matteo salvini svapo day

MANOVRA SVAPATA – IL GOVERNO ALZA LE ACCISE SULLE SIGARETTE MA GRAZIA I PRODOTTI LEGATO ALLO SVAPO: LA TASSAZIONE RESTA AL 15%. CON GROSSA SODDISFAZIONE DELLA LEGA, CHE È MOLTO SENSIBILE AL TEMA, IN ASSE CON LA LOBBY DEL SETTORE: SALVINI NEL 2014 PARTECIPÒ ALLO “SVAPO DAY” E FU RICAMBIATO DALLA “VAPORART”, SOCIETÀ LOMBARDA DI E-CIG, CHE HA FINANZIATO IL CARROCCIO CON 50MILA EURO

Stefano Iannaccone per “Domani”

 

MATTEO SALVINI ALLO SVAPO DAY

Dalla manovra del governo Meloni arriva lo sconto sulle aliquote delle sigarette elettroniche, nonostante la necessità di reperire risorse economiche.

 

Per la soddisfazione della Lega, che sul tema è sempre stata in prima linea, in asse con la lobby del settore. Così, mentre le sigarette tradizionali diventeranno un vizio sempre più costoso, con un balzello compreso tra 15-20 centesimi a pacchetto, i «prodotti succedanei da fumo» ottengono, stando al contenuto della prima bozza della Legge di Bilancio, dei benefici sulle accise, trasformandosi in un incentivo al consumo e quindi al passaggio dalla sigaretta tradizionale a quella elettronica, nelle sue varie forme.

juul sigarette elettroniche 4

 

STOP AGLI AUMENTI

Nell’articolo di legge della Manvora, dedicato ai tabacch,i viene definitivamente sterilizzato l’aumento della tassazione per i prodotti legati allo svapo.

 

Dal 1° gennaio l’accisa per le e-cig sarebbe salita al 25 per cento, mentre con l’eventuale via libera del testo della manovra resta al 15 per cento.

 

Stessa dinamica per i prodotti senza nicotina per i quali sarebbe scattato un incremento della tassazione fino al 20 per cento: con le nuove disposizioni non si sposterà, invece, dall’attuale 10 per cento.

 

sigaretta elettronica 2

Ma non è la prima volta che avvengono operazioni simili intorno alla tassazione sulle sigarette elettroniche. Con il decreto Sostegni bis, varato dal governo Draghi, era stato introdotto un taglio alle aliquote: dal’1° gennaio al 31 luglio 2021, infatti, erano al 10 e al 15 per cento, ma da agosto dello stesso anno sono state portate al 5 e al 10 per cento, immaginando un successivo, quanto graduale, aumento fino alla soglia del 25 e del 20 per cento, nel 2023 appunto, per dare il tempo al settore di organizzarsi.

 

sigaretta elettronica 1 PH VAPING360.COM

L’esecutivo presieduto da Meloni è di nuovo intervenuto in senso ribassista. Discorso leggermente diverso per i «tabacchi da inalazione senza combustione», il cosiddetto tabacco riscaldato, con un trend di iniziale calo delle accise e di aumento per il futuro: dal nuovo anno era previsto il passaggio delle accise dal 35 al 40 per cento.

 

L’incremento è stato frenato: dal 2023 saliranno sì, ma solo al 36,5 per cento, per raggiungere il 38 per cento nel 2024 e il 39,5 per cento nel 2025. Stando a quanto si legge nella manovra, solo nel 2026 sarebbe raggiunta – e superata –  la soglia attualmente prevista, toccando il 41 per cento. Certo, al vaglio resta la possibilità di incrementare, per tutti i prodotti relativi al tabacco, l’onere fiscale complessivo. Ma con una evidente discrepanza tra sigarette ed e-cig.

VAPORART

 

LEGA PER LO SVAPO

La misura così com’è, sempre ammesso che venga confermata nelle successive bozze, fa senz’altro felice la Lega, da sempre vicina a questo tipo di industria.

