NEANCHE AMORTH FA RIPOSARE IN PACE EMANUELA ORLANDI - IL PRETE ESORCISTA DICHIARO’ ALLA “STAMPA”: “E’ UN CASO DI SFRUTTAMENTO SESSUALE CON OMICIDIO E OCCULTAMENTO DEL CADAVERE” - AMORTH PRECISA CHE SI SAREBBE LIMITATO A RIPORTARE IL RACCONTO DI MONSIGNOR SIMEONE DUCA SULLE ORGE IN VATICANO: “D’ABITUDINE SI ORGANIZZAVANO DEI FESTINI. LA ORLANDI, DOPO ESSERE STATA SFRUTTATA, È STATA FATTA SPARIRE E QUINDI UCCISA...”

Pino Nicotri per Blitzquotidiano

Nel mistero Emanuela Orlandi si registra un nuovo episodio. Mons. Gabriele Amorth, esorcista del Vaticano, ha smentito, almeno in parte, le parole che gli erano state attribuite su Emanuela Orlandi "vittima di un caso di sfruttamento sessuale con conseguente omicidio e occultamento del cadavere". Lo ha fatto tre mesi dopo una intervista al quotidiano La Stampa rispondendo per scritto, via e-mail, alle domande che gli ho rivolto, sempre per scritto, nel mese di agosto: "Le frasi riportate non sono del tutto esatte".

Mons. Amorth, che ha 86 anni, sostiene che quando fu intervistato da Giacomo Galeazzi, vaticanista della Stampa, non riferì di una sua conoscenza diretta, ma citò una frase, attribuita ad un altro sacerdote, mons. Simeone Duca, in un libro del 2011. Queste le parole di mons. Duca: "D'abitudine si organizzavano dei festini, e ciò avveniva anche nella sede di un'Ambasciata straniera presso la Santa Sede. Nella faccenda era coinvolto un gendarme vaticano. L'idea delle ragazze era quella di divertirsi e di guadagnare un po' di soldi. Quanto alla Orlandi, dopo essere stata sfruttata, è stata fatta sparire e quindi uccisa".

Si trovano nel libro "Emanuela nelle braccia dell'Islam?", 162 pagine di intrighi vaticani e internazionali scritte dalla giornalista Anna Maria Turi. Una bella retromarcia, dopo tre mesi di silenzio assenso, interrotti solo da una comunicazione privata a un appassionato del caso Orlandi, Antonio Goglia, che però non ha avuto eco sui giornali.

L'aggiustamento del tiro da parte di mons. Amorth non sposta di molto la traiettoria dell'evoluzione dei pochi indizi disponibili su un caso che dopo 30 anni ancora appassiona gli italiani. Però le parole di questo anziano esorcista portano a una serie di considerazioni, riflessioni e conclusioni, che grazie a mons. Amorth si possono ora mettere in fila.

Emanuela Orlandi, cittadina del Vaticano e figlia di una famiglia di dipendenti papalini, sparì, all'età di 16 anni, la sera del 23 giugno 1983. Da allora sul mistero della sua scomparsa, intrecciato con quella di un'altra coetanea, Mirella Gregori, si sono scritti articoli e libri ormai nel numero di migliaia, senza contare le ore infinite di inchieste e dibattiti tv.

Nell'intervista del 22 maggio al vaticanista de La Stampa Giacomo Galeazzi, mons. Amorth ha fatto due affermazioni chiare, anzi chiarissime: "Ho motivo di credere che si sia trattato di un caso di sfruttamento sessuale, con conseguente omicidio poco dopo la scomparsa e di occultamento del cadavere"; "Come dichiarato anche da monsignor Simeone Duca, archivista vaticano, venivano organizzati festini nei quali era coinvolto come "reclutatore di ragazze" anche un gendarme della Santa Sede".

Le parole di mons. Amorth in realtà non sembra siano state prese molto sul serio e la rivelazione shock non è stata approfondita, anzi è scomparsa dalle cronache e non si ha notizia di suoi sviluppi giudiziari, al punto che non risulta che mons. Amorth sia stato neppure interrogato dai magistrati. Come mai? Le risposte sono più d'una. Vediamo quali.
Il 4 agosto Pietro Orlandi nella pagina Facebook del gruppo "petizione.emanuela", da lui fondato, s'è rivolto a "tutti quelli che mi hanno chiesto un parere sulle dichiarazioni di Padre Amorth".

