merkel coronavirus germania

QUANTO SO’ STRONZI MA QUANTO SO’ BRAVI - I TEDESCHI HANNO DIMOSTRATO DI SAPER GESTIRE MEGLIO DI TUTTI L'EMERGENZA COVID 19 - GRAZIE A UNA SANITÀ CHE NON HA RIVALI (GRAN NUMERO DI TAMPONI, NUMEROSI POSTI LETTO IN TERAPIA INTENSIVA E PROTEZIONE DEI MEDICI), UNA CLASSE DIRIGENTE ALL'ALTEZZA E UNA CATENA DI COMANDO COMPATTO HANNO DIMOSTRATO CHE IL “MODELLO ITALIANO” FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI…

Emiliano Fittipaldi per https://espresso.repubblica.it/

 

CONTE MERKEL

A due mesi dall'inizio della pandemia, la risposta della Germania all'emergenza coronavirus sembra essere quasi perfetta. Almeno in confronto a quella messa in campo da altri paesi. Anche il “modello italiano”, rispetto a quello tedesco, è poca cosa. Nella gestione della crisi i nostri cugini ci hanno surclassato. Dimostrando un'organizzazione superiore nell'emergenza sanitaria, una classe dirigente all'altezza a livello nazionale e territoriale, e una catena di comando compatta. Fattori che oggi permettono a Berlino di pianificare con rapidità la “Fase 2”, quella del rilancio dell'economia nazionale.

monaco germania ai tempi del coronavirus

 

Molti gli elementi-chiave del successo tedesco. Ecco i quattro più rilevanti.

 

1) TEST, TERAPIE INTENSIVE E POSTI LETTO

Qualche settimana fa molti scienziati italiani spiegavano che tutte le nazioni europee avrebbero avuto, nessuna esclusa, una curva dei contagi e dei morti simile alla nostra. In Germania, invece, l'epidemia ha avuto una storia diversa. Se il numero accertato dei contagiati è di poco inferiore a quello italiano (181 mila contro 146 mila), il tasso di letalità del morbo tra i tedeschi è oggi fermo al 3,5 per cento, contro il 13 per cento del nostro Paese. In numeri assoluti, 24 mila morti contro 4.600. «La pandemia da noi è sotto controllo», può affermare soddisfatto il ministro della Salute Jens Spahn, sicuro che il Fattore R0, il tasso d'infezione, sia ormai sceso allo 0,7.

 

report apple sugli spostamenti germania

Come si giustifica una difformità così marcata? La Germania, semplicemente, non era impreparata allo tsunami del Covid 19. L'Italia, sì. Al netto delle differenze sociali e culturali che hanno permesso ai teutonici di proteggere meglio gli anziani (come spiegato dall'Espresso un mese fa), i tedeschi hanno fatto un uso massiccio dei tamponi fin dai primi giorni della crisi - ben 350 mila a settimana in media - che hanno permesso di isolare subito i positivi e tracciare i contatti. L'Italia a oggi ne conta poco più della metà. Ma abbiamo recuperato solo ad aprile: nelle prime, decisive settimane ne abbiamo fatti troppo pochi, seguendo protocolli errati e tattiche obsolete.

 

La Germania ha poi protetto meglio i suoi medici e infermieri attraverso una distribuzione massiccia di dispositivi di protezione di cui aveva fatto scorta in precedenza, e ha riconvertito alla svelta fabbriche nazionali per produrre mascherine in house. Dal prossimo agosto potranno distribuirne 200 milioni al mese, mentre in Italia dipenderemo ancora dai mercati esteri, diventati far west per speculatori.

 

coronavirus germania

Gli ospedali tra Berlino e Monaco, inoltre, non sono mai andati al collasso: la telemedicina a distanza ha funzionato bene. Altro confronto impietoso è quello sul numero di terapie intensive, unica arma per salvare i pazienti Covid più gravi: all'inizio della crisi l'Italia (60 milioni di abitanti) ne aveva poco più di 5 mila, la Germania (83 milioni di abitanti) ben 28 mila, il sestuplo.

 

Presto i tedeschi potranno contare su 40 mila unità salvavita, grazie alle industrie che producono ventilatori meccanici. In Italia ce n'è solo una, la piccola Siare Engineering. Appena 35 dipendenti e 120 pezzi prodotti al mese. Il governo ha mandato l'esercito per potenziare la produzione mensile, che – grazie all'aiuto di Ferrari e Fca – è arrivata a 500 pezzi. Troppo poco per il fabbisogno nazionale in caso di recrudescenza dell'epidemia.

 

2) FABBRICHE SEMPRE APERTE

In Germania il combinato disposto di investimenti massicci sul sistema sanitario nazionale, di tamponi a tappeto e di terapie intensive per ogni paziente ha permesso dunque di avere pochi decessi rispetto all'Italia. Ma, pure, di non bloccare del tutto l'attività economica.

