draghi mattarella governo

PERCHÉ DRAGHI NON CI FA SAPERE SE VUOLE CANDIDARSI AL COLLE? – L’ACCUSA: “UN PO’ DELLA CONFUSIONE POLITICA È PROVOCATA DA DRAGHI, CHE NON CHIARISCE LE SUE INTENZIONI” - DA PARTE SUA, IL PREMIER TROVA CHE “È ABBASTANZA OFFENSIVO NEI CONFRONTI DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA IN CARICA’’ – DAGO: DRAGHI NON SI ESPORRÀ, PER RISPETTO ISTITUZIONALE, FINO AL 31 DICEMBRE PROSSIMO, QUANDO MATTARELLA PRONUNCERÀ IL RITUALE E (FORSE) ULTIMO MESSAGGIO DI FINE ANNO. A PARTIRE DAL 2 GENNAIO, MARIOPIO SARÀ LIBERO DI DIRE “GRAZIE, MA PREFERIREI DI NO” E RINUNCIARE UFFICIALMENTE AL COLLE

DAGOREPORT

mario draghi sergio mattarella

L’ottimo Ugo Magri, sull’Huffingtonpost.it, non la tocca piano: “Un po’ della confusione politica è provocata da Draghi, che non chiarisce le sue intenzioni. Mancano due mesi al voto sul Quirinale e ancora dobbiamo sapere se il presidente del Consiglio sarà candidato o meno”. (Vedi articolo a seguire).

 

Da parte sua, in una recente conferenza stampa, a tale proposito, il premier ha replicato: “Almeno una volta ogni ora circa mi fate questa domanda. La risposta è sempre la stessa: è abbastanza offensivo nei confronti del presidente della Repubblica in carica cominciare a pensare in questo modo. Secondo: non sono la persona giusta a fare questa domanda, le persone giuste sono in Parlamento".

 

mattarella draghi

Dunque Mario Draghi non si esporrà, per rispetto istituzionale, fino al 31 dicembre prossimo, quando Sergio Mattarella pronuncerà il rituale e (forse) ultimo messaggio di fine anno. A partire dal 2 gennaio, Mariopio sarà libero di dire “grazie, ma preferirei di no” e rinunciare ufficialmente al Colle.

 

 

LE PAROLE CHE DRAGHI NON DICE

Ugo Magri per Huffingtonpost.it

 

ugo magri

Un po’ della confusione politica è provocata da Draghi, che non chiarisce le sue intenzioni. Mancano due mesi al voto sul Quirinale e ancora dobbiamo sapere se il presidente del Consiglio sarà candidato o meno. Svariati indizi farebbero supporre di sì. 

 

Per esempio Draghi ha tollerato che il suo nome finisse nella giostra dei papabili, anzi in cima alla lista, senza mai smentire; non ha preso le distanze da Giancarlo Giorgetti nemmeno quando una semplice telefonata sarebbe bastata per intimare al ministro di lasciar perdere il semi-presidenzialismo “de facto” e l’idea ardimentosa che, con questa nostra Costituzione, il capo dello Stato possa fare le veci del premier. Imperturbabile quanto un Andreotti dei giorni nostri, Super Mario ha lasciato dire e fare.

 

il giuramento di mario draghi davanti a mattarella

Così nel suo silenzio sono fiorite mille ipotesi per la possibile successione: da Renato Brunetta in quanto ministro più anziano, a Daniele Franco nella sua veste di fedelissimo. Si è sparsa voce che, per non contrariare i partiti in vista dell’elezione, Draghi abbia un filo annacquato il proverbiale decisionismo facendosi concavo e convesso circa le misure da prendere su Green Pass, Reddito di cittadinanza e pensioni. 

