alfredo mantovano alessandro monteduro pietro parolin

IL MELONIANO D’OLTRETEVERE – IL COMPITO COMPLICATO DI TENERE I RAPPORTI TRA GOVERNO E VATICANO SPETTA AD ALFREDO MANTOVANO, L'UNICO A DESTRA CHE PUO’ PERMETTERSI DI ALZARE LA CORNETTA E SENTIRE IL SEGRETARIO DI STATO, PIETRO PAROLIN – AL FIANCO DEL SOTTOSEGRETARIO, OPERA IL SUO COLLABORATORE (E ORA CAPO DI GABINETTO) ALESSANDRO MONTEDURO: “NON SI MUOVE FOGLIA NEGLI UFFICI DI MANTOVANO SENZA CHE LUI NON LO SAPPIA” – MA NEANCHE IL “GIANNI LETTA” DELLA DUCETTA È RIUSCITO A EVITARE LA ROTTURA CON I VESCOVI SU AUTONOMIA, MIGRANTI, IUS SCHOLAE…

Estratto dell’articolo di Stefano Iannaccone per “Domani”

 

alfredo mantovano giorgia meloni

Ufficialmente è l’autorità delegata ai servizi, oltre che sottosegretario con pieni poteri alla presidenza del Consiglio. Alfredo Mantovano ha anche una delega invisibile, impossibile da mettere nero su bianco. È lui a tenere i rapporti, coltivati con pazienza quando era lontano dai riflettori, con la chiesa e il mondo cattolico in generale. Sono stati preziosi in questa direzione gli anni da vicepresidente al centro studi Livatino, il think tank che ha fatto da raccordo tra la politica e il mondo cattolico.

 

[…]  Mantovano è infatti l’asso di Giorgia Meloni sul tavolo del dialogo con il Vaticano, una missione che risulta semplice su alcune questioni-chiave come il no all’eutanasia, alla gestazione per altri, la stretta sull’aborto e le politiche per la natalità, argomento chiave nella narrazione del governo benché nella traduzione pratica si veda poco.

 

pietro parolin alfredo mantovano

[…]

 

Fatto sta che Mantovano non ha bisogno di ambasciatori per parlare con i vertici ecclesiastici. Il suo interlocutore principale è direttamente il segretario di Stato, Pietro Parolin. Non fa anticamera e quando c’è la necessità di un confronto il colloquio è franco e diretto. Mentre un altro profilo che ha buon vicinato con l’esecutivo è il cardinale Pierbattista Pizzaballa, molto ascoltato a palazzo Chigi per il suo impegno in Medio Oriente in qualità di patriarca di Gerusalemme.

 

alessandro monteduro

Ma nell’“operazione chiesa” c’è anche un’altra figura-chiave: Alessandro Monteduro. Non è un politico di professione ed è perciò poco noto alla ribalta mediatica. Gentile nei modi e disponibile all’ascolto, è fidatissimo collaboratore di Mantovano a palazzo Chigi. «Non si muove foglia negli uffici di Mantovano senza che lui non lo sappia», dice chi li conosce.

 

A maggio è arrivata pure una promozione sul campo sia come mansioni sia dal punto di vista della remunerazione: da consigliere politico e per la sicurezza è diventato capo di gabinetto dell’autorità delegata con annesso incremento dello stipendio. Da 80mila euro all’anno la somma è salita 200mila euro in totale, un balzo superiore al 100 per cento che lo ha reso tra i più pagati nello staff del governo.

 

giorgia meloni alfredo mantovano

La carriera di Monteduro è legata a doppio filo all’impegno cattolico: è ex presidente di Aiuto alla chiesa che soffre (Acs), un’organizzazione impegnata a sostenere la chiesa nei paesi in cui la libertà religiosa è sotto attacco. La sede è in Vaticano e così è facile intuire quanto Monteduro sia di casa nelle stanze di Oltretevere.

