di maio draghi

LUIGINO, IL SUPER-DRAGHIANO – CACCIATA O ADDIO CHE SIA, DI MAIO USCIRÀ DAL MOVIMENTO CINQUE STELLE. TRA I SUOI FEDELISSIMI SI VOCIFERA GIÀ DELLA CREAZIONE DI UN NUOVO GRUPPO IN PARLAMENTO, CHE SARÀ CHIARAMENTE ORIENTATO AL SOSTEGNO DI “MARIOPIO”, CHE POI POTREBBE TRASFORMARSI IN UN PARTITO DI CENTRO CHE ATTRAGGA GOVERNISTI E RIFORMISTI. CE LA FARÀ O FARÀ LA FINE DI ALFANO?

Emilio Pucci e Francesco Malfetano per “il Messaggero”

 

di maio conte

Un punto fermo per il presente: dire liberamente ciò che pensa e rimarcare la dignità politica delle sue posizioni. Sia da fuori che da dentro al Movimento. E poi, soprattutto, uno sguardo rivolto al futuro. Perché sì, Luigi Di Maio ha tutta l'intenzione di guardare avanti.

Di costruire un percorso che al momento non è ancora definito (la priorità resta lavorare per una soluzione diplomatica al conflitto ucraino), ma i cui contorni si stanno via via delineando attraverso un doppio binario.

 

luigi di maio giuseppe conte meme by carli

Se alla fine cacciata o addio sarà, tra gli eletti più vicini al titolare della Farnesina, già si vocifera della creazione di un nuovo gruppo in Parlamento, chiaramente orientato a sostenere il governo di Mario Draghi. Pochi dubbi sui numeri, considerati alla portata. Per farlo infatti servono almeno 20 deputati e 10 senatori. E se è vero che i conteggi di qualche dimaiano sono quantomeno da prendere con le pinze («siamo un centinaio tra Camera e Senato»), basta scorrere le dichiarazioni pubbliche a sostegno dell'ex capo politico cinquestelle per contarne a sufficienza.

 

Quando si paleseranno tutti gli altri? Subito solo se Giuseppe Conte martedì dovesse superare la linea rossa durante le dichiarazioni di Draghi forzando la mano sul no all'invio di armi a Kiev. A quel punto non ci sarebbe più da ragionare, il ministro - che resterebbe tale - serrerebbe i ranghi attorno ai tanti fedelissimi (alla Camera ad esempio Sergio Battelli, Vincenzo Spadafora e Francesco D'Uva).

mario draghi e luigi di maio alla camera

 

IL PRECEDENTE

Per anticipare le polemiche su una sua eventuale mancata dimissione dalla Farnesina, c'è anche chi rispolvera un precedente, in realtà neanche troppo lusinghiero: quello di Angelino Alfano nel 2013. Quando Silvio Berlusconi staccò la spina al governo di larghe intese di Enrico Letta per sciogliere il Popolo della Libertà e rifondare Forza Italia, Alfano decise di restare ministro portandosi alla testa degli scissionisti e fondando un suo gruppo prima e un suo partito, Ncd, poi.

CONSIGLIO NAZIONALE DEL M5S

 

Se invece anche stavolta lo scontro dovesse incancrenirsi e andare per le lunghe, Di Maio sembra avere già in mente una strategia più articolata. Puntare ad un'area riformista che affronti le nuove esigenze del Paese mettendo un freno ai populismi. E cioè limiti l'azione dello stesso Conte che, al pari di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, è considerato espressione di una linea che non tiene conto dell'alleanza atlantica ed europeista nella quale è schierata l'Italia. «E se, invece, M5S ribadisse la linea del governo allora perché Di Maio dovrebbe essere cacciato?», l'interrogativo di un fedelissimo del ministro.

 

LA RETE

conte di maio

 La fase due del responsabile degli Esteri è fatta non solo del sostegno dei fedelissimi, ma anche di incontri, contatti informali e soprattutto da messaggi di solidarietà arrivati da membri dell'esecutivo, da esponenti di primo piano delle altre forze politiche, dal mondo della diplomazia e dell'imprenditoria.

 

Ma anche da big e parlamentari del Movimento 5 stelle che non si sono schierati dalla sua parte né in queste settimane, né nel passato. Un'area di mezzo che non ritiene sia necessario convocare un Consiglio nazionale per discutere di diatribe interne, con le scadenze del Pnrr che si avvicinano, con una crisi internazionale in corso e con i problemi che si troverà ad affrontare il Paese.

 

LUIGI DI MAIO - BEPPE GRILLO - GIUSEPPE CONTE

Per di più c'è - questo il refrain di chi non si è schierato tra le due tifoserie - un problema di ingratitudine, considerato che una parte del merito dell'arrivo dei pentastellati alla Camera e al Senato è da ascrivere proprio a chi ha guidato in passato M5S. E che in questi anni si è costruito una credibilità che va al di là di un posto al sole in Parlamento. Di Maio confida di essere sereno e di fronte alle voci di una sua espulsione rilancia allora il leitmotiv della mancanza di democrazia nel Movimento.

 

Ma la consapevolezza è che lo strappo sia vicino: per i contiani è proprio il ministro a voler accelerare il momento della separazione, per i fedelissimi di Di Maio è questo il momento di aprire una nuova fase per far nascere un nuovo soggetto politico che sia - a prescindere dalla formulazione iniziale - un punto di riferimento dei governisti e dei riformisti («È necessario lavorare per un sistema partitico più maturo di quello attuale», osserva il senatore Vincenzo Presutto).

luigi di maio mario draghi

 

Tant' è che nel vorticoso incedere delle ipotesi si fanno i nomi di Sala, di ministri di FI e perfino della Lega. Al momento però, almeno su questo fronte, non c'è nulla di realmente concreto. Poco più che abboccamenti nel grande caos in cui si sta trasformando questo inizio di campagna elettorale per il 2023.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…