PRENDING REVIEW - FELTRI: NONOSTANTE GLI ANNUNCI DI MONTI, LETTA E RENZI, IL DEBITO È CRESCIUTO FINO A 2.200 MILIARDI. E NE ABBIAMO DATI PURE 40 ALLA GRECIA! INVECE DI TAPPARE I BUCHI NOSTRI, REGALIAMO SOLDI A CHI NON CE LI RIDARA' MAI

Vittorio Feltri per “il Giornale

 

vittorio feltrivittorio feltri

Gli italiani, notoriamente vessati da un fisco predatorio, meriterebbero qualche spiegazione che mai nessuno si è sognato di fornire loro. Alcuni giorni fa si è appreso senza soddisfazione che il nostro gigantesco debito pubblico è salito a 2.200 miliardi circa. Una cifra spaventosa, causa primaria della nostra debolezza, visto che esso comporta il pagamento annuale di interessi elevati, senza i quali avremmo denaro a sufficienza per superare la crisi che ci attanaglia da tempo. Vabbè. Tutto sommato questa non è una novità, anche se non comprendiamo perché da 20 e passa anni siamo asfissiati da detto problema senza riuscire a risolverlo, nemmeno in parte.

RENZI E MONTI A PALAZZO VECCHIO RENZI E MONTI A PALAZZO VECCHIO

 

Ogni nuovo governo afferma di voler tagliare la spesa pubblica, costringe i cittadini a versare tasse crescenti e, nonostante ciò, il succitato debito continua ad aumentare. Misteri della democrazia. Silvio Berlusconi fu obbligato ad abbandonare Palazzo Chigi perché le cose finanziarie andavano male, e lo spread (scusatemi per la parolaccia) era a livelli insostenibili. Gli subentrò il presunto salvatore della Patria, Mario Monti, che c'inflisse balzelli a raffica, affermando che i sacrifici erano necessari per non fallire.

mario monti enrico letta mario monti enrico letta

 

Non di buon grado, mettemmo mano al portafogli nella speranza che i conti si sistemassero. Illusione. Il famigerato debito s'impennò ulteriormente, confermando una sensazione che albergava nei nostri cuori: il premier ci aveva preso in giro. Cosicché il senatore a vita e professore esimio tolse l'incomodo e per fortuna sparì, dopo un'esperienza elettorale tragicomica.

 

E fu la volta di Enrico Letta. La cui esperienza di capo del governo risultò breve come un sospiro. Frattanto che ne fu del debito pubblico? Peggio che pria, benché il giovin presidente del Consiglio avesse assunto Carlo Cottarelli con l'incarico di procedere alla spending review, che poi non è altro che la limatura della spesa (non capisco perché parlino in inglese dato che hanno già difficoltà con l'italiano corrente). Transeat.

 

MATTEO RENZI E LA BOMBA A ENRICO LETTA MATTEO RENZI E LA BOMBA A ENRICO LETTA

Cacciato pure Letta, tra squilli di trombe arriva Matteo Renzi. La sua dichiarazione inaugurale fu perentoria: aggiusto il bilancio recuperando grana grazie alla spending review. Davvero? Abbiamo finto di credere anche a questa bischerata. Che si dimostrò subito tale: l'unica spesa in effetti tagliata fu lo stipendio di Cottarelli, colui che avrebbe dovuto potare i rami secchi e sanare la contabilità statale. Licenziato l'uomo delle cesoie, nel timore che le usasse sul serio, il premier non osò più pronunciare l'espressione "tagliare la spesa" né in lingua madre né in inglese. In sintesi: il debito pubblico ha registrato un record, i suddetti 2.200 miliardi.

 

Ammazza che risanatori si sono succeduti alla guida del Paese. Eppure non se ne vergognano. Anzi, si danno un frego di arie, se la tirano da moderni statisti abilitati a compiere miracoli. In effetti un miracolo è sotto gli occhi di tutti: nessuno li ha ancora presi a calci. Un premier al quale sferrerei personalmente una pedata nel sedere è colui che prestò alla Grecia la bellezza di 40 miliardi di euro, pur edotto che Atene non li avrebbe mai restituiti. Se lo identificassi e lo interrogassi, so quale sarebbe la sua risposta: è stata la Ue a costringermi a sganciare quel monte di soldi.

CARLO COTTARELLI CARLO COTTARELLI

 

I nostri politici, allorché commettano una sciocchezza (per stare leggeri), si giustificano dicendo: abbiamo ubbidito a ordini europei. Bei pirla. Siamo la nazione più indebitata del mondo e, anziché colmare i nostri buchi, contribuiamo a tappare quelli della Grecia? Bisogna essere deficienti, e più di così non si può.

 

Il fatto che sia stata Bruxelles a indurci a cadere in errore non ci solleva dalla responsabilità di avere sciupato quattrini pubblici ossia dei cittadini. Incomprensibile anche la condotta dell'Unione, che ci rimprovera perché abbiamo accumulato un debito da capogiro, poi ci chiede d'incrementarlo per foraggiare un Paese in dissesto come la Grecia che, per giunta, non riesce a fronteggiare la spesa ordinaria, figuriamoci se avanza qualche spicciolo per tacitare i creditori.

 

renzi tsiprasrenzi tsipras

La quale Grecia, fra l'altro, nel momento in cui dirà apertamente - invece di menare il can per l'aia (ma esistono ancora le aie?) - di essere al default, in automatico non avrà più un euro di debito, visto che chi chiude bottega per insolvenza ricomincia da zero. Senza più pendenze, essa, se amministrerà decentemente il poco che ha, avrà l'opportunità di risorgere. E noi ce la prenderemo in saccoccia. Morale della favola. Quelli che hanno governato l'Italia si dividono in due categorie: molti ladri e altrettanti cretini. Scegliete voi chi votare.

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)