luigi amicone

È MORTO LUIGI AMICONE - TRA I FONDATORI DI COMUNIONE E LIBERAZIONE E POI DEL SETTIMANALE “TEMPI”, AVEVA 65 ANNI: È STATO COLPITO DA UN INFARTO NELLA NOTTE E TRASPORTATO ALL’OSPEDALE SAN GERARDO DI MONZA, DOVE È DECEDUTO POCHI MINUTI DOPO - EX CONSIGLIERE COMUNALE DI FORZA ITALIA, ATTIVISTA DI TANTE BATTAGLIE E CONSIDERATO DA TUTTI UN REAZIONARIO, ALL’INIZIO DI OTTOBRE AVEVA SCRITTO UN DE PROFUNDIS ANTICIPATO PER BERNARDO: “LA CITTÀ CHE POTEVA VINCERE A MANI BASSE, SEMBRA PROPRIO CHE IL CENTRODESTRA ABBIA DECISO DI PERDERLA A MANI ALZATE. FORSE HA CONFUSO MILANO CON MILANO MARITTIMA…”

 

 

 

Andrea Senesi per www.corriere.it

 

luigi amicone 2

Un infarto nella notte. Soccorso d’urgenza, trasportato all’ospedale San Gerardo di Monza, è morto dopo pochi minuti. Aveva 65 anni. La politica e il giornalismo milanese sono in lutto per la scomparsa di Luigi Amicone, già consigliere comunale di Forza Italia non eletto alle ultime amministrative, ma prima, decenni prima, tra i fondatori di Cl e poi del settimanale d’area Tempi, di cui era ancora direttore, ma soprattutto attivista di molte battaglie (perse) in Italia. Il referendum sul divorzio e poi l’aborto, il giustizialismo di Mani Pulite, l’eutanasia, i matrimoni gay.

 

luigi amicone

Sempre in campo, anche se sempre sconfitto. Un mese fa, da candidato azzurro a Palazzo Marino, annusando la sconfitta del pediatra Luca Bernardo contro Beppe Sala, s’era scagliato contro Matteo Salvini: «Ha confuso Milano con Milano Marittima. La gente è sconcertata, si poteva vincere a mani basse ma si va verso una sconfitta a mani alzate».

 

Nasce il 4 ottobre 1956. A 13 anni Amicone brucia nella piazza centrale di un paesino abruzzese una bandiera spagnola in segno di protesta per il garrottamento franchista dell’anarchico catalano Puig Antich.

 

luigi amicone

«Avevo il libretto rosso di Mao in tasca e quel libretto lo conservo ancora», raccontò al Corriere. A 14 anni a Milano entra all’istituto tecnico Molinari, lo stesso di Sergio Ramelli di cui è coetaneo. Si mette a bazzicare Avanguardia Operaia, «ma sulla mia strada si para nel frattempo don Giorgio Pontiggia, il più viscerale, potente, gigantesco educatore che abbia mai conosciuto. Una figura alla Guevara che mi porta a Cristo invece che alla rivoluzione proletaria». Poi i decenni con Cl, la lezione di vita di don Giussani «che amava raccomandare agli amici “la mia ossessione è stata quella di non vivere inutilmente, vivi pazzo!”». Diceva: «Ecco, a me è successo questo».

 

Fonda Tempi e diventa uno degli intellettuali più in vista del movimento. Un reazionario purissimo, dicevano tutti di lui. Eppure è lui che trova a Casarsa e fa pubblicare su Il Sabato, altra rivista d’area, alcune poesie inedite di Pierpaolo Pasolini, intellettuale comunista, omosessuale, eretico per definizione.

 

Luigi Amicone

Negli anni Amicone si farà anche putiniano, trumpiano e a un certo punto persino orbaniano, cosa che lo porta in minoranza anche tra gli eredi di don Gius. Ha una nipote che vive in California e fa la surfista. È una superfemminista e da leader del «Me too» locale è diventata a suo modo celebre per aver appena ottenuto una legge che equipara i premi sportivi delle donne a quelli degli uomini.

 

In Consiglio comunale con Forza Italia, la politica d’aula non lo appassionava più di tanto. Si scaldava giusto per le «sue» battaglie, l’ultima contro il riconoscimento all’anagrafe del doppio papà per i figli dell’utero in affitto. «Io voglio diventare il prossimo presidente di Cl — ama ripetere — e avere l’ufficio in San Fedele, così da essere vicino sia al prossimo sindaco che alla chiesa della piazza, che è considerata il modello di riferimento per l’architettura sacra dell’arte della Controriforma».

luigi amicone

 

All’inizio di ottobre aveva scritto un de profundis anticipato per Bernardo, «vittima» della «presunzione dell’uomo solo al comando», ossia Salvini. «La città che poteva vincere a mani basse, sembra proprio che il centrodestra abbia deciso di perderla a mani alzate» scriveva il consigliere di FI. L’attacco al Capitano era stato frontale: «Forse ha confuso Milano con Milano Marittima. E adesso corre con tutti gli alleati verso l’abisso». Accusava la Lega e FdI di essersi dimenticati del candidato nel logo delle liste. «Forza Italia è l’unico partito della coalizione che ha mantenuto l’impegno a inserire il candidato nel proprio simbolo». Era rimasto Amicone, fino alla fine.

Luigi Amicone DON GIUSSANI luigi amicone

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