fondi europei

MA ALLORA I FESSI SIAMO NOI - SALVINI ACCUSA L’EUROPA PER I “VINCOLI” DI BILANCIO CHE IMPEDIREBBERO DI SPENDERE PER SCUOLE E STRADE MA DATI ALLA MANO NON E’ COSI’: PER IL PERIODO 2014-2020 L'ITALIA HA AVUTO 44,6 MILIARDI DI FONDI UE, MA  FINORA HA SPESO IL 5% - L’ECONOMISTA NICOLA ROSSI: “NEL NOSTRO PAESE QUELLE CIFRE NON POTRANNO ESSERE MAI SPESE, È IMPOSSIBILE FAR GESTIRE ALLE REGIONI INFRASTRUTTURE SOVRAREGIONALI”

1 - «DALL'UE FONDI, NON VINCOLI» BRUXELLES RISPONDE AL GOVERNO

Francesco Giambertone per il “Corriere della Sera”

 

GUNTHER OETTINGER

«È molto umano cercare qualcuno a cui dare la responsabilità quando avviene un incidente terribile come quello di Genova. Tuttavia, è bene guardare ai fatti». È garbata ma secca la frase con cui il commissario europeo al Bilancio Günther Oettinger respinge le accuse rivolte all'Europa dal ministro dell' Interno italiano Matteo Salvini, che subito dopo il crollo del ponte Morandi aveva indicato i paletti comunitari al bilancio italiano tra le cause del disastro: «Se ci sono vincoli europei che ci impediscono di spendere soldi per mettere in sicurezza le scuole dove vanno i nostri figli o le autostrade su cui viaggiano i nostri lavoratori, sarà il caso di porsi il dubbio se continuare a rispettare questi vincoli», aveva attaccato il vicepremier prima su Twitter e poi in tv. E aveva poi sottolineato che «dovremo cominciare dialoghi positivi e sereni» con l' Ue, perché «di austerità e di vincoli europei si muore».

 

matteo salvini in romagna

Ma per Bruxelles i rigidi calcoli e le regole di cui parla Salvini, alla prova dei fatti, non esistono. Non in questo caso. E a sostegno della difesa europea Oettinger cita la mole di fondi che la Commissione ha destinato a Roma e che dovrebbero essere spesi anche per le infrastrutture: «Per il periodo dal 2014 al 2020 - puntualizza il ministro europeo al Bilancio dopo un tweet di cordoglio per i fatti di Genova - all' Italia sono stati assegnati 2,5 miliardi di euro per strade e treni, 12 miliardi di euro dei cosiddetti fondi strutturali per aiutare le regioni più povere ed è stata data la luce verde per 8,5 miliardi di euro di spesa nazionale». Nessun impedimento europeo alla ristrutturazione e all'ammodernamento delle strutture.

 

Non è tutto. La Commissione, stavolta per bocca del portavoce Christian Spahr, ha un altro paio di cose su cui vuole «fare chiarezza. Dall'Europa - ricordano al Viminale - sono arrivati investimenti e incoraggiamenti» sulle opere di trasporto. Su cui l'Italia, contrattaccano da Bruxelles, ha mani libere: «Le regole fiscali concordate lasciano flessibilità a ogni Stato membro per fissare specifiche priorità politiche, e queste possono essere lo sviluppo e la manutenzione delle infrastrutture».

 

il palazzo della commissione europea a bruxelles

Quella lingua d' asfalto crollata sul Polcevera fa parte sì del network di trasporto transeuropeo (Tent). Ma «è gestito da un operatore privato: è il concessionario - sottolinea il governo europeo - ad avere la responsabilità sulla sicurezza e il mantenimento della strada». Il suggerimento a Roma è di guardare in casa propria e di non cercare nell' Europa un capro espiatorio. Soprattutto dopo il maxi investimento da 8,5 miliardi di euro approvato dalla Commissione per le autostrade italiane meno di un anno fa. Altro che vincoli di bilancio: «Anche nell' ambito del Patto di stabilità - dice Spahr - c' è flessibilità. E l'Italia è stato uno dei principali beneficiari».

 

2 - QUEI MILIARDI EUROPEI PER LE INFRASTRUTTURE CHE L' ITALIA DA ANNI FA FATICA A SPENDERE

Claudia Voltattorni per il “Corriere della Sera”

 

FONDI EUROPEI

Milioni e milioni di euro a disposizione. Da spendere per nuove strade, autostrade, linee ferroviarie, per esempio. Fondi studiati per migliorare e ammodernare ogni Paese dell' Unione Europea. E anche per realizzare una grande rete di trasporti capace di collegare tutti gli Stati. E aiutare soprattutto le aree più in difficoltà. Soldi che ci sono, che sono previsti e che però vanno utilizzati, altrimenti si rischia di perderli.

 

Basti pensare che per il periodo 2014-2020 l' Italia ha diritto a 44,6 miliardi di fondi Ue, ma dei vari finanziamenti a disposizione finora ha speso solo piccole percentuali, con una media che raggiunge il 5%.