E ha spiegato: "Amorth lo conosco , ho parlato con lui qualche mese fa, non ha idea di cosa possa essere accaduto ad Emanuela. Le sue dichiarazioni sono frutto della lettura di un libro . "Non mi sono mai interessato a questo caso" mi disse e mostrandomi un libro: "Qui ho letto alcune cose riguardanti questo storia ma non saprei cosa dirti". Beh , quelle cose lette sono diventate per alcuni giornalisti le verità sconcertanti di padre Amorth.

"Posso dirti soltanto che le modalità del sequestro (proposta lavoro da persona distinta, tranquillizzare la vittima dare l'idea di una persona affidabile ecc) sono le tecniche usate dagli adescatori di sette sataniche ma altro, ti ripeto, non saprei cosa pensare". Nella sua dichiarazione Pietro Orlandi non specifica però quale fosse il libro che ha ispirato mons. Amorth.

Finalmente, in risposta ad alcune mie domande, il 16 agosto, mons. Amorth ha svelato l'arcano. Si tratta del libro, non molto noto, "Emanuela nelle braccia dell'Islam?", di Anna Maria Turi. La stessa Turi, il 22 luglio 1993, raccolse in una intervista per il giornale Il Tempo le sorprendenti ma tardive dichiarazioni del cardinale Silvio Oddi, titolare di una congregazione, cioè di un ministero del Vaticano: secondo il card. Oddi, Emanuela il tardo pomeriggio della sua scomparsa, come noto avvenuta 10 anni prima dell'intervista, sarebbe stata vista da alcune guardie svizzere rientrare e dopo un po' uscire di nuovo dallo Stato pontificio passando come al solito per porta S. Anna e salire su un'auto che la aspettava in disparte.

In disparte come se l'occupante non volesse farsi riconoscere dagli svizzeri di guardia a porta S. Anna, probabilmente perché in Vaticano l'uomo in attesa in auto doveva essere una figura ben nota. Il racconto di Oddi, che manda all'aria le versioni ufficiali e i miti metropolitani, figura anche a verbale nella testimonianza resa al giudice istruttore Adele Rando.

Il libro della Turi che ha imbeccato don Amorth batte due piste: quella sessuale in ambito vaticano e quella del rapimento per mano islamica e successivo innamoramento di Emanuela per uno dei rapitori, con il quale l'ex ragazza vivrebbe beata e felice in Marocco senza nessuna intenzione di farsi viva con i suoi dimenticati familiari romani.
C'è dentro un po' tutto il Medio Oriente, da Arafat a Simon Peres, a Airel Sharon e annessi intrighi internazionali.

A parte ciò, il colpo grosso si trova a pagina 40. Vi si legge infatti che su consiglio di un certo Mario, del quale purtroppo viene omesso il cognome, la Turi, il 27 maggio 2003, si è recata a chiedere della sorte di Emanuela a monsignor Simone Duca nella sua villa in via Tito Livio a Roma. Ecco quanto c'è scritto in merito all'incontro:

"L'ultrasettantenne [mons. Simeone Duca, ndr], di complessione imponente, era ancora vivace ed energico. Si sedette alla scrivania e m'invitò a chiedergli cosa volevo. Entrai subito in argomento e così rispose alle mie domande sulla Orlandi: "D'abitudine si organizzavano dei festini, e ciò avveniva anche nella sede di un'Ambasciata straniere presso la Santa Sede. Nella faccenda era coinvolto un gendarme vaticano. L'idea delle ragazze era quella di divertirsi e di guadagnare un po' di soldi. Quanto alla Orlandi, dopo essere stata sfruttata, è stata fatta sparire e quindi uccisa"".

Parole chiare e nette, che almeno in apparenza non lasciano adito a nessun dubbio. Purtroppo però la giornalista dalla bocca del sacerdote non è riuscita a cavare nemmeno una parola in più, nonostante in seguito ne sia diventata amica, accompagnandolo anche in un viaggio a Zara.

L'impersonale "si organizzavano dei festini" resta impersonale e la domanda su chi avesse l'abitudine di organizzarli resta senza risposta. Restano senza risposta anche altri interrogativi di non poco conto. Qual è l'ambasciata di cui parla don Simeone? Chi è il gendarme vaticano coinvolto? Come, quando è dove è stata prima "fatta sparire e quindi uccisa" Emanuela? Per mano di chi?

