no vax

NO VAX? NO LAVORO! CHI NON SI VACCINA RISCHIA DI PERDERE IL POSTO - SECONDO LA LEGGE È UNA QUESTIONE DI “RESPONSABILITÀ DEL DATORE DI LAVORO RISPETTO ALLA SALUTE DEGLI ALTRI DIPENDENTI” - QUINDI CHI NON VUOLE FARSI INOCULARE LA DOSE, POTREBBE ESSERE CONFINATO IN SMART WORKING O DECLASSATO A INCARICHI CHE NON COMPORTINO IL CONTATTO CON LE PERSONE - ALTRIMENTI SCATTA LA MALATTIA E, DOPO UN LIMITE DI TEMPO, IL LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA...

Valentina Errante per “Il Messaggero

 

no vax e negazionisti

Una legge che consenta ai datori di lavoro di imporre ai dipendenti un trattamento sanitario non c'è. E attualmente il vaccino anti Covid-19 non è obbligatorio. Ma, in attesa che la questione venga normata e definita con chiarezza, il rischio di licenziamento incombe ugualmente sui dipendenti che si rifiutino di sottoporsi alla terapia per l'immunizzazione. A meno che non possano svolgere le proprie mansioni in smart working o essere destinati ad altro incarico, anche inferiore, purché non comporti il contatto con altre persone.

 

L'interruzione del rapporto non sarebbe comunque immediata. Ruota tutto intorno all'articolo 32 del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, che rende il datore responsabile della salute di tutti i dipendenti. E la questione non sembra essere troppo controversa, anche se per le assunzioni e le prestazioni non è previsto, come un tempo, il certificato di sana e robusta costituzione.

 

no vax 3

L’ESPERTO

A chiarire i termini della questione, è Roberto Pessi, prorettore alla Didattica della Luiss e professore ordinario di Diritto del lavoro. «Il datore di lavoro - spiega - si trova davanti a un problema di responsabilità rispetto agli altri lavoratori. Se un dipendente si rifiutasse di fare il vaccino non potrebbe permanere nei locali con altri, la questione riguarda la responsabilità civile. Ma è chiaro che potrebbe anche sconfinare nel penale. Quindi si potrebbe prevedere che il lavoratore non vaccinato utilizzi lo smart working, sempre che il tipo di mansioni che svolge lo consentano. Oppure dovrebbe essere allontanato, ma sarebbe una sospensione retribuita».

 

SOSPENSIONE RETRIBUITA

no vax in piazza

La legge non prevede una sospensione della retribuzione, spiega ancora Pessi: «Sarebbe necessario l'intervento del legislatore per stabilire come procedere in questi casi, prevedendo, ad esempio, un'eventuale imputazione del periodo di sospensione alla cassa integrazione. Oppure considerare la sospensione come una sorta di malattia. A quel punto, però - aggiunge il giuslavorista - ci sarebbe un limite di tempo, dopo il quale il licenziamento è legittimo. Ossia sarebbe come una sopravvenuta invalidità, superiore all'80 per cento, che non consente al dipendente di svolgere le mansioni per le quali è stato assunto. E, dunque, dopo una fase di sospensione, il licenziamento per giusta causa sarebbe previsto dalla legge». Ma per Pessi una modifica normativa è indispensabile, «Anzi, auspico - dice - che venga inserita nel programma del nuovo governo».

 

no vax

SICUREZZA SUL LAVORO

Gli articoli del codice civile che possono mettere in difficoltà i no-vax non sono pochi, c'è anche l'articolo 2087 del codice civile, che obbliga il datore di lavoro ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza fisica e psichica dei suoi dipendenti e il loro benessere, o, come ha spiegato ad Agenzia Nova Lavinia Morrico, dello Studio legale lavoro MMBA, il Testo Unico Sicurezza in materia di virus, vaccini e sorveglianza sanitaria, all' articolo 279, prevede che, su conforme parere del medico competente, il datore di lavoro sia obbligato a mettere a disposizione dei lavoratori, che non siano già immuni dall'agente biologico, vaccini efficaci da somministrare a cura di medico competente. Al tempo stesso, nel Testo Unico Sicurezza (articolo 20) sono previsti obblighi a carico del lavoratore che deve collaborare con il datore di lavoro nell'esecuzione della misura, prendendosi cura della salute ma anche di quella di tutti gli altri soggetti presenti sul luogo di lavoro (colleghi o terzi). Quindi per i no-vax le prospettive sono tutt'altro che rosee.

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…