 

nicola rossi

Qualche esempio: degli oltre 21 miliardi del Fondo per lo sviluppo regionale (Fesr), 1 miliardo e 382 milioni è per le infrastrutture (un altro miliardo è invece per i trasporti), ma nel 2017 solo il 3% è stato speso, anche se il 71% è comunque stato assegnato. La maggior parte è stato destinato alle regioni del Sud - Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia - dove, con altri fondi nazionali, viene finanziato il Programma operativo nazionale (Pon) Infrastrutture e Reti, cioè il potenziamento delle linee ferroviarie dello snodo di Palermo e Napoli, o l' adeguamento della linea tirrenica Battipaglia-Reggio Calabria, o il potenziamento del porto di Salerno. A che punto sono i lavori? A buon punto, sembra: 57 interventi sono stati ammessi e il 79% dei progetti iniziati sono conclusi. Però solo il 7% è stato effettivamente liquidato.

 

Sempre per quanto riguarda il Fesr, nel 2017, degli oltre 21 miliardi a disposizione, ne è stato speso solo il 10%, la media europea è del 16%. «Ma è proprio la natura dei fondi strutturali a renderli impossibili da spendere», interviene Nicola Rossi, economista e presidente dell' Istituto Bruno Leoni: «Nel nostro Paese quelle cifre non potranno essere mai spese, è impossibile far gestire alle Regioni infrastrutture sovraregionali».

 

FONDI EUROPEI

La ferrovia Napoli-Bari «è una questione sovranazionale, non riguarda solo Campania e Puglia e una volta che si decide di farla non può essere lasciato tutto solo alle due Regioni». Meglio, invece «decidere a livello nazionale», un sistema anche per velocizzare e riuscire a realizzare progetti di più ampio respiro. Come è successo in Polonia, Spagna e Portogallo: «Loro - dice ancora Rossi - hanno capito come utilizzare i fondi europei e lo stanno facendo per grandi progetti che ammodernano il Paese».

 

Nel caso italiano, invece, spesso quando si avvicina la scadenza dei temini per partecipare ai bandi e si rischia di perdere i finanziamenti ecco spuntare i cosiddetti «progetti sponda», piccole opere a livello locale tenute nel cassetto pronte a essere tirate fuori all'ultimo momento disponibile pur di ottenere qualche soldo europeo.

 

TAV TORINO LIONE

Ma l'Europa ha bisogno di pensare in grande e per realizzare una rete transeuropea nei trasporti, nell' energia e nelle telecomunicazioni c'è il Cef, Connecting Europe Facility, che mette a disposizione 24 miliardi di euro per i trasporti favorendo investimenti per progetti a livello europeo avvalendosi anche di finanziamenti privati. Ed entro il 2030 sono previsti 750 miliardi di fondi per la Rete di trasporto transeuropea (TEN-T). Dai fondi Cef arrivano i 481 milioni per la Tav Torino-Lione e i 590 per il nuovo tunnel del Brennero. Ma sono altri già finanziati, tra cui l' hub del porto di Ravenna e il «Gainn4Sea» per lo sviluppo dei porti marittimi dell' Europa meridionale.

Ultimi Dagoreport

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”

giuseppe del deo andrea pignataro spionaggio dossier

DAGOREPORT - IL MISTERO PIGNATARO S’INGROSSA - LO ZAR DEL GRUPPO ION, COLOSSO GLOBALE NEL SETTORE DEI SOFTWARE, DEI DATI FINANZIARI E DEL FINTECH, HA DATO L’ENNESIMA PROVA DI MANTENERE FEDE ALLA SUA OSSESSIONE PER LA RISERVATEZZA - RULLO DI TAMBURI, FIATO ALLE TROMBE: IL 30 APRILE SCORSO “IL MILIARDARIO OSCURO” HA LIQUIDATO L’EX SPIONE DI STATO, GIUSEPPE DEL DEO, DALLA CARICA DI PRESIDENTE ESECUTIVO DI CERVED SPA, CON UNA LETTERINA INVIATA AI “CLIENTI” (CHE PUBBLICHIAMO) - CERTO, LA SOCIETÀ NON È QUOTATA IN BORSA, COME DEL RESTO TUTTE LE AZIENDE DELL’INTRICATISSIMA RETE GLOBALE DI PIGNATARO, E QUINDI NON HA NESSUN OBBLIGO DI ‘’TRASPARENZA’’ - MA LE POLEMICHE POLITICHE E MEDIATICHE SEGUITE ALLO SBARCO DI DEL DEO ALLA CERVED, IL CUI CORE-BUSINESS È LA RACCOLTA, ELABORAZIONE E DISTRIBUZIONE DI INFORMAZIONI ECONOMICO-FINANZIARIE, UTILIZZATE DA BANCHE, AZIENDE E ISTITUZIONI, BEH, RIENTRAVA PER LO MENO NELLA SFERA DELL’OPPORTUNITÀ DARNE COMUNICAZIONE…

francesco gaetano caltagirone giorgia meloni fabrizio palermo elly schlein roma roberto gualtieri

DAGOREPORT – CALTA QUI, CALTA LÀ! -  DALLE PARTI DI VIA DELLA SCROFA E DI PALAZZO CHIGI CAPITA DI CHIEDERSI: “AHÒ, MA CON 'STO CALTAGIRONE CHE CI ABBIAMO GUADAGNATO? BANCHE? ZERO! ASSICURAZIONI GENERALI? ZERO! CONSENSI? LASCIAMO PERDERE: A PARTE LE PRIME TRE PAGINE DE “IL MESSAGGERO”, TUTTO IL RESTO DEL GIORNALE SUONA LA GRANCASSA PER IL SINDACO DI ROMA, IL PIDDINO ROBERTO GUALTIERI, CHE LASCIA CHE SIA CALTARICCONE, CON IL 5,45% DELLE AZIONI, AD ESPRIMERE LA GUIDA DELLA MUNICIPALIZZATA ACEA (L'AD FABRIZIO PALERMO) - UN FATTO CHE FA ARRICCIARE ANCHE IL NASO AD APRISCATOLE ANCHE DI ELLY SCHLEIN, CUI FA SEGUITO LO SCAZZO ALL'INTERNO DEL PD SULLA REALIZZAZIONE DELL'INCENERITORE ANTI-MONNEZZA DELL'ACEA - I “CONSIGLI” DI GUALTIERI A PALERMO DI USCIRE DAL CDA DI MPS (FATTO) E DA QUELLO DI ASSICURAZIONI GENERALI (LETTERA MORTA) - APPUNTAMENTO ALL'ASSEMBLEA DI ACEA DEL 3 GIUGNO...

andrea martella simone venturini venezia sondaggi

DAGOREPORT - LE PREVISIONI FLOP SU VENEZIA SCOPERCHIANO, PER L'ENNESIMA VOLTA, LA FALLA DEL SISTEMA SONDAGGI – I PICCOLI ISTITUTI CHE HANNO EFFETTUATO RILEVAZIONI LOCALI (I GRANDI COSTANO TROPPO PER ELEZIONI COMUNALI), DAVANO PER VITTORIOSO IL DEMOCRATICO ANDREA MARTELLA, CHE INVECE È STATO SCONFITTO AL PRIMO TURNO DAL DESTRORSO SIMONE VENTURINI – COLPA DEL CAMPIONE TROPPO PICCOLO DI INTERVISTATI, UNITO ALL’ALTA VOLATILITÀ DEL VOTO D'OPINIONE E ALLA GRANDE PERCENTUALE DI INDECISI - PESA MOLTO LA DISTANZA ORMAI SIDERALE TRA POLITICA E TERRITORIO (PRIMA I PARTITI AVEVANO IL “POLSO” DELLA COMUNITÀ GRAZIE ALLE SEZIONI LOCALI E ALLE FESTE A SUON DI SBRACIATE, ORA AL MASSIMO SI ACCONTENTANO DEI LIKE E DI QUALCHE COMMENTO SU INSTAGRAM)

venezia elezioni sindaco simone venturini andrea martella elly schlein

DAGOREPORT - LA TRAGEDIA VENEZIANA È L’ENNESIMA CONFERMA DELL'INADEGUATEZZA (PIETOSO EUFEMISMO) DI ELLY SCHLEIN A GOVERNARE LA POLITICA – LA MINCHIATA, LA PIU' MADORNALE, E' STATA LA SCELTA DEL CANDIDATO ANDREA MARTELLA: A VENEZIA SI DIVIDONO TRA CHI NON LO CONOSCE E CHI NON L’HA MAI VISTO; IN QUANTO SENATORE, STA INFATTI PIÙ A ROMA CHE A MESTRE E DINTORNI – AL RESIDUATO BELLICO DEGLI APPARATI DEL NAZARENO, IL CENTRODESTRA HA OPPOSTO SIMONE VENTURINI: UN ASSESSORE, BRACCIO DESTRO DI BRUGNARO, CHE I VENEZIANI DEI CETI MEDI E BASSI, COSÌ COME LA PARTE PRODUTTIVA, CONOSCONO, E BENE - I CASI VENEZI E BIENNALE NON HANNO SPOSTATO VOTI: SE LA “BACCHETTA NERA” FA GIRARE LE GONDOLE AI 50MILA ABITANTI DI VENEZIA, I RESTANTI 150MILA ELETTORI SONO TRA MARGHERA, MESTRE E FAVERO, NON PROPRIO GENTE CHE VA ALLA FENICE - MENTRE DELLA RUSSIFICAZIONE DEL PADIGLIONE DELLA BIENNALE DA PARTE DI BUTTAFUOCO, AL DI LÀ DELLE ÈLITES, GLI ELETTORI SE NE FOTTONO, AVENDO PROBABILMENTE ALTRI PROBLEMI DA FAR QUADRARE NELLA LORO VITA QUOTIDIANA...