Domande d'obbligo anche perché il vice capo della gendarmeria vaticana, Raul Bonarelli, nel '93 è stato coinvolto nell'inchiesta sul caso Orlandi con la pesante accusa di concorso in sequestro di persona, accusa che si è persa nel nulla perché la procura della Repubblica non ha mai risposto al giudice istruttore Adele Rando che nel dicembre '97 ha chiesto se dovesse proseguire le indagini col vecchio rito o con quello nuovo imposto nel frattempo dalla riforma della giustizia.

Tutto ciò porta ad altre domande. Come è possibile che la giornalista Turi non sia riuscita a sapere nulla di più preciso da monsignor Duca? E' credibile che questi, dopo avere lanciato un macigno così grosso, abbia tenuta sempre nascosta la mano, evitando di chiarire alcunché per il resto della sua vita? Don Simeone è morto infatti qualche anno dopo l'incontro con la Turi.

Era sicuramente già morto da alcuni anni quando il libro è stato edito nell'aprile 2011, motivo per cui nessun magistrato ha potuto interrogarlo per chiarire tutto ciò che c'è da chiarire. La "rivelazione" di Simeone Duca è del 2003 e la pubblicazione del libro solo nel 2011: possibile che la Turi per ben otto anni non abbia fatto cenno con nessuno di quanto appreso, lei che le confidenze del cardinale Oddi le espose subito in un'intervista per un giornale?

Il risultato comunque è che monsignor Amorth non ha mai saputo di prima mano che la sorella di Pietro fosse un'habitué di festini spinti e che in quell'ambito fu fatta sparire e uccisa. Il monsignore si è solo limitato a riportare frasi altrui vecchie di nove anni, per giunta non verificate da nessuno e ormai non più verificabili.
Amorth nel suo libro "L'ultimo esorcista", pubblicato lo scorso gennaio, ha esposto la convinzione che Emanuela, prelevata con l'inganno, sia rimasta vittima di una setta satanica. Convinzioni che, come abbiamo visto, Amorth ha ribadito di persona a Pietro Orlandi. I festini quindi e il Vaticano non c'entrerebbero nulla con quanto scritto ne "L'ultimo esorcista".

A me l'anziano monsignore il 25 agosto ha scritto: "Nel mio libro non ho citato Simeone Duca perché se si nomina il Vaticano i giornalisti si scatenano come lupi". Come si spiega quindi l'attribuzione a lui delle parole in realtà dette da Simeone Duca?
Che le sue parole non siano proprio quelle riportate mons. Amorth lo ha sostenuto con me e lo ha scritto il 16 agosto: "Le frasi riportate non sono del tutto esatte". E lo scorso 24 maggio lo aveva detto anche ad Antonio Goglia, un signore di S. Giorgio a Cremano da qualche mese in corrispondenza con me perché si interessa al caso Orlandi anche suggerendo piste: per esempio, quella dei preti pedofili di Boston. Queste la parole di don Amorth a Goglia:

"Guardi, le mie affermazioni generiche circa il caso Orlandi formulate nel mio libro "L'ultimo esorcista" sono state interpretate ad arte da qualche vaticanista".
Sembrerebbe una frecciata al vaticanista de La Stampa che lo ha intervistato. Come che sia, è strano che don Amorth si sia ben guardato dal chiarire pubblicamente che le sue parole sono state "interpretate ad arte". E così il suo silenzio ha permesso di usarle per poter accusare della morte "orgiastica" di Emanuela don Piero Vergari, che all'epoca della scomparsa della ragazza era il rettore della basilica di S. Apollinare. Accusare don Vergari è un modo per tentare di far restare in piedi almeno un mattone della prolungata montatura contro la cosiddetta banda della Magliana e il suo preteso boss Enrico De Pedis, che come è noto fino a giugno era sepolto per l'appunto in S. Apollinare.

