PERCHÉ LA MERKEL DICHIARA GUERRA A OBAMA – GLI AFFARI DELLA GERMANIA CON LA RUSSIA DI PUTIN, DAL GAS AGLI ACCORDI DI LIBERO SCAMBIO, SONO PRIORITARI PER BERLINO MA INQUIETANO WASHINGTON CHE HA MESSO IN PISTA LA CIA

Marco Gorra per “Libero Quotidiano”

 

La decisione del governo tedesco di espellere dalla Germania il massimo responsabile dei Servizi di sicurezza statunitensi è quanto di più vicino ad una crisi diplomatica si sia visto tra i due Paesi nel Dopoguerra. Lo è non tanto per l’atto in sé quanto per il modo in cui questo è stato reso pubblico. Incombenze del genere non sono infrequenti. Solo, solitamente le si gestisce con maggiore discrezione.

NSA MERKEL OBAMA VIGNETTANSA MERKEL OBAMA VIGNETTA

 

Un episodio analogo si era avuto nel 1997, quando la Germania aveva espulso per spionaggio un diplomatico statunitense di stanza a Bonn. Quella notizia, però, si sarebbe venuta a sapere solo molto tempo dopo e solo per colpa di uno spiffero uscito da Washington e non certo da Berlino.

 

Che invece questa volta Angela Merkel abbia voluto -e in che modo- far sapere al mondo di avere spedito a casa lo spione americano segna un sensibile salto di qualità. La motivazione ufficiale - «Non si spiano gli alleati!» - è vistosamente pretestuosa (la Cancelliera non è una sprovveduta e a cosa servano i servizi segreti lo sa), e allo stesso modo è riduttivo inquadrare la cosa unicamente nel contesto dello scandalo Nsa.

OBAMA SPIAOBAMA SPIA

 

La verità è che tra Germania e Stati Uniti il clima ha iniziato a farsi pesante da un pezzo, e lo scontro innescato dal caso Snowden è solo un tassello. Il quadro di fondo è quello di una delle massime questioni di geopolitica per gli americani: quella russa.

 

Per Washington Vladimir Putin, specie alla luce del ritrovato attivismo dell’ultimo periodo, rappresenta una minaccia, ed il modo assai accomodante con cui dalla Casa Bianca si vede l’Europa maneggiare i rapporti con Mosca desta più di una preoccupazione. Che il cuore del problema (pure esteso ad altri Paesi della mittelEuropa e del Mediterraneo) vada individuato in Berlino per gli americani è sempre stato pacifico: l’Europa non ha una politica estera, ed in materia conta la posizione del Paese più influente dell’Unione, e cioè la Germania.

 

Anche perché sono proprio i tedeschi ad avere i maggiori interessi nel tenere un approccio soft nei confronti del Cremlino. Le tensioni, già alte, sono escalate nei mesi scorsi durante la crisi ucraina: da una parte gli americani a dare il massimo supporto ai separatisti e a premere perché l’Europa prendesse una posizione dura e netta contro Putin, dall’altra il Vecchio continente a frenare e a mantenersi non ostile a Mosca.

BERLINOBERLINO

 

L’istantanea più efficace del muro contro muro risale al 13 maggio scorso, quando si diffonde la notizia che nel cda della neonata Burisma Holding, prima società gasifera ucraina nella storia, è entrato R. Hunter Biden, figlio del vicepresidente statunitense Joe: in pratica, il numero due di Obama manda il figlio ad amministrare la società nata col compito di resistere al colosso russo Gazprom, sul cui libro paga figura l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder. La partita russa - partita in cui il gas gioca un ruolo non marginale -non potrebbe essere sintetizzata meglio di così.

 

snowden supercontrollato a moscasnowden supercontrollato a mosca

La questione moscovita gioca poi un ruolo anche negli altri fronti aperti tra Washington e Berlino. A partire da quello politico: nelle settimane scorse si sono avute rilevanti frizioni alla voce nomine europee. Che gli americani spingessero perché al ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski - falco superatlantista ed antirusso col pedigree - fosse assegnato un ruolo di peso non era un mistero(era già stato sponsorizzato per la successione di Rasmussen alla Nato), così come non lo era la contrarietà dei tedeschi all’ipotesi. Il braccio di ferro l’ha vinto Berlino, riuscendo a tenere fuori Sikorski (nel frattempo finito in uno scandalo intercettazioni dallo straordinario tempismo) da tutti i posti chiave.

 

Altro picco di tensione col caso Schulz. Ovvero il massimo oppositore del trattato di libero scambio Usa-Ue, che per l’America vale centinaia di miliardi di dollari (per tacere delle ricadute geopolitiche) e che la sinistra europea ha provato a boicottare in ogni modo. Vedere la Merkel spingere per lasciare Schulz nella stanza dei bottoni europea a maggior gloria dell’operazione Juncker ha creato malumori molto profondi.

ucraina ucraina

 

Questo il quadro, si capisce quanto delicata sia la situazione tra Washington e Berlino e quanto dirompente sia stato l’atto compiuto ieri dal governo tedesco. Semplice gioco al rialzo o avvisaglia di qualcosa di grosso in arrivo? Presto per dirlo. Di sicuro Obama dovrà battere un colpo a breve, ed allora si capirà quanto profondo sia diventato il solco tra Germania e Stati Uniti.

