PROCESSO “CELESTE” - CON IL RINVIO A GIUDIZIO, IL GIUDICE FA SUO L’IMPIANTO ACCUSATORIO SECONDO CUI LA MAUGERI INCASSAVA SOLDI CHE POI TORNAVANO A DACCÒ E SIMONE CHE LI USAVANO PER SODDISFARE I VIZI DI FORMIGONI

1. CORRUZIONE, FORMIGONI RINVIATO A GIUDIZIO
Sandro De Riccardis per ‘La Repubblica'

Quelle vacanze extra lusso ai Caraibi, i viaggi in aereo per oltre 18 mila euro, la casa super scontata in Sardegna e molte altre «utilità economiche» costano a Roberto Formigoni, ex presidente della Regione Lombardia e attuale senatore del Nuovo Centrodestra, il processo nell'inchiesta sui fondi neri della fondazione Maugeri.

Dal prossimo 6 maggio, data della prima udienza davanti alla decima sezione penale, Formigoni - accusato di associazione a delinquere e corruzione, e indagato in altre due inchieste della procura - potrà difendersi dalle gravi accuse rivoltegli dai pm Antonio Pastore e Laura Pedio. Ieri, dopo cinque ore di camera di consiglio, il gup Paolo Guidi lo ha rinviato a giudizio insieme all'ex segretario generale della Regione Nicola Maria Senese, all'ex direttore della Sanità lombarda, Carlo Lucchina, e al dirigente regionale Maria Alessandra Massei.

Oltre ai funzionari del Pirellone, andranno a processo anche il faccendiere Pierangelo Daccò, già condannato a 10 anni per la bancarotta del San Raffaele e tuttora in carcere; l'ex assessore regionale Dc alla Sanità, Antonio Simone, poi diventato "consulente" sanitario; la sua ex moglie Carla Vites, accusata di riciclaggio per l'acquisto di un appartamento con denaro considerato provento di reato; Alberto Perego, compagno di Formigoni nell'appartamento condiviso con altri Memores Domini, «persona di fiducia» del Presidente, da cui avrebbe incassato oltre un milione di euro (11 anni di stipendio da governatore) per l'acquisto della villa in Sardegna, costata tre milioni.

A giudizio andranno anche il direttore amministrativo della Maugeri, Costantino Passerino, e Carlo Farina, che avrebbe sottoscritto i finti contratti di consulenza necessari per far partire il denaro della clinica verso i conti esteri di Daccò e Simone. Prosciolto invece dalla stessa accusa, un altro indagato, Mario Cannata.

Totalmente accolto, quindi, l'impianto accusatorio dei pm Pastore e Pedio, secondo cui la Maugeri avrebbe incassato circa 200 milioni di rimborsi per prestazioni sanitarie grazie a quindici delibere della giunta regionale. Soldi che poi sarebbero stati in parte distratti dalle casse della fondazione per tornare nella disponibilità di Daccò e Simone e da qui, utilizzati per soddisfare le necessità di Formigoni.

Per l'accusa, infatti, Formigoni avrebbe garantito «protezione globale alla Maugeri a fronte di illecite remunerazioni », dandosi da fare «affinché fossero adottati da parte della Giunta» provvedimenti ad hoc, anche in «violazione dei doveri di esclusivo perseguimento dell'interesse pubblico». Si dicono «amareggiati ma non sorpresi» i legali di Formigoni, gli avvocati Mario Brusa e Luigi Stortoni. «L'accusa non regge al vaglio critico, frutto di una forzatura del buon senso, delle prove e del diritto. Si contesta una ipotesi di corruzione senza individuare un solo atto attribuibile personalmente al presidente Formigoni».

2. TRA CHAMPAGNE, CONSULENZE E CROCIERE AI CARAIBI: LA PARTITA DOPPIA DEL CELESTE
Piero Colaprico per ‘La Repubblica'

È scoccata l'ora di Tangentopoli anche per Roberto Formigoni. Un tempo c'era la mazzetta di banconote, in busta o in valigia. Oggi, attraverso l'ex presidente della Regione, si vedono le «altre utilità»: anni e anni di lussuosi viaggi caraibici a Capodanno e cene a base di champagne, di affari immobiliari occulti mescolati alle mollezze delle crociere.

Questa «vita a sbafo», per i magistrati, si spiega con il «sistematico asservimento della discrezionalità amministrativa» della Regione alle esigenze dei faccendieri. L'«eccellenza sanitaria» lombarda nascondeva un fiume di soldi: che usciva dalle tasche pubbliche e veniva drenato per infilarsi nelle tasche private dei faccendieri. La razzia ammonta a circa 70 milioni ed è stata perpetrata, secondo la polizia giudiziaria, da due uomini legati indissolubilmente a Formigoni. Antonio Simone, ciellino di lungo corso, travolto dalla vecchia Tangentopoli. E Piero Daccò, imprenditore.

I due, che ancora tacciono o si proclamano innocenti, hanno giustificato quel denaro come il frutto di meritate «consulenze». Ma che non fossero consulenze lo provano i lavori surreali, appioppati dai due amici di Formigoni sia al San Raffaele, sia alla Fondazione Maugeri: paginette sulla vita marziana, copia-e-incolla di baggianate prese da Internet, robaccia delirante in lessico paramedico, dossier pagati centinaia di migliaia di euro (l'uno).