Qualche parola merita anche mons. Simeone Duca. Nato in Dalmanzia a Borgo Erizzo, don Simeone è scappato dalla Jugoslavia dove nel '44 era stato condannato ai lavori forzati. Definirlo "archivista vaticano" è francamente riduttivo. Più che altro monsignor Duca è stato molto impegnato a fare da snodo con molti ambienti, tutti chiacchierati e spesso pessimi, per conto della banca vaticana IOR. Il prete dalmata è passato indenne attraverso vari scandali nonostante rinvii a giudizio, come quello del 1986 per lo scandalo dei petroli, mandati di cattura e condanne, come quella del 1983 per avere tentato di comprare da un giudice della Cassazione una sentenza favorevole a un criminale della mafia calabrese.

Don Simeone era inoltre noto per la sua ricchezza. A Roma viveva in una villa da straricco e venne soprannominato Monsignor Miliardo perché per evitare le manette all'epoca dello scandalo dei petroli pagò un miliardo di lire di cauzione (pari oggi ad almeno 1,5 milioni di euro). Lo scandalo dei petroli appurò negli anni '80 che il vertice della Guardia di Finanza era coinvolto in una truffa allo Stato italiano mediante contrabbando di petrolio e portò alla luce una cordata di monsignori e affaristi impegnatissimi per fare ottenere con modi molto disinvolti promozioni e avanzamenti di carriera ai propri beniamini.

Una delle specialità di don Simeone era organizzare ottime cene e incontri lieti per ungere le ruote al fine di fare ottenere ai suoi protetti i favori di politici, vertici militari e grandi manager statali. A quell'epoca per propiziarsi gli interlocutori non si usavano ancora le escort, ma i festini allegri sì. Certo però che questa storia dei festini un po' troppo allegri, il buco nero che avrebbe inghiottito Emanuela Orlandi, è strana. Vediamo perché:

1) - Viene lanciata da un vaticanista, quello de La Stampa, che in quanto vaticanista e in quanto accreditato presso la sala stampa vaticana è difficile che scriva cose deleterie per il Vaticano.

2) - Il lancio viene attribuito ad affermazioni dell'esorcista del Vaticano, che in quanto tale è difficile che dica cose pesanti per quella che per lui è la Santa Sede. E infatti, per evitare i giornalisti che "si scatenano come lupi", non le ha dette.

3) - All'origine di tale storia dei festini c'è la dichiarazione di un sacerdote, archivista capo del Vaticano e armeggione dello IOR, che in quanto sacerdote e dipendente del Vaticano non dovrebbe sparare a zero neppure lui contro il piccolo Stato pontificio che oltretutto è il suo datore di lavoro.

4) - La dichiarazione del sacerdote archivista e maneggione viene raccolta e diffusa, con otto anni di ritardo, da una giornalista che oltre a essere accreditata anche lei presso la sala stampa vaticana è specializzata in libri molto edificanti su santi, madonne, madonnine, grotte miracolose, credenti con le stimmate e mistiche cattoliche, tutti editi dalla casa editrice cattolica Il Segno specializzata in libri di preghiere.

5) - Ed è questa casa editrice molto cattolica a pubblicare anche il libro della Turi con le affermazioni scioccanti di don Simeone che non fanno fare certo bella figura al Vaticano.

Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi, e la strada dell'inferno è lastricata di buona volontà. Infatti a pensarci bene appare una ben strana ironia della sorte che a lanciare pietre così pesanti e a "scatenare i lupi" contro il Vaticano sia una sfilza di personaggi legati proprio al Vaticano o comunque in Vaticano bene accreditati e stimati. Così come appare strano che il Vaticano nonostante tutto non li abbia sanzionati né sgridati in nessun modo.

Stranezze che fanno assumere di fatto a questa nuova "verità" l'aria di un tentativo di scelta del male minore: assodato che il Vaticano comunque c'entra, è meglio divagare parlando di sette e di orge, senza specificare assolutamente nient'altro, anziché ammettere la verità con nomi e cognomi. Insomma, un modo per esorcizzare la verità. E in un esorcismo così impegnativo, con tanto di diavoli che non fanno coperchi, la figura del decano degli esorcisti mondiali ci sta come il cacio sui maccheroni....

 

 

EMANUELA ORLANDIEMANUELA ORLANDI Emanuela OrlandiEmanuela Orlandi genitori emanuela orlandiemanuela orlandi ppPADRE GABRIELE AMORTHPADRE AMORTH E PAOLO RODARI - L ULTIMO ESORCISTAamorthSIMONE DUCAPIETRO ORLANDIenrico depedis Emanuela Orlandi a sinistra scomparsa a anni e De Pedis depedis emanuela-orlandi

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