cina covid xi jinping

NON POSSIAMO FIDARCI DELLA CINA - FEDERICO RAMPINI: “ABBIAMO IL DIRITTO DI CHIEDERE AL REGIME DI PECHINO MOLTO PIÙ DEI TAMPONI COVID IMPOSTI AI SUOI VIAGGIATORI IN ARRIVO. QUESTA PANDEMIA NACQUE IN CINA SUL FINIRE DEL 2019. COLSE IL RESTO DEL MONDO IMPREPARATO ANCHE PERCHÉ LE AUTORITÀ DELLA REPUBBLICA POPOLARE PER MESI MENTIRONO, DISSIMULARONO, INSABBIARONO - LA NOMENCLATURA DI PECHINO CI INFORMA SOLO QUANDO VUOLE, SE VUOLE. NEL 2020 LE BUGIE CINESI RESERO L’OCCIDENTE VULNERABILE. OGGI LA PUBBLICAZIONE DI DATI SUI CONTAGI E I MORTI IN CINA AVVIENE SECONDO CRITERI OPACHI, IMPERSCRUTABILI, PILOTATI DALLA PROPAGANDA"

Federico Rampini per www.corriere.it

 

FEDERICO RAMPINI

Abbiamo il diritto di chiedere al regime di Pechino molto più dei tamponi Covid imposti ai suoi viaggiatori in arrivo. Questa pandemia nacque in Cina sul finire del 2019. Colse il resto del mondo impreparato anche perché le autorità della Repubblica Popolare per mesi mentirono, dissimularono, insabbiarono.

 

Non fu tanto un’operazione deliberata e pianificata dall’alto di disinformazione, quanto il riflesso automatico dei regimi autoritari che tendono a censurare le cattive notizie che li riguardano; problema aggravato dalla tendenza delle nomenclature periferiche (Wuhan) a nascondere a loro volta i fatti sgradevoli ai vertici supremi di Pechino.

xi jinping

 

Non è un caso se i Paesi più efficaci nel contenere la pandemia furono quelli vicini alla Repubblica Popolare (Corea del Sud, Taiwan, Giappone, Singapore) e come tali “allenati” a non fidarsi delle versioni ufficiali del loro grande vicino. Quei Paesi avevano ricevuto un doloroso addestramento nel 2003 con l’epidemia della Sars, perciò arrivarono al test del 2020 più vigili di noi.

 

Tra le ingenuità occidentali va pur menzionato che quando Donald Trump decise di bloccare gli arrivi dalla Cina, l’allora candidato Joe Biden lo accusò di «xenofobia», salvo cambiare parere qualche mese dopo. È uno di quei dettagli imbarazzanti che oggi pochi hanno l’onestà di ricordare. Sembra fare il paio con una reazione da Bruxelles che in questi giorni ha definito non necessari i tamponi per i viaggiatori dalla Cina. La stessa nazione che contagiò il mondo a partire dal primo focolaio del 2019-2020, ora rischia il bis con la riapertura repentina delle sue frontiere?

 

ondata di contagi covid in cina

La nostra situazione sanitaria per fortuna è migliorata da allora. Dai vaccini preventivi alle terapie per i malati, dalla conoscenza delle autorità sanitarie al livello di preparazione degli ospedali e del personale medico, viviamo in un mondo che ha imparato molto per proteggersi. Aggiungiamo che molti di noi il Covid lo hanno avuto, proprio perché siamo stati più esposti della popolazione cinese; pur senza arrivare alla mitica immunità di gregge, abbiamo sviluppato delle difese naturali che i cinesi non hanno per via dei loro prolungati e rigidi lockdown.

ondata covid in cina 1

 

Non è cambiato però il problema fondamentale della nostra esposizione alla logica di un regime autoritario: la nomenclatura di Pechino ci informa solo quando vuole, se vuole. Nel 2020 le bugie iniziali di Pechino contribuirono a rendere l’Occidente vulnerabile e a ritardare le nostre reazioni.

