OBAMA E L’ISLAM, LA SCOMMESSA PERSA - NEL 2009 AVEVA PUNTATO SUGLI IMAM MODERATI. ADESSO SI RITROVA UNA DITTATURA PIÙ SANGUINOSA DI QUELLA DI MUBARAK

Paolo Mastrolilli per La Stampa

La critica più velenosa per Obama è quella venuta da James Traub, che parafrasando Ted Roosevelt ha descritto così su Foreign Policy la linea del presidente in Egitto: «Speak Softly and Carry No Stick», parla piano e non portare alcun bastone. I media americani non hanno dubbi: dal «New York Times» al «Washington Post», quasi tutti rimproverano alla Casa Bianca di non avere «spina dorsale», compromettendo il futuro dell'Egitto, ciò che resta della «primavera araba», e la credibilità americana in Medio Oriente.

Se si ascoltano gli addetti ai lavori, però, la musica è spesso diversa. Zbigniew Brzezinski dice: «Per gli Usa la minaccia più pericolosa è quella del fanatismo religioso, e quindi dobbiamo comportarci di conseguenza». Chi ha ragione, dunque? Obama sta difendendo le poche possibilità di ricreare la stabilità nella regione, o sta perdendo il Medio Oriente?

Il presidente giovedì ha condannato le violenze e cancellato l'esercitazione con gli egiziani «Bright Star», però ha rinviato lo stop agli aiuti da 1,3 miliardi di dollari. Dall'inizio della crisi il segretario alla Difesa Hagel ha parlato quindici volte al telefono col generale Al Sisi, invitandolo alla moderazione, e i risultati sono quelli che abbiamo visto. Del resto il primo agosto il segretario di Stato Kerry aveva detto che il golpe mirava a «ristabilire la democrazia», e da allora è stato difficile cambiare la percezione che in fondo Washington sta con i militari.

Traub attribuisce questa scelta al passaggio dalla dottrina moralista di Bush a quella consequenzialista di Obama: George W. voleva esportare la democrazia a tutti i costi, Barack si è convertito al realismo e pensa agli effetti delle sue scelte sull'interesse nazionale.

La crisi dimostra soprattutto quanto sia limitata l'influenza americana. Obama può anche tagliare gli aiuti, ma il suo miliardo impallidisce davanti ai 12 promessi da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait, per sostenere i militari dopo il golpe. La rete delle alleanze è molto complicata, perché se amici come Arabia, Emirati e Kuwait stanno con Al Sisi, altri alleati come Turchia e Qatar, che aiutano gli Usa in Siria, vorrebbero riportare Morsi al potere.

Se Obama critica i militari, viene accusato di essere complice degli estremisti islamici; se critica i Fratelli Musulmani, è complice di un golpe. Alienandosi Al Sisi, poi, la Casa Bianca rischia di riaprire le porte dell'Egitto alla Russia: Putin sta già dialogando con i militari egiziani, per prendere il posto degli Usa e ristabilire l'alleanza pre Camp David . E il premier israeliano Netanyahu, davanti al ritorno dei Fratelli Musulmani amici di Hamas, resterebbe al tavolo negoziale con i palestinesi appena imbandito da Kerry?

 

BROCCOLI OBAMA obama-egittoOBAMA MUBARAK GEORGE BUSH OBAMA FARAONE BARACK OBAMA SI TOGLIE LA GIACCA Obama incontra Mubarak in Egitto

Ultimi Dagoreport

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…

roberto gualtieri alessandro rivera fabrizio palermo francesco gaetano caltagirone

CHI NON SALTA, CALTA E'... – DIETRO ALLE DIMISSIONI DI FABRIZIO PALERMO DAL CDA DI MPS CI SAREBBE UN "SUGGERIMENTO" DI ROBERTO GUALTIERI: IL SINDACO DI ROMA, PRIMO AZIONISTA DI ACEA (HA IL 51%), AVREBBE CONSIGLIATO AL MANAGER DI NON RISCHIARE LA FACCIA PER LE BATTAGLIE (PERSE) DI CALTAGIRONE. “ALTRIMENTI AVRÒ DIFFICOLTÀ CON I MIEI DEL PD PER RICONFERMARTI ALL'ACEA” – LA “STAFFETTA” POSSIBILE CON ALESSANDRO RIVERA: L’EX DG DEL TESORO ARRIVA COME PRESIDENTE, MA TRA UN ANNO POTREBBE DIVENTARE CEO (SE PALERMO TENTASSE NUOVE AVVENTURE, DOPO IL FALLITO ASSALTO DI CALTARICCONE AL “MONTE”)

la stampa alberto leonardis carlo toto luciano tancredi antonio di rosa alessandro de angelis maurizio molinari

DAGOREPORT- LA ''SAE'' L’ULTIMA? PROSSIMAMENTE IN EDICOLA “LA STAMPA D’ABRUZZO”! BATTUTACCE A PARTE, LA NOTIZIA DEL GIORNO È L’INGRESSO DELL’ABRUZZESE DI CHIETI, CARLO TOTO, CON UNA QUOTA DEL 25%, NELLA NUOVA SOCIETÀ “SAE-LA STAMPA”, DI CUI L’ABRUZZESE DELL’AQUILA, ALBERTO LEONARDIS, MANTIENE IL CONTROLLO AL 51% - DOPO AVER ACQUISITO PER LA CIFRA RECORD DI 14 MILIONI DAGLI ANGELUCCI IL 40% DEL QUOTIDIANO ROMANO ''IL TEMPO'', ORA, FIUTATO IL VENTO, TOTO TRASLOCA VERSO UN GIORNALE DA POSIZIONARE SU UN CENTRO-SINISTRA BEN PETTINATO, ADEGUATAMENTE ANCORATO SUL TERRITORIO, CON UNA FORTE VOCAZIONE INTERNAZIONALE AD OPERA DI MAURIZIO MOLINARI – COM’È CONSUETUDINE NELLE OPERAZIONI DI LEONARDIS, TOTO AFFIANCA AGNELLI-ELKANN (TRAMITE UNA NUOVA SOCIETÀ NON PROFIT) CHE RESTANO COSÌ NELLA ''STAMPA” COL 20%, PIÙ VARIE FONDAZIONI E AZIENDE PIEMONTESI - IN POLE PER LA DIREZIONE, IL VETERANO ANTONIO DI ROSA; VICE: TANCREDI E DE ANGELIS...

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...