Soldi che prendono la via dell'estero, che s'inabissano nei paradisi fiscali. Soldi ai quali bisogna fare attenzione, perché nelle carte giudiziarie esiste un passaggio che viene ostinatamente «taciuto» dalla trincea difensiva. Lo potremmo definire «il non-miracolo della moltiplicazione dei soldi» di Formigoni.

I detective hanno analizzato tutti i conti dell'ex presidente della Regione, accertando che «non si registrano né prelievi bancomat, né emissione di assegni» compatibili con il suo tenore di vita. Accanto alle «significative disponibilità di denaro del quale non è nota la provenienza», si registra una sorta di risparmio totale, Formigoni molto meno di quanto serve alle «necessità quotidiane di una "comune" persona».

Spiegazioni? «Non mi sono mai messo in tasca un euro, anche Gesù ha sbagliato a scegliere un collaboratore»: queste alcune reazioni di Formigoni in pubblico. In privato, scaricava la sua rabbia persino sul cardinal Angelo Scola: «... magari a cercare degli amici cardinali che non dicano troppe str....». Il brogliaccio degli intercettatori regala il perfetto riassunto di uno stile: «Formigoni dice di essersela presa perché Scola ha dato il segnale di avere qualche dubbio su di lui (...) Formigoni continua a lamentarsi che altri amici non lo hanno difeso».

Ma come difenderlo? Ci sono ciellini che faticano a finire il mese e c'è, ormai in vista, lo stupefacente ménage del loro leader. La presentatrice tv Manuela Talenti ha acquistato una casa per 630mila euro, il pagamento è realizzato in parte con bonifici firmati Roberto Formigoni (55mila). Ma anche, accertano i detective, con denaro cash. Quando il segreto istruttorio finisce, Talenti si sfoga con i giornali: «Formigoni - dice lei - mi diede un contributo di circa 135mila (...) è stato da parte di entrambi un grande amore vero ». Da dove Formigoni prelevava i contanti per l'amatissima?

Nessuna risposta nemmeno sulla rata annuale d'iscrizione di Formigoni all'»Ordine militare costantiniano di San Giorgio» (280 euro), o sulla costosa crema per il viso che il politico (parola del suo segretario) usa «come colla per i manifesti». E sulle barche Ojala, Cinghingaia, Ad Maiora, per il branzino, il vino, il carburante, le lenzuola, il vasellame, le focacce, i giornali, quanto spendeva Formigoni? «Neanche un centesimo», ricorda il cambusiere.

E la splendida villa in Sardegna, acquistata da Alberto Perego, «capocasa» di Formigoni nella comunità dei Memores Domini, come mai è costa così (relativamente) poco (a loro)? E come mai Formigoni chiamava in Regione un funzionario di banca e consegnava «denaro contante per importi compresi tra i 5 e i 20mila euro... raccomandandosi di non farli transitare sul proprio conto corrente»?

In questa vita senza bisogno del portafoglio c'è la chiave che accende la macchina del rinvio a giudizio per corruzione e associazione per delinquere. L'ex presidente della Regione resta uno che, quando Daccò venne arrestato, disse ai giornalisti: «Mi pare faccia il consulente nel settore della Sanità». Ci aveva trascorso cinque Capodanni insieme. «Le ricevute delle spese? Le cerco», aggiunse. Per il 6 maggio, giorno d'inizio processo, le avrà trovate?

 

LA CONDANNA DI BERLUSCONI PELLEGRINAGGIO A PALAZZO GRAZIOLI ROBERTO FORMIGONI formigoni berlusconi rullo FORMIGONI SULLO YACHT DI DACCO'FORMIGONI SULLO YACHT DI PIERO DACCOFORMIGONI SULLO YACHT DI DACCO DACCO' - FORMIGONIANTONIO GALLO VERIDIANA MALLMAN E SIMONE GIANCOLA FONDAZIONE SALVATORE MAUGERI

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

la repubblica urbano cairo enrico mentana stefano cappellini theodore kyriakou

DAGOREPORT - SI ACCAVALLANO LE VOCI SUL CORTEGGIAMENTO A ENRICO MENTANA DELL’EDITORE DI ‘’REPUBBLICA’’, THEO KYRIAKOU, CHE INTENDE LANCIARE UNA RETE ALL NEWS-CNN, DIRETTA DAL CONDUTTORE DEL TG LA7 - S’AVANZA ANCHE L’IPOTESI DI UN ''DOPPIO MENTANA'': TV E DIRETTORE EDITORIALE DI “REPUBBLICA” - COSÌ IL MAGNATE GRECO SALVEREBBE CAPRA E CAPPELLINI (ALL’80% CONFERMATO ALLA DIREZIONE) - TRA MENTANA E IL PROPRIETARIO DI "ANTENNA GROUP", CI SAREBBE IL MACIGNO DELLA CLAUSOLA DI NON CONCORRENZA CHE RISCHIA DI TENERLO LONTANO DA UN ALTRO INCARICO PER UN ANNO E MEZZO - CHICCO DICE CHE QUESTA CLAUSOLA “NON C’È” - BENE, SE ‘’NON C’È’’, ALLORA NON SI COMPRENDE LA STIZZA RABBIOSA DELLA SUA LETTERA INVIATA AL “FOGLIO”, CONTRO L’EDITORE DE LA7, URBANETTO CAIRO… - VIDEO