 

L’Acs […]  con Ratzinger è diventata fondazione di diritto pontificio. Un riconoscimento in linea con il pontificato del predecessore di Francesco, particolarmente attento alle persecuzioni dei cristiani. Con l’arrivo del nuovo pontefice Monteduro non ha comunque perso posizioni. Anzi.

 

Se Mantovano è quindi il braccio operativo del governo, l’ex presidente di Acs (ha lasciato l’incarico da oltre un anno) è lo sherpa delle relazioni con la chiesa. La cinghia di trasmissione tra Mantovano e Monteduro ha comunque funzionato bene negli ultimi mesi. Un esempio è stato il G7 organizzato a Borgo Egnazia.

 

alfredo mantovano foto di bacco

Il sottosegretario ha infatti tessuto la tela per portare papa Francesco in Valle d’Itria, facendo leva anche su quella che è una simpatia umana tra Meloni e Bergoglio. Certo, la parte burocratica dell’appuntamento di giugno è toccata a Elisabetta Belloni, in qualità di sherpa dell’evento, ma l’aspetto diplomatico – il dietro le quinte – è stato un compito affidato all’uomo di Meloni per il Vaticano.

 

L’unico considerato affidabile e davvero preparato. Non è un mistero che da Oltretevere, si faccia sempre più fatica a individuare esponenti politici cattolici inseriti nei meccanismi di poteri.

 

Mantovano è uno dei pochi superstiti, per questo è l’unico vero pontiere con i vertici della Santa sede. A destra, per il resto, c’è poco altro. Ci sarebbe il presidente della Camera, Lorenzo Fontana. Ma ha un’altra storia di vicinanza all’associazionismo conservatore.

 

alessandro monteduro

[…]  La ministra della Famiglia, Eugenia Roccella, è vicina alla galassia dei pro-vita, all’associazionismo più conservatore del cattolicesimo, che in questo momento non sembra avere troppo peso all’interno delle gerarchie ecclesiastiche. Roccella non sembra godere di particolari entrature per farsi ambasciatrice dell’esecutivo ai piani alti del Vaticano. […]

 

Chi invece conserva una certa aura è Maurizio Lupi, il quarto leader della coalizione, inevitabilmente oscurato dalla triade Meloni-Tajani-Salvini. L’ex ministro delle Infrastrutture ha sempre coltivato il dialogo con monsignor Rino Fisichella. Tra i due il rapporto è sempre stato molto stretto e continua a esserlo.

 

antonio tajani con il cardinal matteo maria zuppi al raduno degli scout a verona

Ma appunto sono figure che restano sullo sfondo perché - quando dal Vaticano cercano il governo - bussano alla porta di Mantovano. E di nessun altro.

 

Ma se con la Santa sede l’intesa è sostanzialmente positiva, al netto di alcune divisioni come quelle sulle politiche di accoglienza, il versante strettamente italiano è una strettoia: il confronto con la Conferenza episcopale italiana è sempre più teso. In questo caso Mantovano non ha lo stesso tocco magico che può vantare nella relazione con Parolin.

 

Il presidente della Cei, Matteo Maria Zuppi, ha assunto una postura molto critica verso il governo. Nella maggioranza c’è chi lo definisce – ironicamente ma non troppo – un esponente dell’opposizione. L’affondo sull’autonomia differenziata è una ferita aperta.

 

matteo maria zuppi foto mezzelani gmt6

Nelle ultime settimane il messaggio è stato rilanciato: «Non ci hanno preso sul serio», ha scandito Zuppi. Le tensioni sono cresciute pian piano, visto che su alcuni dossier, come quello dei migranti, la differenza di posizione è nelle cose.

 

Tuttavia, l’incomprensione è aumentata all’inizio di quest’anno, proprio per una decisione di Mantovano. Il sottosegretario ha puntato a rafforzare la devoluzione dell’8 per mille allo stato con lo scopo di potenziare le politiche antidroga. Si tratta di uno dei vessilli politici del fedelissimo di Meloni, che ha spinto per rafforzare il dipartimento a palazzo Chigi.

