E LIBERACI DALLA TROIKA - BOCCIANDO LA LEGGE DEL GOVERNO MONTI, CHE BLOCCÒ PER DUE ANNI GLI SCATTI SULLE PENSIONI, LA CONSULTA RICORDA CHE LA COSTITUZIONE VIENE PRIMA DEGLI EUROPATTI - MA ORA IL CONTO E’ SALATO: AGGRAVIO DI SPESA DI 13 MILIARDI

Federico Fubini per “la Repubblica”

Mario Monti Elsa Fornero Mario Monti Elsa Fornero

 

Non è la prima volta e non sarà l’ultima. Logica del diritto, sostenibilità economica e convivenza europea sono già entrate in conflitto prima e lo faranno di nuovo. In questo l’Italia non è sola, anche le se prime stime in commissione bilancio della Camera rivelano un problema, all’apparenza, insolubile: secondo calcoli ancora da confermare, sarebbe fra gli 11 e i 13 miliardi l’aggravio per lo Stato della bocciatura in Corte costituzionale del decreto sulle pensioni di dicembre 2011.

 

Ciò che per la legge sembra ovvio, per il bilancio pubblico è quasi impossibile e per l’area euro è qualcosa di già vissuto in passato. Un anno e mezzo fa la Corte costituzionale portoghese bloccò alcune misure del piano di salvataggio del Paese. In Germania nel febbraio 2014 i giudici posti a tutela della Legge fondamentale fecero capire che la Banca centrale europea era in conflitto l’ordinamento tedesco.

Corte costituzionale Corte costituzionale

 

E venerdì scorso la Consulta di Roma ha annullato una norma approvata a larga maggioranza in parlamento per permettere all’Italia di rispettare un trattato sottoscritto dal Paese: quello sulla partecipazione all’euro e il rispetto delle sue regole. Il governo del dicembre 2011, guidato da Mario Monti, congelò per due anni gli scatti su tutte le pensioni dai 1450 euro in su in modo da ridurre il deficit, rendere il debito più sostenibile, garantire la continuità degli impegni dello Stato.

 

Oggi gli equilibri del Paese sono più stabili di tre anni e mezzo fa. Ma il conflitto fra interpretazione della Costituzione italiana, regole europee e risorse è più acuto che mai. Lo è al tal punto che, in ambienti del governo, sta emergendo una tentazione: chiedere un rinvio del caso alla Corte di giustizia europea, per chiarire se la sentenza della Consulta italiana sia coerente con gli impegni di bilancio firmati a Bruxelles.

matteo renzi pier carlo padoanmatteo renzi pier carlo padoan

 

Il nuovo Patto di stabilità (il “Six Pack” e il “Two Pack”) sono inclusi nel Trattato, dunque hanno rango costituzionale e il diritto europeo fa premio su quello nazionale. Il governo italiano potrebbe chiedere alla Corte di Lussemburgo se la sentenza dei giudici di Roma sia compatibile con essi.

 

In realtà è difficile che alla fine il governo prenda questa strada. Sarebbe la prima volta che un premier si rivolge alla giustizia europea contro la sua stessa Corte costituzionale e probabilmente Matteo Renzi vorrà evitare una mossa così destabilizzante. Più agevole per Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia cercare di attenuare e circoscrivere, per ora, l’impatto dei rimborsi richiesti.

 

PENSIONI PENSIONI

In passato la Corte aveva indicato che un blocco temporaneo degli adeguamenti all’inflazione delle pensioni almeno otto volte sopra il minimo (da circa 4.000 euro in avanti) non viola Costituzione. Per gli assegni più alti è verosimile che per ora non scatti alcun pagamento, ma i risparmi sarebbero poca cosa rispetto all’ammanco di bilancio aperto dalla sentenza.

 

Secondo i giudici la pensione è salario differito, dunque ridurla equivale a espropriare quanto l’ex lavoratore ha accantonato. Poco importa alla Consulta, in termini legali, che nella pratica molti di quei benefici siano molto sopra ai contributi effettivamente versati. Quei pensionati si sono ritirati con il sistema retributivo, cioè con versamenti parametrati agli ultimi salari e non ai veri contributi.

INPS PENSIONI INPS PENSIONI

 

In sostanza, la logica economica racconta una storia diversa da quella del diritto. Nel 2014 l’Italia aveva il livello di spesa sociale più alto dell’Ocse, il club delle 33 democrazie avanzate, ad eccezione di Francia, Finlandia, Belgio e Danimarca. Eppure questo Paese ha la struttura di welfare più inefficace e distorta d’Europa. La spesa per le famiglie resta fra le più basse, malgrado il collasso delle nascite in questi anni. Gli assegni contro la crescente povertà, in proporzione, risultano superiori solo a quelli di Messico, Grecia e Turchia.

 

il palazzo della commissione europea a bruxelles il palazzo della commissione europea a bruxelles

Appena il 5% del welfare italiano è distribuito sulla base di valutazioni dei bisogni reali delle famiglie, il resto viene divorato quasi tutto dalle pensioni. Grazie alla Consulta questo squilibrio sarà ancora più stridente da ora in poi. Tanto che i giudici costituzionali potrebbero ottenere un risultato che non avevano previsto: indurre una ripensamento della previdenza in nome di un welfare più moderno dopo le prossime elezioni. Prima o poi, con questa o un’altra legge, si terranno.

 

 

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