 

Nelle cancellerie europee, nei salotti buoni, nei circoli della finanza, negli ambienti altolocati si dà praticamente per certo che il nostro uomo non disdegnerebbe di trasferirsi al Colle, qualora gli venisse offerto. Lo vedono già pronto all’ennesima arrampicata, dalla direzione generale del Tesoro alla Goldman Sachs, dalla Banca d’Italia alla Bce, adesso (forse) dalla guida del governo alla suprema carica della Repubblica. Insomma: la candidatura è sulla bocca di tutti, tranne che su quella del diretto interessato.

mattarella e mario draghi al quirinale

 

Una sua parola farebbe chiarezza; ma Draghi aspetta a pronunciarla, che è l’atteggiamento tipico di chi ci ragiona sopra e, prima di sbilanciarsi in via definitiva, vuole capire se potrebbe farcela, se in Parlamento troverebbe i voti, cosa gli chiederebbero in cambio i vari leader, quanti sarebbero i “franchi tiratori” e con quali argomenti li metterebbe a tacere. 

 

Lui si è finora sottratto nascondendosi sotto una foglia di fico (“per rispetto del presidente in carica”) e dietro a un’ovvietà (“sarà il Parlamento a decidere”). Fosse un personaggio qualunque, lo si potrebbe capire: non vuole bruciarsi anzitempo perciò traccheggia in attesa di piazzare la zampata. 

 

MATTARELLA COME DANAERYS TARGARYEN INVOCA DRAGHI

Però Draghi non è uno che passa per caso. Veste i panni di salvatore della patria che, per statura e competenza, il mondo ci invidia. È perno dell’equilibrio politico, dalle cui scelte personali discenderanno conseguenze a cascata: il destino della legislatura, la sorte delle riforme, i miliardi del Recovery Fund, il piano vaccinale specie in vista della terza dose. Qui nasce il paradosso.

 

Tra soli 60 giorni Draghi potrebbe raccogliere il testimone di Mattarella, eppure al momento nessuno è in grado di prevedere se questa maggioranza potrebbe reggere senza di lui, se un altro esecutivo sarebbe in grado di nascere, se il neo-presidente scioglierebbe eventualmente le Camere, se andremmo di corsa a votare in primavera, se la tregua reggerà fino al 2023 oppure a Palazzo Chigi tra pochi mesi ci ritroveremo Giuseppe Conte o Enrico Letta, Matteo Salvini o Giorgia Meloni, e come reagirebbe l’Europa, come la prenderebbero i mercati (per non dire degli italiani). 

MARIO DRAGHI E SERGIO MATTARELLA

 

In attesa di venirne edotti, si brancola letteralmente nel buio. L’incertezza scatena fibrillazioni, suscita nervosismi politici, moltiplica le manovre intorno al governo, attira speculatori e avvoltoi, indubbiamente favorisce chi mira allo sfascio. E la responsabilità, spiace ammetterlo, almeno in parte è della sfinge Draghi.

 

La via maestra per sciogliere l’ambiguità sarebbe che, mettendo da parte le pur legittime ambizioni, si presentasse davanti alle telecamere e pronunciasse il discorsino seguente: “Signori, nessuno pensi che io abbia accettato di guidare il governo come trampolino di lancio e, dopo appena dieci mesi in politica, io possa lasciare il lavoro a metà. 

 

mattarella draghi gualtieri

La mia unica ambizione è portare a termine l’impresa senza farmi confondere dalle sirene. Dunque non mi candiderò al Quirinale e prego tutti di lasciarmi in pace. Chiedo semmai, anzi a questo punto io lo pretendo, che lassù venga eletta una persona in grado di coprirmi le spalle, di difendermi fino a quando la mia missione da premier non sarà compiuta”. 

 

Rinuncerebbe al Colle, con supremo disinteresse e sprezzo della poltrona; ma la nebbia verrebbe spazzata via e Draghi passerebbe agli annali quale personaggio di levatura morale superiore; assurgerebbe a figura leggendaria, praticamente un eroe nazionale; gli farebbero i monumenti in piazza come a Mazzini e Garibaldi. 

 

sergio mattarella e mario draghi

Cincischiando invece in attesa che si sciolga il nodo del Quirinale, Draghi rischia il cliché - giusto o sbagliato - del solito italiano furbo, calcolatore, pronto a balzare sul treno giusto. Forse diventerebbe primo cittadino della Repubblica: se lo meriterebbe e pure dà lì darebbe certamente una grande mano all’Italia; ma perderebbe i superpoteri, e diventerebbe un politico come gli altri.

sergio mattarella e mario draghi

Ultimi Dagoreport

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO