miguel diaz canel e castro

MA QUALE CONTRO-REVOLUCIÓN - A CUBA FINISCE L'ERA CASTRO, CON L'89ENNE RAÚL CHE VENERDÌ LASCIA LA PRESIDENZA DEL PARTITO DOPO AVER MOLLATO LA GUIDA DEL PAESE: DOPO DI LUI MIGUEL DÍAZ-CANEL, CHE PERÒ PROMETTE CONTINUITÀ E QUALCHE TIMIDA RIFORMA - ALL'AVANA TUTTO CAMBIA PERCHÉ NULLA CAMBI: IL DISSENSO INTERNO, LA CRISI DOVUTA ALL'EMBARGO E ALLA PANDEMIA, L'INFLAZIONE SCHIZZATA DOPO LA RIFORMA MONETARIA...

Sara Gandolfi per il "Corriere della Sera"

 

raul castro lascia

A Cuba finisce l'era Castro, 62 anni dopo l'ingresso trionfale dei barbudos all'Avana. L'89enne Raúl va in pensione e lascia ufficialmente la politica. L'annuncio è programmato per venerdì, all'apertura dell'VIII Congresso del Partito Comunista, quando Raúl l'eterno secondo, rimasto il più possibile nell'ombra perfino dopo esser rimasto solo al comando, si dimetterà dalla presidenza del Pcc, tre anni dopo aver lasciato quella dello Stato.

 

raul castro

E se Raúl non è mai stato carismatico e onnipresente quanto il fratello maggiore e «líder máximo» Fidel - «non mi piace comparire in pubblico, eccetto quando è necessario», ammise una volta - l'uomo che ha da tempo preso le redini del Paese, il sessantenne Miguel Díaz-Canel, lo è ancor meno.

 

raul e fidel castro

È il successore designato pure ai vertici del partito, ma tra i giocatori di domino nel Parque Central de la Habana Vieja - uno dei pochi luoghi di libera discussione sui segreti movimenti di Palazzo - gira voce che potrebbe scattare nei prossimi mesi una lotta per la leadership. O farsi più dura la repressione del dissenso, per allontanare ogni illusione di «de-castrizzazione».

 

miguel diaz canel e raul castro

Chi si aspetta aperture democratiche dalla nuova nomenklatura, che non ha mai combattuto sulla Sierra e in gran parte non era neppure nata quando la Revolución trionfò nel 1959, resterà quindi probabilmente deluso. Come nel Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, a Cuba tutto cambia perché nulla cambi.

 

raul castro con miguel diaz canel

#SomosContinuidad è l'ultimo hashtag inventato da Díaz-Canel, che usa spesso Twitter e YouTube. Dopo l'auto-pensionamento dell'ormai malato Fidel, nel 2008, e ancor più dopo la sua morte a novembre 2016, a Cuba sono in effetti successe molte cose. Raúl ha permesso l'uso dei cellulari e dei computer: oggi quasi il 60% dei cubani ha accesso a Internet, benché la linea resti debole.

 

raul castro e miguel diaz canel

Ha abolito i visti di uscita per l'estero, ha riallacciato le relazioni diplomatiche con gli Usa e stretto la mano a Barack Obama dandogli il benvenuto all'Avana. Soprattutto, ha dato il via alla liberalizzazione economica, autorizzando la piccola imprenditoria privata e spalancando le frontiere agli investimenti stranieri e perfino alle sfilate di moda sul Malecón.

 

raul castro miguel diaz canel

Non c'era alternativa, dopo la caduta dell'Urss. Ma «non sono stato scelto per far tornare il capitalismo a Cuba», aveva avvertito Raúl nel 2013, annunciando le tappe del suo graduale pensionamento: «Sono stato eletto per difendere e continuare a perfezionare il socialismo».

 

raul castro miguel diaz canel

A lui, leader del «socialismo attualizzato», va dato atto di aver gestito con sapienza il fragile mix di riforme economiche e dirigismo di Stato, dando una spallata alla gerontocrazia. Sembrava pure vicino all'allentamento delle sanzioni Usa, ma con Trump la distensione s'è fermata. Vedremo cosa accadrà con Biden, che ha chiarito di non considerare Cuba «una priorità».

 

RAUL CASTRO

Quest'anno il governo di Díaz-Canel ha avviato nuove riforme, aprendo ancor più ai privati. Ma la repressione contro il dissenso interno non si è affievolita. Anzi. Il Pcc ha promesso pugno di ferro contro «la sovversione politico-ideologica» sui social - preoccupato, pare, anche del successo del video musicale «Patria y vida», un reggaeton che fa il verso all'iconico «Patria y muerte» di Fidel Castro - mentre la polizia ha affrontato con durezza le recenti proteste di artisti e intellettuali riuniti nel Movimiento de San Isidro.

 

obama michelle e raul castro alla partita

Qualcuno vede ancora lo zampino di Raúl, che certo non finirà in plan pijama, come si definisce sull'isola chi subisce le purghe politiche. La sua influenza resterà forte. Semmai è probabile una graduale de-militarizzazione del regime, per far fronte alla crescente crisi economica dovuta all'embargo e alla pandemia, che ha fermato turismo e rimesse dall'estero.

 

raul castro papa francesco bergoglio

Buona parte delle 280 sanzioni imposte da Trump ha preso di mira proprio le società gestite dai generali. Se passeranno in mano ai civili, per aggirare le sanzioni, cambieranno anche gli equilibri.

 

matteo renzi raul castro

Forse non basterà a placare i nervosismi. La riforma monetaria di gennaio ha fatto schizzare l'inflazione, alcuni beni sono aumentati del 500% e il rialzo del salario minimo non ne ha compensato gli effetti. Fuori dai negozi sono tornate le code; la popolazione sbuffa e ascolta «Patria y Vida».

Ultimi Dagoreport

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)