 

CONTE MERKEL

Così se il 95 per cento delle aziende tricolori che lavorano acciaio si sono dovute fermare, in Germania le aziende siderurgiche, e non solo, hanno continuato a lavorare (quasi) a pieno regime. Come ha dimostrato lo studio della Fondazione Edison sui consumi elettrici industriali delle due settimane centrali di marzo: le tabelle segnalano un calo del 25 per cento tra Lombardia e Sicilia, al 5 per cento nei lander tedeschi.

 

Il lockdown totale all'italiana è stato evitato, e così anche il crollo dei consumi risulta essere meno drammatico: secondo uno studio di McKinsey gli italiani hanno tagliato la spesa del 40 per cento, i tedeschi del 20. Un contenimento consentito anche dal mostruoso scudo economico alzato dal governo federale: un ombrello da 1.500 miliardi di euro tra garanzie (oltre 1.200 miliardi) e nuovo debito pubblico, in modo da proteggere aziende, lavoro e salari. La recessione colpirà anche loro, ma secondo tutti gli istituti di ricerca l'impatto sarà meno devastante rispetto agli stati più colpiti.

 

coronavirus germania 2

3) COMPETENZA DELLA CLASSE DIRIGENTE

L'eccezione tedesca nel controllo del coronavirus, a due mesi dall'inizio della pandemia, è dunque un fatto assodato. Non dipende né da manipolazioni (complottisti ipotizzano che Angela Merkel nasconda le reali statistiche dei morti teutonici), né dalla dea bendata. Ma da abilità che altre nazioni, piaccia o meno ai nazionalisti, non hanno in dotazione. O, se le avevano, non hanno saputo usare.

 

Date le circostanze e la eterogeneità della coalizione di maggioranza, in molti sostengono che Palazzo Chigi abbia fatto il massimo possibile. Che poteva andare anche peggio. Forse l'analisi è fondata. Ma è indubbio che davanti alla sfida del Covid la struttura amministrativa, la burocrazia e la qualità della classe dirigente italiana non reggono il confronto con quelle tedesche.

 

Al netto dell'esistenza di un piano pandemico funzionale che noi non avevamo («siamo prontissimi», disse incautamente Giuseppe Conte il 27 gennaio scorso), le polemiche quotidiane tra Roma e i vari governatori sono un unicum europeo. Anche la guerra feroce tra le varie Regioni, combattuta sulle contrapposizioni Nord-Sud e destra-sinistra, è caratteristica nazionale di cui non andare fieri.

giuseppe conte angela merkel 1

 

In più, se in Italia non si capisce chi dispone e chi delibera, la catena di comando tedesca è sempre rimasta chiara e definita. La Germania è uno Stato federale, i lander hanno poteri e deleghe rilevanti, ma la responsabilità politica e l'onere del coordinamento finale è in capo al governo della Merkel, a capo di un partito conservatore che – non a caso – sta volando nei sondaggi verso il 40 per cento dei consensi.

 

La baraonda di ordinanze locali è tipica della crisi Covid italiana: in Germania nessuna babele di regole ha creato confusione tra i cittadini. A Roma anche la comunicazione del rischio è stata caotica (vedi la fuga di notizie sul lockdown in Lombardia e il successivo assalto ai treni verso Sud, o le cangianti opinioni dei virologi). In Germania parla solo l'esecutivo e gli scienziati dell'Istituto Koch.

coronavirus germania 1

 

La Merkel, inoltre, non ha creato tre-quattro task force diverse con centinaia di consiglieri , con conseguente contrasti di competenze e confusione decisionale. Così se in Italia i piani sulla riapertura sono ancora avvolti nel mistero (Conte ha annunciato che entro il wekeend svelerà il suo progetto), in Germania dopo un solo mese di lockdown sono già pronti. Tanto che le fabbriche strategiche, da quelle meccaniche all'industria dell'auto, sono ripartite. La Volkswagen ha riaperto ieri dopo solo un mese di stop, Audi seguirà a fine aprile. Gran parte dei negozi fino a 800 metri quadri hanno già rialzato le serrande.

 

A sud delle Alpi la riapertura di aziende e uffici, ipotizzata i primi di maggio, sarà comunque zavorrata dalle scuole chiuse: gli studenti italiani torneranno in aula, se tutto va bene, a settembre. Quelli teutonici il 4 maggio saranno in classe a rispondere all'appello. Con i maestri in aula e le mense funzionanti, i genitori tedeschi potranno tornare al lavoro senza chiedersi a chi lasciare la prole. «La Germania ha riportato risultati parziali, serve estrema cautela. Ma la direzione è buona», ha spiegato la Cancelliera qualche giorno fa.

 

MORTI CORONAVIRUS GERMANIA

4) LEADERSHIP ECONOMICA

Nessuno, all'inizio della pandemia, aveva immaginato che la leadership economica e politica dei tedeschi in Europa si sarebbe confermata in tutta la sua evidenza anche nella battaglia al Covid 19. «L'Italia è due settimane avanti agli altri paesi europei, avranno tutti i nostri medesimi problemi», ripetevano da Palazzo Chigi e dal Comitato tecnico-scientifico. Per quanto riguarda la Germania, si sbagliavano.