 

congresso partito comunista

Oggi la pubblicazione di dati sui contagi e i morti in Cina avviene secondo criteri opachi, imperscrutabili, pilotati dalla propaganda più che dall’imperativo di informare la cittadinanza e il resto del mondo. Siamo in una situazione in parte prevedibile e inevitabile. Prima o poi la Cina avrebbe dovuto uscire dalla morsa dei suoi lockdown con quarantene estreme. L’uscita dall’emergenza è stata solo accelerata dalle proteste popolari, e dal brutale rallentamento dell’economia. Ma in qualsiasi momento fosse avvenuto, l’esperimento di riaprire le frontiere avrebbe presentato nuovi rischi per il resto del mondo.

 

ondata covid in cina

Neanche in Occidente abbiamo avuto una transizione perfetta e a rischio zero. Prima ancora di liberalizzare la vita a casa nostra, già gli esperimenti di lockdown e i vari livelli di precauzioni sanitarie (distanziamenti, mascherine) videro l’Occidente muoversi in ordine sparso nell’ultimo triennio, con risposte molto differenziate.

 

Perfino all’interno degli Stati Uniti, la pandemia a New York o in California non è stata uguale a quella vissuta in Texas e in Florida. I bilanci sull’efficacia precisa di questa o quella misura sono ancora provvisori e la comunità scientifica continuerà a studiarli per decenni. Il nostro bilancio di morti è stato pesante, nessun sistema sanitario occidentale può dirsi promosso a pieni voti.

CINA XI JINPING ECONOMIA CINESE CORONAVIRUS COVID PANDEMIA

 

L’anomalia cinese rimane però, laddove al mondo si chiede di accogliere masse di turisti e visitatori, senza avere la minima visibilità su quanto accade dentro le frontiere della Repubblica Popolare. La «coesistenza pacifica» tra sistemi politici così diversi è un campo minato e stiamo per affrontare un nuovo test sui gradi di incompatibilità.

 

L’esperimento di riapertura è complicato dal clima geopolitico in cui avviene. Vladimir Putin ha appena invitato Xi Jinping a Mosca, per cementare quell’amicizia personale, affinità di vedute, e alleanza economica, che rende la Russia molto meno isolata di quanto vorremmo, e molto più sicura di poter proseguire la guerra.

covid in cina

 

Negli ultimi dieci mesi tanti osservatori occidentali hanno voluto cogliere dei segnali di distanziamento di Xi da Putin, spesso esagerando delle differenze di tono che sono sfumature. Mai c’è stata finora una vera divergenza tra Mosca e Pechino, tantomeno una condanna cinese della guerra di aggressione. La futura visita di Xi è stata preceduta da quella del super-falco russo Medvedev a Pechino. La Cina finora ha soltanto evitato di varcare la linea rossa delle forniture belliche alla Russia, però le opera di fatto attraverso il suo Stato-vassallo che è la Corea del Nord.

covid cina

 

La gestione del post-pandemia non si può separare da questo contesto. Al G20 di Bali il presidente Biden ebbe un incontro bilaterale con il suo omologo cinese con un intento preciso: to agree to disagree, cioè trovare un accordo sul disaccordo. Pur riconoscendo la rivalità sistemica tra le due superpotenze, si tratta di raggiungere un modus vivendi, concordare delle regole che impediscano all’antagonismo di degenerare in conflitto.

 

XI JINPING COVID IN CINA

Fra i terreni dove la cooperazione è obbligatoria ci sono due temi globali, il riscaldamento climatico e le pandemie. Xi al G20 è parso consenziente, in linea di principio. Salvo poi riaprire le frontiere ed eliminare le restrizioni lesinando le informazioni al resto del mondo. Attento solo alla gestione della sua immagine interna, con nessun riguardo verso la comunità internazionale.

