vladimir putin dr evil

A PUTIN È PARTITA LA BROCCA PERCHÉ SENTE IL SUO POTERE SGRETOLARSI - RAMPINI: “HA FALLITO NELLA SFIDA PIÙ IMPORTANTE, LA MODERNIZZAZIONE DEL SUO PAESE. IL PIL RUSSO RESTA NETTAMENTE INFERIORE A QUELLO DELL'ITALIA. PUTIN HA RESO L’ECONOMIA PIÙ AUTARCHICA, MA I BENEFICI PER IL POPOLO RUSSO DOVE SONO?” - “IL PROCESSO ALL'ALLARGAMENTO DELLA NATO TRASCURA IL CONTESTO. POLONIA, PAESI BALTICI, UNGHERIA, CECOSLOVACCHIA, ‘APPARTENEVANO’ ALL'EUROPA E ALLA CULTURA OCCIDENTALE. NON APPENA CADDE LA CORTINA DI FERRO DELLA GUERRA FREDDA VOLLERO TORNARE ALLA LORO COLLOCAZIONE STORICA”

Federico Rampini per il "Corriere della Sera"

Vladimir Putin

 

Sui social media e nei talk show ha fatto proseliti fra noi la narrazione di Putin per giustificare l'invasione dell'Ucraina: l'Occidente ha accerchiato la Russia, l'allargamento di Nato e Ue sono stati attacchi alla sicurezza di Mosca. Anche chi non giustifica l'aggressione di uno Stato sovrano, sembra riconoscere delle attenuanti, dà atto alla Russia di avere subito dei torti.

 

Questa ricostruzione degli eventi non è nuova. Anche in America esiste da anni un dibattito autocritico sull'allargamento della Nato. Il più autorevole teorico della strategia di «contenimento» dell'Unione Sovietica agli albori della guerra fredda, il diplomatico e storico George Kennan, condannò la decisione d'includere molti ex-membri del Patto di Varsavia nell'Alleanza atlantica. Altri americani, seguaci del realismo di Henry Kissinger, pensano che l'Occidente si è fatto del male spingendo la Russia nella sfera d'influenza della Cina.

 

carro armato russo in fiamme

Prima di abbracciare la narrazione vittimista di Putin, però, bisogna ricostruire la cronologia e il contesto degli eventi. Il Muro di Berlino cade nel 1989. L'Unione Sovietica si dissolve nel 1991. Da quella disintegrazione nascono 14 repubbliche indipendenti fra cui l'Ucraina. Molto prima che la Nato inizi ad allargarsi a Est, l'America e i suoi alleati compiono gesti importanti per includere la Russia in una comunità che superi le vecchie divisioni.

 

Bill Clinton offre a Mosca una partnership stabile con la Nato e per un certo periodo si parla perfino di una sua adesione. Nel 1997, sempre sotto la presidenza Clinton, il G7 viene allargato per cooptarvi la Russia, e diventa il G8. È solo nel 1999 che la Polonia diventa un membro della Nato, i Paesi Baltici seguiranno nel 2004.

 

In quel periodo Putin non parla di accerchiamento, non considera l'America un nemico: l'11 settembre 2001 è il primo leader straniero a chiamare Bush per esprimergli solidarietà; offre sostegno logistico all'intervento militare in Afghanistan. Passano molti anni prima che il presidente russo «scopra» la mire aggressive degli occidentali.

putin colpito dal lanciacazzi 5

 

Il primo discorso della sua nuova dottrina arriva solo nel 2007 a Monaco. Nel 2008 invade la Georgia. Che cos' è accaduto per cambiare radicalmente la sua visione sul nuovo ordine che si è instaurato in Europa? La spiegazione più verosimile sono le «rivoluzioni arancioni», che gli fanno temere una perdita di consenso.

