michele prestipino luca palamara piercamillo davigo sergio mattarella

LA MALEDIZIONE DELLA PROCURA DI ROMA - IL DESTINO DI PRESTIPINO, ORA CHE IL TAR DEL LAZIO HA ANNULLATO LA SUA NOMINA, È NELLE MANI DI MATTARELLA, CAPO DEL CSM, CHE NE PARLERÀ CON IL SUO VICE ERMINI: NESSUNO SA COME USCIRNE - PALAMARA, CHE PER LE MANOVRE INTORNO A QUELLA NOMINA È STATO RADIATO DALLA MAGISTRATURA E ORA SI PREPARA A RICORRERE IN CASSAZIONE PER RIOTTENERE LA TOGA, VA ALL’ATTACCO: “DAVIGO SPIEGHI IL DIETROFRONT SU VIOLA”

1 - PALAMARA ADESSO SFIDA DAVIGO «SPIEGHI IL DIETROFRONT SU VIOLA»

Luca Fazzo per "il Giornale"

 

luca palamara

«Secondo la mia visione a Roma doveva arrivare un procuratore che non provenisse dall' esperienza professionale romana. Io e Davigo già da marzo pensavamo che Marcello Viola fosse la persona più adatta».

 

A parlare, interrogato il 3 novembre dai difensori di Luca Palamara, è Sebastiano Ardita: all' epoca dei fatti braccio destro di Davigo nella guida di Autonomia e Indipendenza, la corrente fondata dall' ex pm.

 

È un verbale che racconta bene quanto e perché Davigo fosse deciso a portare Viola alla Procura di Roma. Ma non spiega perché, dopo l' esplosione del caso Palamara, Davigo fece retromarcia, abbandonò Viola e votò Michele Prestipino: ovvero l' unico candidato che lavorava già a Roma, esattamente il contrario del criterio che aveva portato a votare Viola.

MICHELE PRESTIPINO

 

Ora che il Tar del Lazio ha annullato la nomina di Prestipino e ha ordinato al Consiglio superiore della magistratura di rifare tutto, la ricostruzione del dietrofront di Davigo sarebbe interessante per capire le dinamiche che hanno attraversato la lotta tra le correnti del Csm intorno alla scelta del procuratore di Roma.

 

Ed è una ricostruzione che inciderà anche sulla sorte di Palamara, che per le manovre intorno a quella nomina è stato radiato dalla magistratura, ma che si prepara a ricorrere in Cassazione per riottenere la toga. Se tutti tramavano intorno a Roma, dirà Palamara, perché devo andarci di mezzo solo io?

PIERCAMILLO DAVIGO

 

Oltretutto la sentenza del Tar del Lazio dice che il candidato sostenuto da Palamara e da Davigo (ma anche dal Pd e persino dal Quirinale), ovvero Viola, aveva tutti i numeri per aspirare alla carica.

 

A questo si riferisce Palamara, quando l' altro ieri invita Davigo a spiegare «ai magistrati e agli italiani» il perché della retromarcia. «Mi chiedo ancora oggi se fu una sua autonoma scelta», dice Palamara.

 

In attesa della risposta di Davigo, qualche lume può venire dai verbali della quinta commissione del Csm. A maggio del 2019, Viola prende i voti di Davigo, del togato di destra Lepre e dei consiglieri grillino e leghista, Gigliotti e Basile. La sinistra vota il procuratore di Palermo Lo Voi, mentre Unicost, la corrente di Palamara, vota il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo.

marcello viola procuratore generale firenze

 

Il mese dopo, esplode il caso Palamara.

Viola non c' entra niente, non è indagato, il suo numero di telefono non compare nelle chat, Palamara non lo ha votato. Ma l' occasione per farlo fuori è troppo ghiotta. Davigo, si dice anche su pressione di Area, la corrente di sinistra, lo scarica.