 

 

2. COSÌ L’INTELLIGENCE SPIAZZA LA CASA BIANCA

Paolo Valentino per Il “Corriere della Sera

 

«Se stai in una fossa, smetti di scavare», è il consiglio di Jim Hoaglan alla Cia, colta con le mani in una marmellata tedesca che si dimostra già molto indigesta per gli Stati Uniti. «È la cosa più stupida mai fatta da un’agenzia di intelligence— dice il premio Pulitzer editorialista del Washington Post — , da veri idioti. Per quanto ne sappia, hanno avuto da queste talpe informazioni che potevano ottenere da un’attenta lettura di giornali, siti online o da semplici background. Ma il prezzo pagato è incredibile: riporta le nostre relazioni con la Germania ai giorni del caso Snowden. Anzi, li peggiora perché c’è la recidiva».

 

PUTIN ORSO PUTIN ORSO

Stupore, incredulità, rabbia, imbarazzo sono i sentimenti prevalenti a Washington, di fronte ai nuovi sviluppi dello scandalo delle spie tedesche al soldo dei servizi segreti americani.

 

L’Amministrazione si limita a commenti di maniera. Ma alla Casa Bianca Barack Obama e il suo staff di politica estera sono furenti per un’operazione irresponsabile — lo spionaggio contro il principale alleato, in un momento delicatissimo di ricostruzione dei rapporti — che la Cia ha condotto tenendo all’oscuro il Presidente fino all’ultimo. Ancora il 3 luglio, quando a Langley già sapevano che il primo informatore era stato smascherato e arrestato in Germania 24 ore prima, Obama aveva telefonato alla cancelliera Angela Merkel per parlare della crisi Ucraina, senza essere stato messo a parte della cosa.

 

Anche l’ambasciatore americano a Berlino, John Emerson, non sapeva nulla di cosa stesse facendo il rappresentante dei servizi segreti nella sua missione, che pure gli è gerarchicamente subordinato. Confidandosi con un amico nei giorni scorsi, Emerson ha detto che «questa storia distrugge un anno di lavoro, nel quale ho cercato con qualche successo di riparare i danni del caso Snowden».

 

GASDOTTO GASDOTTO

Emerson ha subito anche l’umiliazione di essere convocato all’Auswärtigesamt, il ministero degli Esteri tedesco, proprio il 4 luglio, festa dell’Indipendenza, quando in Germania l’ambasciata e i consolati Usa aprono le porte ai tedeschi per celebrare l’amicizia tra i due Paesi e ricordare la Luftbrücke, il ponte aereo americano che nel 1948 salvò Berlino dall’accerchiamento sovietico.

 

La mancata informazione del livello politico pone il tema del controllo dell’attività di intelligence e solleva interrogativi su quanto in alto, nella catena di comando della Cia, fossero i funzionari al corrente dell’operazione tedesca. E’ ovvio che non tutte le covert operation dei servizi vengano portate all’attenzione della Casa Bianca. Ma in questo caso sarebbe stato essenziale, trattandosi di un campo minato, quello dei rapporti con Berlino, ancora convalescenti dopo la famosa gaffe del cellulare di Angela Merkel spiato dalla National Security Agency.

 

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«È assurdo — dice Bill Drozdiak, dell’American Council on Germany — che nessuno, di fronte all’offerta, abbia pensato alle conseguenze, pesando i benefici della fonte, che mi sembrano pochini, contro i costi politici potenziali che si stanno rivelando altissimi. Potevano scegliere di far bella figura e dire ai tedeschi che c’era uno dei loro funzionari pronto a vendere informazioni riservate. Sarebbe stato un modo esemplare per ristabilire la fiducia».

 

Ma non è andata così. E ora Barack Obama deve affrontare una crisi con Berlino molto più complessa e piena di trappole, proprio nel momento in cui avrebbe bisogno della piena collaborazione tedesca su temi caldi come l’Ucraina, il Medio Oriente, il negoziato commerciale transatlantico.

 

Una soluzione che il governo tedesco ha più volte sollecitato nell’ultimo anno, sarebbe un «patto di non spionaggio reciproco» sul modello di quanto gli Usa fanno già con Australia, Gran Bretagna, Canada e Nuova Zelanda. Ma Washington ha fin qui resistito, temendo che sull’onda delle Germania altri Paesi alleati possano poi invocare lo stesso trattamento. La nuova torsione impressa dall’espulsione di ieri potrebbe però spingere la Casa Bianca a ripensarci. 

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