enrico letta giorgia meloni

LETTA E MELONI, NEMICI MAI – NEL CONFRONTO DI IERI È EMERSA ANCORA UNA VOLTA LA SIMPATIA RECIPROCA TRA IL SEGRETARIO DEL PD E LA “DRAGHETTA”: NESSUN COLPO BASSO, A TRATTI IL DUELLO SEMBRAVA UN DUETTO. I DUE ESCLUDONO LE LARGHE INTESE (CON GIORGIA CHE RIDE E ARROSSISCE), SONO COSTRETTI A FAR FINTA DI LITIGARE, MA HANNO BISOGNO L'UNO DELL'ALTRA PER LEGITTIMARSI. IL PROBLEMA, PER ENTRAMBI, SONO I LORO ALLEATI – SORGI: “LA CAMPAGNA ELETTORALE FINORA È STATA UN CORPO A CORPO PRINCIPALMENTE ALL'INTERNO DELLE DUE COALIZIONI. SIAMO DI FRONTE A UN TUTTI CONTRO TUTTI, IN CUI CI SONO ALMENO SEI CAVALLI IN CORSA E NESSUNO RINUNCIA A COLPIRE TUTTI GLI ALTRI, SENZA DISTINZIONE TRA ALLEATI E AVVERSARI…”

 

 

 

1 - IL TACCUINO IL VERO SCONTRO È DENTRO LE COALIZIONI

Marcello Sorgi per “La Stampa”

 

confronto enrico letta giorgia meloni corriere

Se doveva servire a suggellare la sfida a due tra i protagonisti di una campagna elettorale bipolare, il faccia a faccia tra Meloni e Salvini organizzato dal Corriere della Sera e moderato dal direttore Fontana non ha raggiunto lo scopo. E non per limiti dei due leader, ben attenti a non rischiare e a far scorrere (metaforicamente) il sangue.

 

Ma perché in queste settimane le cose sono andate diversamente da quando l'incontro era stato progettato: la campagna elettorale finora è stata un corpo a corpo principalmente all'interno delle due coalizioni.

 

giorgia meloni salvini meme

Anzi, dell'alleanza di centrodestra, soprattutto tra Meloni e Salvini, e di quella mancata di centrosinistra, l'ex campo largo in cui Calenda e Conte si sono divertiti a menare ai fianchi Letta, con il risultato di far sfumare la corsa al primo posto tra Fratelli d'Italia e il Pd, ormai abbondantemente distaccato, nei sondaggi, dal rivale meloniano. Immigrazione, aiuti militari all'Ucraina, Europa da rispettare o da riformare, Pnrr da realizzare o da modificare: i prevedibili elementi per uno scontro non sono mancati, ma appunto, sempre compatibilmente con l'immagine di due candidati alla presidenza del consiglio che hanno scelto di apparire rassicuranti per gli elettori.

confronto enrico letta giorgia meloni corriere

 

Meloni fa di tutto per non sembrare troppo sicura della sua più che probabile vittoria. Letta porta con eleganza l'abito della sconfitta annunciata. La ragione vera per cui alla fine il confronto è stato un flop, però, è che è stato preceduto, accompagnato e seguito dal frastuono di una campagna che non è bipolare, come dovrebbe esserlo per una tornata elettorale in cui un terzo dei collegi vengono assegnati in collegi uninominali, e non è neppure multipolare, com' erano le vecchie elezioni proporzionali della Prima Repubblica.

 

letta meloni confronto corriere

No, qui siamo di fronte a un tutti contro tutti, in cui ci sono almeno sei cavalli in corsa e nessuno rinuncia a colpire tutti gli altri, senza distinzione tra alleati e avversari. Per inciso, questa è anche l'occasione in cui il timore dell'astensione è più forte; e all'interno di un astensionismo che galleggia attorno al 40 per cento, i giovani, anche i giovanissimi, che voteranno per la prima volta, sono i più decisi a disertare le urne e quelli che più difficilmente troveranno motivi per ripensarci.

 

2 - GIORGIA E ENRICO, NO COMUNE ALLE LARGHE INTESE LA LITE SULL'AMORE

Monica Guerzoni per il “Corriere della Sera”

 

giorgia meloni durante il confronto con letta

Le nozze litigarelle alla «Sandra e Raimondo», che urtano i nervi del terzo incomodo Calenda, vanno in pezzi proprio sull'amore. Succede alle ultime battute del duello su Corriere tv , quando Giorgia Meloni nega il diritto all'adozione per le coppie omosessuali, Enrico Letta la butta sui sentimenti(«per crescere un figlio serve l'amore») e alla candidata premier per poco non si gonfiano le vene del collo: «L'amore non c'entra niente! Lo Stato non norma l'amore. Io sono cresciuta in una famiglia monogenitoriale e non è che mia madre non mi amasse».