 

I governi occidentali reagiscono alla spicciolata. Perfino la precauzione minima che richiede i tamponi ai viaggiatori in arrivo è stata presa in ordine sparso, con la solita cacofonia. C’è di nuovo un ritardo, sia delle istituzioni europee che del coordinamento transatlantico o in seno al G7. Rischiamo di ripetere lo spettacolo del marzo 2020. Mentre dovremmo presentare un fronte unito nel chiedere a Xi informazioni complete, tempestive, precise e affidabili sull’evoluzione della pandemia dentro i suoi confini nazionali.

covid in cina 8tamponi a malpensa per chi arriva dalla cina

Ultimi Dagoreport

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…

roberto gualtieri alessandro rivera fabrizio palermo francesco gaetano caltagirone

CHI NON SALTA, CALTA E'... – DIETRO ALLE DIMISSIONI DI FABRIZIO PALERMO DAL CDA DI MPS CI SAREBBE UN "SUGGERIMENTO" DI ROBERTO GUALTIERI: IL SINDACO DI ROMA, PRIMO AZIONISTA DI ACEA (HA IL 51%), AVREBBE CONSIGLIATO AL MANAGER DI NON RISCHIARE LA FACCIA PER LE BATTAGLIE (PERSE) DI CALTAGIRONE. “ALTRIMENTI AVRÒ DIFFICOLTÀ CON I MIEI DEL PD PER RICONFERMARTI ALL'ACEA” – LA “STAFFETTA” POSSIBILE CON ALESSANDRO RIVERA: L’EX DG DEL TESORO ARRIVA COME PRESIDENTE, MA TRA UN ANNO POTREBBE DIVENTARE CEO (SE PALERMO TENTASSE NUOVE AVVENTURE, DOPO IL FALLITO ASSALTO DI CALTARICCONE AL “MONTE”)

la stampa alberto leonardis carlo toto luciano tancredi antonio di rosa alessandro de angelis maurizio molinari

DAGOREPORT- LA ''SAE'' L’ULTIMA? PROSSIMAMENTE IN EDICOLA “LA STAMPA D’ABRUZZO”! BATTUTACCE A PARTE, LA NOTIZIA DEL GIORNO È L’INGRESSO DELL’ABRUZZESE DI CHIETI, CARLO TOTO, CON UNA QUOTA DEL 25%, NELLA NUOVA SOCIETÀ “SAE-LA STAMPA”, DI CUI L’ABRUZZESE DELL’AQUILA, ALBERTO LEONARDIS, MANTIENE IL CONTROLLO AL 51% - DOPO AVER ACQUISITO PER LA CIFRA RECORD DI 14 MILIONI DAGLI ANGELUCCI IL 40% DEL QUOTIDIANO ROMANO ''IL TEMPO'', ORA, FIUTATO IL VENTO, TOTO TRASLOCA VERSO UN GIORNALE DA POSIZIONARE SU UN CENTRO-SINISTRA BEN PETTINATO, ADEGUATAMENTE ANCORATO SUL TERRITORIO, CON UNA FORTE VOCAZIONE INTERNAZIONALE AD OPERA DI MAURIZIO MOLINARI – COM’È CONSUETUDINE NELLE OPERAZIONI DI LEONARDIS, TOTO AFFIANCA AGNELLI-ELKANN (TRAMITE UNA NUOVA SOCIETÀ NON PROFIT) CHE RESTANO COSÌ NELLA ''STAMPA” COL 20%, PIÙ VARIE FONDAZIONI E AZIENDE PIEMONTESI - IN POLE PER LA DIREZIONE, IL VETERANO ANTONIO DI ROSA; VICE: TANCREDI E DE ANGELIS...

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...

claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – MENTRE IL MINISTRO PIANTEDOSI È INDAFFARATO A QUERELARE DAGOSPIA, LA SUA (EX?) AMANTE, CLAUDIA CONTE, CONTINUA A TORTURARE GLI ASCOLTATORI DI RADIO1 CON LA SUA TRASMISSIONE, “LA MEZZ’ORA LEGALE”. IERI, OSPITE AI MICROFONI DELLA PREZZEMOLONA CIOCIARA, IL SOTTOSEGRETARIO AI TRASPORTI, IN QUOTA FDI, ANTONIO IANNONE, SUL TEMA DELLA SICUREZZA STRADALE - IL PROGRAMMA, DEDICATO ALLA GRANDE PASSIONE DI CLAUDIA (LA “LEGALITÀ”), INCLUDE UNA RUBRICA FISSA DEDICATA ALLA POLIZIA DI STATO, FORZA DELL’ORDINE DI CUI PIANTEDOSI È IL CAPO...