 

alfredo mantovano conferenza programmatica di fdi a pescara

Una strategia che alla Cei è rimasta indigesta. In un incontro in primavera tra Zuppi e Mantovano, alla presenza della premier, c’è stato lo strappo definitivo. Fonti vicine al governo hanno riportato le ire di Meloni rispetto ai vescovi a suo dire troppo attenti all’8 per mille. Da allora è calato il gelo. La missione del sottosegretario è diventata quella di limitare i danni. Ed evitare di far apparire il governo troppo distante dai vescovi.

alessandro monteduroPATRIZIA SCURTI E ALFREDO MANTOVANO ALLA CONFERENZA STAMPA DI FINE ANNO DI GIORGIA MELONI

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte giorgia meloni elly schlein

DAGOREPORT – SCHLEIN E CONTE SE LE DANNO DI SANTA RAGIONE, SCIORINANDO UNA MINCHIATA DOPO L'ALTRA – PEPPINIELLO SCRIVE UNA LETTERA A “REPUBBLICA” NELLA QUALE, PRENDENDO FISCHI PER FIASCHI, RINNEGA LA ''CULTURA WOKE'': UN CALCIONE A ELLY, CHE HA COSTRUITO LA SUA ASCESA POLITICA SUL WOKISMO – PER FAR CAPIRE A CONTE CHE LA PRIMA VOCE DEL CENTROSINISTRA E' IL LEADER DEL MAGGIORE PARTITO, ANCHE ELLY SCRIVE A "REPUBBLICA" PER INVITARE MELONI A CERCARE INSIEME SOLUZIONI PER LA CRISI ENERGETICA - UNA MOSSA CHE SI È RIVELATA UN DOPPIO BOOMERANG: LA DUCETTA FURBETTA L’HA SBERTUCCIATA E CONTE, COME REAZIONE, HA INGRANATO LA QUINTA SULLO STOP AGLI AIUTI ALL’UCRAINA - E NESSUNO DEL PD GLI HA REPLICATO CHE IL NOSTRO SOSTEGNO A KIEV, DAL 2022 A OGGI, E' STATO DI TRE MILIARDI, CIOE' 50 EURO PRO-CAPITE PER OGNI ITALIANO. UNA CIFRA NOTEVOLMENTE PIÙ BASSA DEI 230 EURO PRO CAPITE DELLA GERMANIA O DEI 206 EURO DELLA GRAN BRETAGNA, MA ANCHE DEI 90 EURO DELLA FRANCIA... 

maria rosaria boccia sigfrido ranucci

IL LIBRO DI MARIA ROSARIA BOCCIA SU RANUCCI E’ UN LIBRO…SULLA BOCCIA – L’EX AMANTE DI SANGIULIANO ESCLUDE OGNI FORMA DI RELAZIONE SENTIMENTALE CON L’EX CONDUTTORE DI “REPORT” MA SCRIVE: “NON SO SE, IN QUALCHE MOMENTO, SIGFRIDO MI ABBIA CORTEGGIATA” - E LO SFOTTE PURE: “E’ UN SUPERMAN CHE AVREBBE AVUTO BISOGNO DI MANUTENZIONE”. LA DESCRIZIONE DELLA POLEMICA SULLA LOBBY GAY CON CERNO E GILETTI. LEI GLI CHIEDE: “VADO DA FORMIGLI IL GIOVEDÌ OPPURE DA GILETTI IL LUNEDÌ?” E LUI SUGGERISCE IL CIMITERO, “INDICANDOMI COME POSSIBILI ALTERNATIVE IL VERANO OPPURE PRIMA PORTA” - RANUCCI E SALLUSTI A PIEDI NUDI - LA GELOSIA DI LAURA CIANFONI…

bollo auto roberto vannacci giorgia meloni giancarlo giorgetti ursula von der leyen