 

enrico letta durante il confronto con la meloni

Ma loro, i due sfidanti, politicamente si amano? A sentir Letta «ci sono due Italie radicalmente diverse, che si rispettano perché abbiamo avuto un dibattito civile». Ma quando il direttore Luciano Fontana arriva al domandone finale, larghe intese sì o no, il segretario del Pd propone di gridarlo all'unisono: «Sì, lo escludiamo - concorda Meloni ridendo e arrossendo -. È una democrazia sana quella in cui due persone che si combattono in campagna elettorale poi non si trovino a far finta di niente il giorno dopo».

 

Dalle elezioni uscirà un vincitore. «O noi o loro», è il ritornello di Letta. Eppure, a vederli nella stessa stanza dopo giorni di scontri verbali anche violenti, sorprende come la distanza siderale sull'idea di Paese strida con la reciproca stima e simpatia, che si coglie sin dalla prima stretta di mano. «Ciao Giorgia». «Ciao Enri'».

enrico letta giorgia meloni luciano fontana

 

Per legittimarsi a vicenda in uno schema bipolare i colpi non sono mai bassi e a tratti il duello sfuma in duetto. Meloni è in verde tiffany, i capelli tiratissimi nella coda di cavallo, pronta «alle brutte» anche a fare il «monaco tibetano» tanto si è sentita aggredita in campagna elettorale. E Letta, camicia bianca a righine e cravatta azzurra a geometrie variabili, reagisce con fair play quando l'avversaria gli buca le gomme del van ecologico: «T' ha lasciato a piedi eh!

 

mauro berruto

Puntare sull'elettrico non è una cosa intelligente, vuole dire mettersi nelle mani della Cina». E il leader del Pd: «Non mi ha lasciato a piedi, è una fake news del tuo sistema mediatico».

 

Per entrambi è una giornata speciale. Lui non vede l'ora che venga sera per cenare con Francesco, il figlio più piccolo che compie 14 anni e «va pazzo per la carbonara». E lei ha affidato a Instagram l'immagine (di spalle) dell'aspirante prima premier italiana che accompagna a scuola la figlioletta Ginevra: «Eccoti, con la tua cartella enorme, ad affrontare il primo giorno delle elementari... Solo l'amore può darti l'energia che serve a non abbassare mai la testa...».

giorgia meloni confronto con enrico letta al corriere della sera2

 

La leader di FdI non la abbassa nemmeno durante il confronto, ma la muove di continuo cercando ora gli occhi di Letta, ora quelli dell'arbitro. Il segretario del Pd la testa la tiene immobile e guarda fisso in camera come gli ha consigliato l'ex ct del volley Mauro Berruto, galvanizzato dal trionfo italiano di domenica ai Mondiali contro la Polonia.

 

Il resto del training preparatorio lo ha fatto Romano Prodi: è al fondatore dell'Ulivo, che per due volte batté Berlusconi, che il leader del centrosinistra ha telefonato prima del confronto. A marzo, quando si trattò di duellare sulla tv francese con la sfidante di Macron, a Letta era andata di lusso e quando gli chiedono se batterà anche la «Marine Le Pen italiana», lui quasi le fa scudo: «Occhio, che Giorgia si arrabbia».

 

MATTEO SALVINI E GIORGIA MELONI A CERNOBBIO

Alla vigilia il segretario si è chiuso con la portavoce Monica Nardi, il braccio destro Marco Meloni e i ragazzi dello staff. E la presidente di FdI, da brava secchiona, ha mandato a memoria le 14 domande, preso appunti a penna e provato le risposte con l'inseparabile Giovanna Ianniello. Una volta dentro lo studio di via Campania, a Roma, la vicedirettrice del Corriere Fiorenza Sarzanini lancia la monetina: «Testa o croce». E Meloni: « Non c'è la testa sull'euro, raga'! » . Ne usciranno 90 minuti dopo. «Quanto una partita di calcio», commenta Letta. E la leader della destra, dichiaratamente esausta: «Solo al Meeting di Rimini ho sofferto così».

MELONI E SALVINI COME SANDRA E RAIMONDO - ANNETTA BAUSETTIenrico letta giorgia meloni luciano fontana GIORGIA MELONI MATTEO SALVINI enrico letta confronto giorgia meloni al corriere

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...