 

Salvini nel 2014, quando era ancora eurodeputato, sostenne lo svapo day, la mobilitazione avviata contro un progetto di legge che voleva portare la tassazione al 58 per cento.

MATTEO SALVINI ALLO SVAPO DAY

 

E da allora il segretario federale leghista è stato sempre al fianco degli operatori del settore. Quando l’Organizzazione mondiale della sanità ha denunciato i pericoli per la salute provocati dalle e-cig, Salvini evocò addirittura possibili pressioni delle multinazionali del tabacco.

 

UN RADUNO DI SVAPATORI LE SIGARETTE ELETTRONICHE COOL

Così come a ogni tentativo di ritocco delle accise, la Lega ha fatto scudo. Il supporto politico del partito di Salvini è stato anche ricambiato sotto forma di donazioni, secondo quanto previsto dalla legge in vigore, di qualche azienda del comparto.

 

Durante la campagna elettorale, infatti, la società lombarda Vaporart ha finanziato con 50mila euro la Lega, come riportato dalla documentazione depositata in parlamento, secondo quanto prescritto dalla Spazzacorrotti.

 

SOSTEGNO RECIPROCO

VAPORART

La Vaporart è una società in crescita, gestita da Gianluca Giorgetti e Stefano Giorgetti (omonimi del ministro); quest’ultimo ricopre il ruolo di amministratore della società in cui c’è anche la partecipazione minoritaria dell’istituto bancario Unione fiduciaria e della Aromatika, altra società milanese.

 

Stefano Giorgetti è anche vicepresidente di Anafe, l’associazione nazionale produttori fumo elettronico aderente a Confindustria ed uno dei più attivi e riconosciuti rappresentanti del settore.

 

sigaretta elettronica x

Il legame tra Vaporart e la Lega è peraltro di vecchia data: nel luglio 2020 era arrivata un’altra donazione da 20mila euro. Insomma, tutto legittimo e trasparente, ma anche una conferma che gli esponenti più importanti del settore abbiano individuato una sponda politica in Salvini.

 

Peraltro, sempre in campagna elettorale, nelle casse leghiste sono affluiti altri 5mila euro dalla bestbuying, sito di e-commerce che però sponsorizza principalmente portali che vendono prodotti legati allo “svapo”.

 

sigarette elettroniche jpegUN RADUNO DI SVAPATORI LE SIGARETTE ELETTRONICHE COOL

Ultimi Dagoreport

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO SENZA LIMITISMO, SI AVVICINA SEMPRE PIÙ ALLA SOGLIA DELL’IMPLOSIONE - AL ROSARIO DI FAIDE ALLA FIAMMA, ORA SI AGGIUNGE UN’ALTRA ROGNA DI NOME FABIO RAMPELLI, FONDATORE NELLE GROTTE DI COLLE OPPIO DELLA SEZIONE “I GABBIANI”, CHE AGLI INIZI DEGLI ANNI ‘90 HA SVEZZATO, TRA CANTI DEL CORNO E ANELLI MAGICI, L’ALLORA QUINDICENNE GIORGIA CON LA SORELLINA ARIANNA, FAZZOLARI, MOLLICONE, GIULI, LOLLOBRIGIDA, ROSSI, SCALFAROTTO E MOLTI ALTRI CAPOCCIONI OGGI AL POTERE – MITO RINNEGATO DI MELONI, CHE HA PREFERITO CIRCONDARSI DI YES-MEN, RAMPELLI OGGI SI AUTOCANDIDA A SCENDERE IN CAMPO NELLA PRIMAVERA DEL ’27 CONTRO IL BIS CAPITOLINO DI ROBERTINO GUALTIERI - E ORA CHE FARANNO ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI E VIA DELLA SCROFA CHE LO VEDONO COME IL FUMO NEGLI OCCHI? CONTINUERANNO A SBATTERE LA PORTA IN FACCIA AL LORO EX IDEOLOGO DI COLLE OPPIO? 

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)