 

È quando si sente minacciato nel suo potere interno, che comincia a vedere congiure americane per rovesciarlo: dietro le manifestazioni di Mosca contro di lui indica la mano della Cia, e del magnate progressista ungherese-americano George Soros. Il teorema sulla Nato aggressiva, l'accusa all'Occidente di avere calpestato le promesse, è la reazione di un leader che sente vacillare il proprio potere interno.

esercito repubblica popolare lugansk

 

Lo applicherà ad ogni «rivoluzione arancione», compresa la rivolta di piazza Maidan a Kiev, che nel 2014 porta alla caduta a furor di popolo del presidente filorusso Yanukovich. Che gli americani e altri occidentali abbiano appoggiato le opposizioni a Putin e ai regimi filorussi dei paesi vicini, è innegabile. Però non bastavano la Cia e Soros a ispirare quelle proteste, dietro c'era il disagio reale delle popolazioni.

forze russe viste dal satellite

 

Putin ha fallito nella sfida più importante, la modernizzazione del suo paese. Certo ha rimesso ordine in casa rispetto agli anni caotici della presidenza di Boris Eltsin, quando la Russia si era impoverita al punto da avere un Pil equivalente a quello del Belgio. Oggi la ricchezza del paese è un po' migliorata - anche perché «indicizzata» al prezzo del petrolio e del gas - ma il suo Pil resta nettamente inferiore a quello dell'Italia.

 

canale telegram di zelensky

Poco davvero, per una nazione che ha quasi il triplo della popolazione italiana. La Russia rimane un petro-Stato, afflitto da arretratezze gravi, ha un'eccellente tradizione scientifica ma i suoi migliori laureati in matematica devono emigrare nella Silicon Valley in cerca di opportunità. Solo in un settore Putin ha avuto successo: la politica estera.

 

Dal Medio Oriente all'Africa, i militari russi hanno guadagnato posizioni strategiche e si sono «esercitati» per le prodezze compiute in Crimea. Dietro queste avanzate c'è la capacità di Putin di sfruttare le debolezze dell'Occidente. C'è anche l'unica modernizzazione riuscita, quella delle sue forze armate. Mentre l'economia russa restava arretrata, Putin l'ha resa più autarchica: ha meno debito pubblico, meno debito estero, meno dipendenza dai mercati finanziari occidentali; è un'economia che lui prepara da anni per resistere alle sanzioni.

missile a kiev

 

Ma i benefici per il popolo russo dove sono? Putin si è condannato a subire la maledizione degli Zar: i grandi modernizzatori come Caterina e Alessandro non riuscirono mai a migliorare il proprio paese portandolo al livello delle potenze occidentali; cercarono compensazioni nelle avventure imperiali.

 

La sindrome dell'accerchiamento non è una storia nuova: la Russia si è sempre sentita insicura e ha sempre «esportato» insicurezza cercando di allargare il proprio territorio per proteggersi dalle invasioni. Ha la superficie più vasta del pianeta, eppure non si sente mai abbastanza grande. Visto che non possiamo cambiare la storia russa, avremmo dovuto tenerne conto, evitando di risvegliare demoni antichi?

 

Il processo all'allargamento della Nato trascura il contesto. Polonia, Paesi Baltici, Ungheria, Cecoslovacchia, «appartenevano» all'Europa e alla cultura occidentale, quando il patto di Yalta li abbandonò nelle mani di Stalin dopo la Seconda guerra mondiale. Per quasi mezzo secolo furono soggetti al dominio sovietico.

vladimir putin.

 

Non appena cadde la cortina di ferro della guerra fredda vollero tornare alla loro collocazione storica. Respingere quelle richieste sarebbe stato un ulteriore tradimento. Putin del resto non vorrebbe solo ricacciare la Nato dietro i confini del 1997. Osteggia anche l'adesione dell'Ucraina all'Unione europea, la civile, pacifista, inerme Unione europea, che non schiera missili alle sue frontiere.

volodymyr zelensky mezzi russi in fiamme a kievvalery gerasimov sergei shoigualeksandr lukashenko soldati ucraini bandiere russe a lugansk vladimir putin mezzi russi distrutti razzo a chernihiv immagini dei mezzi russi dal satellite soldato ucraino

Ultimi Dagoreport

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…