 

Ma le sorprese non sono finite. Francesco Lo Voi, che pochi mesi prima era il candidato della sinistra, viene bruscamente abbandonato. In commissione il consigliere di Area si astiene, in plenum la sinistra converge a sorpresa sull' outsider Prestipino che diventa procuratore.

francesco lo voi 1

 

Cosa è accaduto nel frattempo? Che anche contro Lo Voi sono entrati in funzione quelli che Palamara chiama i «cecchini», gli spargitori di veleni contro i candidati troppo forti. Un bel mondo.

 

2 - DUELLO SULLA PROCURA, PALLA AL CSM PRESTIPINO IN POLE PER RICONFERMA

Liana Milella Maria Elena Vincenzi per "la Repubblica"

 

Il Tar del Lazio ha bocciato la nomina di Michele Prestipino al vertice della procura di Roma, ma al Csm fonti autorevoli rivelano che potrebbe prevalere la linea di riconfermare la sua nomina, e anche in tempi stretti. Per la semplice ragione che un ufficio importante come quello di piazzale Clodio non può restare acefalo.

 

cosimo maria ferri

Il rischio è concreto, in quanto le sentenze del Tar, una volta notificate, diventano subito esecutive. E sia il procuratore generale di Firenze Marcello Viola, sia il capo della procura di Palermo Franco Lo Voi - i cui titoli per il Tar sarebbero prevalenti su quelli di Prestipino per la qualifica (lui procuratore aggiunto, loro già procuratori) e per l'esperienza in tema di mafia - potrebbero chiedere di eseguire le sentenze immediatamente.

 

Quasi fosse una maledizione, al Csm si riapre il destino della procura di Roma che è già costato all'ex pm Luca Palamara la rimozione dalla magistratura. Perché è proprio dalla cena all'hotel Champagne - dove il 6 maggio 2019 Palamara trattava con due politici del Pd, Luca Lotti e Cosimo Maria Ferri ( lì nella veste di potente toga di Magistratura indipendente) e 5 toghe del Csm la scelta del futuro procuratore - che bisogna partire per capire come si arriva a Prestipino.

sergio mattarella e mario draghi

 

Il 23 maggio 2019 la commissione per gli incarichi direttivi del Csm sceglie Viola. Per lui 4 voti su 6, uno a Lo Voi e uno a Creazzo, il procuratore di Firenze di cui il Tar boccia il ricorso.

 

Scoppia il caso Palamara, diventano pubbliche le chat, emergono i dettagli dell'hotel Champagne, si blocca la nomina del procuratore di Roma su cui si torna solo il 4 marzo 2020, quando il plenum sceglie Prestipino, il procuratore aggiunto che, dal pensionamento di Giuseppe Pignatone (l'8 maggio 2019) ha retto la procura.

 

giuseppe pignatone

Viola, Lo Voi e Creazzo scompaiono dai radar. Vince il candidato che ha presentato il miglior progetto di lavoro, è già aggiunto, lo è stato a Reggio Calabria e Palermo, conosce perfettamente la criminalità romana. Ma al Tar non basta. Per i giudici amministrativi i titoli di Viola e Lo Voi sono più forti. E poi il Csm non ha motivato a sufficienza la nomina di Prestipino, e non ha spiegato perché ha accantonato Viola.

 

Adesso il Csm - dove l'ufficio studi, in prima istanza, riesaminerà il caso - potrebbe rimettere in sella Prestipino spiegando meglio perché privilegia lui a discapito degli altri due. In alternativa, se su questa via non si dovesse formare una sufficiente maggioranza, resta il ricorso al Consiglio di Stato.

procuratore giuseppe creazzo

 

Ai giudici di palazzo Spada - cui potrebbe rivolgersi anche Prestipino - il Csm dovrebbe chiedere la sospensione cautelare delle sentenze del Tar, così da consentire al procuratore di Roma di restare al suo posto in attesa della decisione finale.

 

La sentenza del Tar ha rimesso in gioco Viola e Lo Voi che ambiscono a guidare piazzale Clodio Adesso sarà l'ufficio studi di palazzo dei Marescialli a dover affrontare la questione.

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...