvini spiega che il ritorno alla Lega di lotta, quella che per dirla con Mario Borghezio deve fare la rivoluzione, nasce dal fatto che «per vent'anni abbiamo provato a cambiare le cose da dentro, da Roma: ora la Lega torna a fare la Lega. Insomma il tempo delle mediazioni è finito e così si ritorna, con più forza, a sparare a zero contro i giornalisti ma anche contro la magistratura: «Chi arresta un nostro sindaco senza motivo deve cominciare ad avere paura chi attacca senza motivo la nostra gente deve cominciare a vergognarsi». Vale anche per la Rimborsopoli del Piemonte e le accuse contro Cota: «Ci rompono i c....i, ci rompe uno Stato ladro che senza la Lega sarebbe fallito».

Del resto Cota, con Zaia e Maroni sono chiamati a costruire il fronte della disobbedienza istituzionale che sarà affiancata dalla mobilitazione popolare: «Abbiamo duemila sezioni pronte ad essere centri di lotta e di controinformazione». Anche contro uno «stato criminale» che vuole l'amnistia e l'indulto per i delinquenti. Nel mirino finisce anche Napolitano: «Se a Roma provano a portarli in discussione non escono da Camera e Senato». Ma per vincere serve l'unità e dunque «se da qui a maggio esce una sola virgola per sputtanare qualcuno, quello è fuori».

2 - L' "ALTRO MATTEO" PROVA A DIVENTARE IL GRILLO PADANO
Marco Bresolin per "La Stampa"

«La differenza tra destra e sinistra non ha più senso». «Sono orgoglioso di essere populista». «I giornalisti? Pennivendoli e parassiti: la prossima volta qui entreranno solo quelli che si dimostrano obiettivi, gli altri fuori dai c...». Non ha la barba lunga né l'accento genovese, ma nel suo primo giorno da segretario della Lega Nord, Matteo Salvini ha un obiettivo chiaro: provare a rilanciare la Lega rubando consensi a Beppe Grillo.

Dal palco del Lingotto di Torino usa frasi, toni e slogan che in parte ricordano sì il Bossi degli Anni 90, ma che soprattutto sembrano presi pari pari dal blog del leader M5S. È lì che vuole andare a pescare, tra gli elettori passati dal sole delle Alpi alle Cinque Stelle. «Se chi ci ha votato almeno una volta nella vita ci darà un'ultima possibilità alle Europee, facciamo la rivoluzione». Letterale: un'ultima possibilità.

Perché il voto europeo può rappresentare davvero l'ultima spiaggia per la Lega: sotto il 4% dei voti, si resta fuori. «Ma noi arriveremo al 10%» spara alto Salvini mentre cerca uno sguardo complice tra i rappresentanti dei partiti euroscettici seduti in prima fila.

È stato lui a volerli a Torino, perché il suo campo di battaglia è Bruxelles, non Roma. Nella Capitale ha sempre cercato di rimanerci il meno possibile, anche quando è stato eletto deputato: è successo due volte e in entrambe le occasioni ha lasciato il posto a un compagno di partito, preferendo l'Europarlamento.

«Abbiamo fatto bene a provarci a Roma - dice oggi - ma abbiamo visto che con le buone maniere non si ottiene nulla». E allora addosso a quel «mostro», che sarebbe l'Europa, e a quel «crimine contro l'umanità» che risponde al nome di euro. «Crimine contro l'umanità», proprio la stessa espressione che Beppe Grillo usò nel 2010, sempre a Torino, per definire la Tav.

C'è chi scommette che saranno molti gli italiani a salire sul treno degli euroscettici che corre verso Bruxelles. Di certo c'è che, a oggi, la cabina di comando è abbastanza affollata: da una parte i vaffa di Grillo, dall'altra gli ultimi colpi di coda di Berlusconi. E la Lega di Salvini rischia di rimanere schiacciata in mezzo.

Come se non bastasse, da dietro arrivano pure i Forconi. Una protesta che l'ex senatore Erminio Boso ammette di osservare «con sofferenza, perché quelle erano le nostre proteste». La Lega non è riuscita e difficilmente riuscirà a intercettare quel malcontento: in piazza le uniche bandiere concesse erano quelle che Bossi usava per farsi il bidet e le ragioni della protesta non hanno nulla a che vedere con la cosiddetta questione settentrionale tanto cara alla Lega, anzi.

Ma ormai la strada indicata da Maroni è quella: massima fiducia a Salvini per ritornare un partito movimentista. Alcuni dirigenti, più attenti all'aspetto istituzionale, all'inizio avevano storto il naso. Ora però sono tutti con il nuovo segretario, anche perché - a proposito del dissenso interno - il messaggio che ha lanciato ieri dal palco è chiaro: «Nelle segreterie discuteremo, ci scontreremo, ma chi fa uscire anche solo una virgola per sputt... qualcun altro, è fuori».

Salvini chiede la massima compattezza perché sente puzza di bruciato: «Da qui a maggio ci tireranno addosso di tutto, ci saranno indagini, magari arresti, per questo dobbiamo difenderci gli uni con gli altri». E Cota sorride. «Roberto - dice Salvini rivolgendosi al governatore piemontese, alle prese con le inchieste sui rimborsi - non c'è nulla per cui chiedere scusa». E Cota sorride di nuovo. «Ma se dovessero dimostrare che qualcuno dei nostri ha usato male anche un solo centesimo di euro, quello è fuori». E Cota, questa volta, deglutisce.

 

 

DAVIDE AMADEO CON SALVINI DA FACEBOOK FLAVIO TOSI MATTEO SALVINI ROBERTO MARONI jpegbeppe-grillo-a-genovaBEPPEGRILLO Roberto Maroni e Umberto Bossi a Pontida roberto cota ZAIA E STEFANIA VILLANOVA SALVINI E MARONI MATTEO SALVINI COME RENATO POZZETTO

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)