di maio conte

DI MAIO SVELA GLI ALTARINI DI CONTE! LUIGINO SOSPETTA CHE LA POCHETTE DAL VOLTO UMANO ABBIA IL DESIDERIO DI UN PARTITO TUTTO SUO, FOSSE ANCHE DEL 5 PER CENTO, CON ELETTI CHE PUÒ SCEGLIERE E CONTROLLARE, E CHE IL PASSAGGIO INTERMEDIO CHE L'EX PREMIER HA IN MENTE SIA QUELLO DI RITIRARE LA DELEGAZIONE DEI MINISTRI, LASCIANDO SOLO L'APPOGGIO ESTERNO ALL'ESECUTIVO, NELL'ILLUSIONE DI…

Roberto Gressi per il “Corriere della Sera”

di maio conte

 

«Mi attaccano con odio e livore e, invece di fare autocritica, mettono in difficoltà il governo in Europa». Luigi Di Maio mette sul banco degli imputati i dirigenti del suo stesso partito, con in testa quel Giuseppe Conte che proprio lui portò sullo scranno più alto di Palazzo Chigi. «Mi accusano di essere atlantista ed europeista. Lasciatemi dire, da ministro degli Esteri, che davanti a questa terribile guerra rivendico con orgoglio di essere atlantista ed europeista. Ricordo che abbiamo precise responsabilità: in ballo c'è il futuro dell'Italia e dell'Europa».

 

Il manifesto politico Poi Di Maio mette direttamente i piedi nel piatto del confronto che rischia di far fibrillare il governo guidato da Mario Draghi: «La prossima settimana si voterà in Parlamento la risoluzione che l'Italia porterà avanti ai tavoli europei.

Non possiamo permetterci di prendere posizioni contrarie ai valori euro-atlantici: la democrazia, la libertà, il rispetto della persona e la difesa degli Stati». Ancora una stilettata diretta a Conte: «Tutti cerchiamo e vogliamo la pace. Intanto, però, Putin sta continuando a bombardare l'Ucraina e ignora la richiesta della comunità internazionale di sedersi a un tavolo per i negoziati.

CONSIGLIO NAZIONALE DEL M5S

 

L'esercito russo continua a uccidere civili innocenti e blocca i porti e l'export del grano. Rischia di causare una guerra ulteriore, che può generare l'aumento di nuovi flussi migratori incontrollati, anche verso il nostro Paese. Ci serve unità per vincere in Europa la battaglia sul tetto massimo al prezzo del gas, per aiutare le famiglie e le imprese italiane».

Non è, la sua, soltanto una netta presa di posizione in difesa dell'Ucraina e delle alleanze internazionali del Paese, né solo la cartina di tornasole di una battaglia interna al suo partito. È l'approdo di un percorso, una sorta di Manifesto del nuovo Di Maio, che si differenzia e rifiuta di allinearsi alle manovre populiste e disperate di chi, nei 5 Stelle, pensa che si possano recuperare i consensi perduti giocando sul diritto all'autodeterminazione degli ucraini, che resistono all'invasione russa.

E per farlo è disposto non solo a convincere ma anche a combattere perché quelle posizioni arretrino o vengano messe in minoranza.

 

Gli errori ammessi Chi lo incontra per la prima volta ti dice: lo sai? Non è scemo per niente. Che detta così non pare un gran complimento, ma in realtà segnala un guardarlo con nuovi occhi, rispetto al recente passato. Di Maio riconosce gli errori. La richiesta di impeachment per Mattarella, l'innamoramento per i gilet gialli, il poco equilibrio sulla Cina, il giustizialismo della prima ora, la fratellanza con Salvini, la povertà abolita affacciandosi al balcone.

LUIGI DI MAIO - BEPPE GRILLO - GIUSEPPE CONTE

 

Di Maio Luigi, classe 1986, nato ad Avellino e cresciuto a Pomigliano d'Arco, è ora a un bivio che in genere si affronta più avanti nella vita: forse andarsene, o forse essere cacciato, o magari spuntarla, nel Movimento che lo ha cresciuto, quasi come la mamma.

