‘LE PEN’ DEI POPULISTI EUROFOBI - L’OFFENSIVA DELLA DAMA NERA DEL FRONT NATIONAL: UNA ALLEANZA ANTI-UE CON LEGA E PARTITI XENOFOBI OLANDESI, AUSTRIACI E BELGI - INTANTO FARAGE DICE NO AL PATTO CON LE PEN: ‘FN ANTISEMITA’

1. L'OFFENSIVA DELLA LE PEN
Anais Ginori per ‘La Repubblica'

La Francia rischia di perdere peso in Europa, con un Presidente dimezzato dal voto delle europee. Ma c'è una nuova stella francese che brilla nella costellazione dell'Ue. Marine Le Pen è partita ieri per Bruxelles, dopo una conferenza stampa nella sede del Front National.

«Vogliamo un referendum sull'adesione all'Unione» annuncia Le Pen che, forte del suo 25% nello scrutinio di domenica, ribadisce la richiesta a François Hollande di sciogliere l'Assemblée Nationale e convocare nuove elezioni. «L'attuale governo - dice - non ha nessuna legittimità per fare le riforme».

Hollande e Le Pen erano entrambi nella capitale belga a poche ore dal terremoto politico di domenica. Il Presidente ha partecipato con mestizia alla riunione dei capi di Stato e di governo. «Se l'Europa non cambierà - ha commentato - quello che è successo in Francia accadrà altrove».

Intanto, la leader del Front National ha iniziato un giro di consultazioni tra euroscettici. Con una pattuglia di ben 24 deputati, Le Pen si candida a essere la guida di un nuovo gruppo politico dentro all'europarlamento. Non c'è ancora un nome, ma esistono già delle alleanze.

«Diversi partiti si sono uniti al nostro movimento, come la Lega Nord», spiega Le Pen, raccontando di aver convinto Matteo Salvini a preferire il Fn ai populisti inglesi dell'Ukip di Nigel Farage, nella speranza di convincere anche quest'ultimo. Farage ha definito il Fn «antisemita» e ieri ha ribadito che non ci sarà nessuna intesa con Le Pen: «Scordatevelo».

Dentro al nuovo gruppo voluto da Le Pen dovrebbero confluire 5 deputati della Lega, 4 dell'olandese Pvv e 4 dell'austriaco Fpö e probabilmente 2 del partito xenofobo Democratici svedesi. Per formare un gruppo servono almeno 7 paesi. Mancano due nazioni per la "squadra" e Le Pen ha aperto il mercato. Ci sono discussioni in corso con il partito nazionale slovacco e con gli indipendentisti belgi del Vlaams Belang. Oltre all'Ukip, altri euroscettici hanno chiuso la porta al Fn: il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, il Partito del Popolo danese.

Le Pen ha invece smentito la possibilità di un avvicinamento con i neonazisti greci di Alba Dorata o con gli ungheresi di Jobbik. «Mi è stato fatto dire il contrario di quello che ho detto», ha affermato Le Pen, prendendosela con «uno stagista» che avrebbe diffuso una trascrizione erronea delle sue parole.

I contatti tra i partiti euroscettici restano comunque a una fase iniziale e la vicinanza politica è tutt'altro che forte. Lo dimostra la gaffe del vicepresidente del Front National, Florian Philippot, che interpellato a caldo su un possibile incontro tra Le Pen e Salvini si lascia sfuggire: «Salvini? Non ho idea di chi sia». Per poi precisare in tutta fretta: «Non mi occupo molto di queste cose».


ALAIN TOURAINE: ‘ORA IL RISCHIO E' UN GOLPE POPULISTA'
Anais Ginori per ‘La Repubblica'

«Senza un sussulto repubblicano, ci sarà un colpo di Stato democratico e populista ». Non è sorpreso Alain Touraine. «Il terremoto di domenica - dice il sociologo - è tutt'altro che inatteso. Solo una classe politica mediocre e scollegata dalla realtà è riuscita a non accorgersi di quel che stava covando in Francia».

La scalata di Marine Le Pen non è stata presa sul serio?
«La situazione non è seria. È tragica. Un francese su quattro ha votato per il Front National. Possiamo farci velo con l'astensione o con la particolarità di questo scrutinio europeo, che interessa poco alla gente. La verità è invece che c'è un movimento di massa che ha sfiduciato i cosiddetti partiti tradizionali: destra o di sinistra non fa differenza».

Dove nasce la svolta di questo partito nato nel 1972?
«Non c'è dubbio: nel 2011, quando è arrivata una Presidente
giovane e donna, con una forte capacità di connettersi alla pancia della gente. Anche Ségolène Royal era così. Sapeva captare gli umori, le paure del popolo. Sono convinto che il ventunesimo secolo appartiene alle donne, ne ho scritto in un libro. Purtroppo non immaginavo che Royal sarebbe stata sconfitta e che sarebbe stata una Le Pen la prima donna ad avvicinarsi così tanto all'Eliseo».

È davvero una minaccia?
«Se non ci sarà una reazione forte e coesa da parte della classe politica, è quel che potrebbe accadere alle presidenziali del 2017. Sarà un putsch democratico perché il Fn si rivolge non ai cittadini ma agli individui in quanto consumatori. È un approccio populista che annienta il nostro sistema di valori, il legame repubblicano del vivere insieme».

Si tratta solo di un voto di protesta o c'è qualcosa di più?
«Il Front National si sta costruendo sulle macerie della società industriale. Molti analisti sostengono che ha preso i voti operai. Ma la classe operaia non esiste più e il Fn è un partito postindustriale, che aggrega gli esclusi dei territori perduti. Sono gli elettori che non abitano nelle città-mondo, come dice Saskia Sassen. Il vero partito popolare oggi non è più la sinistra, che ormai rappresenta solo la classe media».

Il Front National è davvero nazionale perché si è diffuso in tutto il paese?
«Per un lungo periodo, è rimasto confinato soprattutto al sud, tra commercianti e classe media. Con il suo discorso sociale, Le Pen è riuscita a conquistare consensi nel nord est deindustrializzato. Ora, alle europee ha anche preso molti voti nell'ovest, in regioni un tempo democristiane e moderate».
Il paese si è assuefatto al discorso xenofobo e sciovinista del Fn, come sostiene Libération?
«La Francia è un paese particolare in cui ci sono sempre stati intellettuali impegnati. La nostra modernità si sviluppata attraverso un acceso dibattito intellettuale. Questa ‘Repubblica delle Idee' è scomparsa. La maggior parte dei francesi ragiona secondo logiche della società consumista, in cui i valori economici sostituiscono quelli morali, filosofici».

Hollande dovrebbe sciogliere l'Assemblée Nationale come chiede Le Pen?
«In una democrazia sana avrebbe senso. Il socialisti hanno avuto il 14% dei voti. Tenendo conto dell'astensione significa che rappresenta meno del 6% del paese. Hollande è il Presidente più impopolare da quando esistono i sondaggi. Come può portare avanti le difficili riforme di cui la Francia ha bisogno? Detto questo, convocare oggi nuove elezioni significherebbe consegnare il paese a Le Pen, con un rischio di guerra civile, perché una parte dei francesi non accetterebbe l'estrema destra al governo».

Cosa dovrebbe fare Hollande?
«L'unica strada è dare più poteri al primo ministro Manuel Valls, che gode di una sua popolarità. Ma il sistema presidenziale francese non lo permette. Valls è l'uomo giusto nel posto sbagliato. Non riesco a immaginare come Hollande potrà durare ancora tre anni in questa situazione esplosiva. Siamo andando contro un muro. Con gli occhi bendati».

 

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