DAGOREPORT - BOLLO CHE NON BALLA! LA TROVATA ELETTORALE DI SOSPENDERE PER UN ANNO IL BOLLO AUTO, PRESA IN AUTONOMIA DALLA MELONI, SI È RIVELATA UN PASTICCIO (ALTRO CHE "MISURA STRUTTURALE", DURA UN SOLO ANNO!) – DOVE SI PRENDONO I 2,3 MILIARDI DI EURO DI COPERTURE PER COMPENSARE I MANCATI INCASSI DELLE REGIONI? IL TESORO VUOLE USARE I "RISPARMI" DEI FONDI PNRR, BRUXELLES E' SCETTICA E GIORGETTI HA REAGITO IN MODO SCOMPOSTO: “QUELLI ORMAI SONO SOLDI NOSTRI” – LA MOSSA SPERICOLATA CONFERMA COME LA DUCETTA STIA ORMAI RINCORRENDO VANNACCI, CHE NEL PROGRAMMA DI "FUTURO NAZIONALE" AVEVA PREVISTO PROPRIO IL TAGLIO DEL BOLLO. IL GENERALE HA GIOCO FACILE A RINFACCIARE ALLA DUCETTA CHE LA MISURA È TUTT’ALTRO CHE “STRUTTURALE”, DAL MOMENTO CHE È VALIDA SOLO PER IL 2027, CIOE' L’ANNO ELETTORALE. UNA SORTA DI “BOLLO DI SCAMBIO”…

anna wintour e beppe sala - vogue world milano john galliano

DAGOREPORT – IL 22 SETTEMBRE SBARCA IN GALLERIA A MILANO VOGUE WORLD, QUEL BARACCONE A SCOPI SEMI-BENEFICI CHE ANNA WINTOUR ORGANIZZA UN ANNO QUI E UN ANNO LÀ, MA CHE IN REALTÀ MIRA A RIMPINGUARE LE CASSE DI CONDÉ NAST – LA WINTOUR SI PRESENTA MEZZA AZZOPPATA PER L’INCIDENTE DEL MET GALA, CON LA MOSTRA DEDICATA AL SUO AMICO JOHN GALLIANO, POI CANCELLATA PER LE POLEMICHE SULLE USCITE ANTISEMITE DELLO STILISTA – “LADY VOGUE” HA INGOLOSITO BEPPE SALA GARANTENDOGLI DUE MILIONI DI EURO PER RECUPERARE UNA BIBLIOTECA A QUARTO OGGIARO – POI GLI ORGANIZZATORI HANNO MESSO “SOTTO TORCHIO” CHIUNQUE FACCIA MODA PER FARSI DARE VESTITI E ACCESSORI PER LA SFILATA E HANNO FATTO SAPERE CHE L’EVENTO ERA SÌ GRATIS, MA LA PRESENZA ERA GARANTITA CON 25 MILA EURO PER LA PRIMA FILA E 15 MILA PER LA SECONDA. ALLA FINE SI È ARRIVATI ALL'OFFERTA LIBERA…

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT – FERMI TUTTI! DOMANI FABIO RAMPELLI, IL FONDATORE DELLA COMUNITÀ DEI GABBIANI DI COLLE OPPIO, LA BETLEMME DI FRATELLI D'ITALIA, PARLERÀ A FENIX AL LAGHETTO DELL'EUR DAVANTI AI GIOVANI FRATELLINI – IL TITOLO DEL DIBATTITO SARÀ “È RABBIA È AMORE”, CHE FU IL PRIMO MANIFESTO CON CUI SI PRESENTÒ ALLE COMUNALI DEL 1993 – FIBRILLAZIONE GENERALE: UNA PAROLA D'ORDINE QUASI, ANZI UN RICHIAMO ANCENSTRALE ALLA BATTAGLIA. SI CANDIDERÀ COME SINDACO DI ROMA? O MEGLIO, LO CANDIDERANNO LE SORELLE MELONI CHE CON LUI SONO CRESCIUTE?

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...