Quando a 26 anni diventa deputato, dà per primo la notizia al padre Antonio, missino di lungo corso, più volte candidato senza fortuna al consiglio comunale di Napoli. «Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala», gli risponde secco e forse un po' scostante Antonio, che probabilmente vede insidiato il suo ruolo di maschio alfa della famiglia. D'altra parte uccidere il padre, metaforicamente s' intende, fa parte di un percorso inevitabile, e non c'è più bisogno di Freud per capirlo. Certo, ora la situazione è cambiata, e ne deve fare fuori un bel po' per non essere a sua volta infilato nella pattumiera della storia, quella che i partiti riservano in genere a chi deraglia dall'ortodossia.

luigi di maio giuseppe conte meme by carli

 

Il bivio Già nel suo libro, Un amore chiamato politica , aveva sintetizzato il suo giudizio su Draghi: «Ci stiamo rimettendo in piedi, giorno dopo giorno». E adesso ha deciso di non stare più zitto, dopo aver dovuto digerire posizioni che lo hanno messo in imbarazzo, soprattutto sulle armi all'Ucraina.

 

È convinto che, se la risoluzione che il Parlamento si prepara a votare non inciamperà in derive filo russe, sarà perché ha smesso di tacere. Intende farsi portatore di una sua visione, e non ha timori a dire che coincide con quella del premier. Pensa che i vertici del movimento si siano chiusi, rifiutando ogni confronto. E quindi si rivolge direttamente agli elettori, coltiva una rete esterna fatta di rapporti sul territorio, dialoga con esponenti del Pd e di Forza Italia, si confronta con i sindaci, Beppe Sala per primo, anche se non è detto che pensi già a un suo partito. Lo vogliono cacciare? Non lo sente come un suo problema, se vogliono espellerlo ci provino. Dentro o fuori che sia dice di sentirsi sereno, perché ora comunica senza lacci le sue idee.

 

Pensa che Conte insegua il desiderio di un partito tutto suo, fosse anche del 5 per cento, con eletti che può scegliere e controllare, e che il passaggio intermedio che l'ex premier ha in mente sia quello di ritirare la delegazione dei ministri, lasciando solo l'appoggio esterno all'esecutivo, nell'illusione di fare meglio così la campagna elettorale. Una deriva che vuole contrastare.

conte di maio

Ultimi Dagoreport

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…

binaghi mezzaroma giampaolo rossi pier silvio berlusconi meloni alcaraz tennis sinner

DAGOREPORT - RAI ALLA DERIVA! DOPO L'OLIMPICA PATACCA-PETRECCA, ARRIVA UN’ALTRA MAZZATA PER TELE-MELONI: GIAMPAOLO ROSSI E CAMERATI RIESCONO NELL’IMPRESA DI PERDERE LE FUTURE PALLETTATE TRA SINNER E ALCARAZ: I DIRITTI IN CHIARO PER LE ATP FINALS DAL 2026, INFATTI, LI HA ACQUISTATI MEDIASET - DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO? L'ESECUTIVO AVEVA POSTO AL PRESIDENTE DELLA FITP COME CONDIZIONE PER OTTENERE I 100 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI DI CONDIVIDERE CON “SPORT E SALUTE” LA GESTIONE DELLE ATP FINALS - LA SEDE DI TORINO CONFERMATA SOLO FINO AL 2026. POI... - VIDEO

giorgia meloni monica maggioni giampaolo rossi sigfrido ranucci bruno vespa report

DAGOREPORT - PER LEVARSELO DAI PIEDI QUEL ROMPICOJONI DI SIGFRIDO RANUCCI, L’ARMATA BRANCA-MELONI DEVE PORTARE UN PO’ DI PAZIENZA - E’ VERO CHE PORTANDO SUL GROPPONE 64 PRIMAVERE, IL CONDUTTORE DI “REPORT” PER RAGGIUNGERE L'ETÀ PENSIONABILE, FISSATA A 67 ANNI E 1 MESE PER I DIPENDENTI RAI, HA ANCORA DAVANTI TRE ANNI DI "REPORT" PER SCODELLARE INCHIESTE INVESTIGATIVE SULLE MAGAGNE INFINITE DEL POTERE, DA UNA PARTE - DALL’ALTRA, RANUCCI HA ACCUMULATO UNA TALE QUANTITÀ DI GIORNI DI FERIE NON GODUTE CHE TELE-MELONI NON PERDERÀ LA GOLOSA OCCASIONE DI INVITARLO AL PENSIONAMENTO NELLA PRIMAVERA DEL 2027, PROPRIO ALLA VIGILIA DELL’ELEZIONI POLITICHE – DI SICURO, TELE-MELONI NON OFFRIRA' UN PROVVIDENZIALE CONTRATTO DI COLLABORAZIONE ESTERNA CHE TRASFORMA IL GIORNALISTA MAGICAMENTE IN UN “ARTISTA”, COM'È SUCCESSO ALL’81ENNE BRUNO VESPA E A MONICA MAGGIONI...