 

L'efficienza tedesca non sempre è applaudita come esempio virtuoso. Un pezzo della classe dirigente di M5S e della Lega soffia su italiche antipatie anti-tedesche da anni. Strategia populista agevolata da un complesso (d'inferiorità?) di una parte consistente del paese nei confronti dei ricchi e severi germanici. Per molti veri responsabili, insieme alla Ue, del declino economico dell'Italia degli ultimi vent'anni.

 

giuseppe conte angela merkel 3

A poche ore dal cruciale Consiglio europeo del 23 aprile, escludendo le fake news dei pasdaran grillini e dei seguaci di Matteo Salvini, molti osservatori di estrazioni diverse sono concordi nel sostenere che i tedeschi debbano adesso esercitare la loro egemonia nell'era del Covid con maggiore responsabilità rispetto a crisi recenti.

 

Concedendo dunque una solidarietà fattiva ai partner più fragili del meridione, Spagna, Italia e Grecia in primis. In modo da salvare (e rilanciare) l'Europa unita, e l'economia comune. E proteggere, come sostiene pure l'ex cancelliere Gerhard Schroder e l'ex presidente del Bundestag Lammert, la stessa economia tedesca. Che prospera soprattutto grazie al manifatturiero, alle sue esportazioni e quel surplus commerciale citato da Conte in un'intervista polemica.

 

coronavirus tampone germania

La partita che si gioca nei prossimi giorni in merito agli eurobond o coronabond che dir si voglia, sul “surrogato” chiamato recovery fund, insomma sulla parziale mutualizzazione del debito e sugli aiuti per evitare il collasso delle frangibili economie mediterranee, sarà dunque decisiva. Per l'Italia, ma anche per la Germania. Vincere per 10 a zero e umiliare quelli i partner non conviene neanche ai più forti. I falli di reazione sono imprevedibili, e porterebbero conseguenze nefaste per tutti.

germania coronavirus

Ultimi Dagoreport

leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - IL DISASTROSO DEBUTTO TELEVISIVO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO, CHE DOVEVA INCORONARE LA NUOVA STAR DEL CAPITALISMO ITALIANO PRONTO A PRENDERE IL POSTO DI JOHN ELKANN IN FUGA, HA SPINTO GLI “ADDETTI AI LIVORI” A DOMANDARSI: “CHI GLI VUOLE COSI MALE DA SUGGERIRE CHE ERA GIUNTA L’ORA FATALE DI DARSI UN’IMMAGINE PUBBLICA, ESPONENDOLO A ‘STA FIGURACCIA DA MILIARDARIO RINCITRULLITO CHE IN MEZZ’ORA HA PROMOSSO QUELLO SVALVOLATO DI LAPO ELKANN IN ARISTOTELE?” - FORSE LA RISPOSTA ALL’"HARAKIRI CATODICO" DI DEL VECCHIO JR ARRIVERÀ DOMENICA 8 FEBBRAIO DA UN'INCHIESTA DI “REPORT” SU ‘’EQUALIZE’’, LA CRICCA DI SPIONI MILANESI CHE PER ANNI HA DOSSIERATO PER CONTO DI GRANDI AZIENDE, POLITICI, BANCHIERI E IMPRENDITORI, TRA I QUALI SPICCA PROPRIO IL RAM-POLLO DEL VECCHIO - DAI VERBALI DEI PM MILANESI ESPLODE UN DELIRIO DI TRUFFE, RICATTI, INTERCETTAZIONI:“VOGLIO SAPERE I SOLDI NASCOSTI CHE HA MIA MAMMA, MIO FRATELLO, L’ALTRO MIO FRATELLO, MIO CUGINO, TUTTA LA FAMIGLIA…” - "REPORT" TIRA IN BALLO NON SOLO LA GUERRA DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO SULL'EREDITA' DA SOGNO, DA 4 ANNI FERMA AL PALO, MA ANCHE UN POSSIBILE COLLEGAMENTO DI QUESTE ATTIVITÀ ILLEGALI CON IL RISIKO BANCARIO MPS E MEDIOBANCA...

donald trump flavio briatore

CIAO “BULLONAIRE”, SONO DONALD! – TRUMP, CON TUTTI I CAZZI E I DAZI CHE GLI FRULLANO NELLA TESTA, ALMENO DUE VOLTE A SETTIMANA TROVA IL TEMPO PER CAZZEGGIARE AL TELEFONO CON IL SUO VECCHIO AMICO FLAVIO BRIATORE – DA QUANDO HA VENDUTO IL TWIGA, L’EX FIDANZATO DI NAOMI CAMBPELL E HEIDI KLUM E' UN PO' SPARITO: CENTELLINA LE SUE APPARIZIONI TV, UN TEMPO QUASI QUOTIDIANE - IN DUE MESI È APPARSO NEI SALOTTI TV SOLO UN PAIO DI VOLTE: UNA A DICEMBRE A "DRITTO E ROVESCIO" CHEZ DEL DEBBIO, L’ALTRA MERCOLEDÌ SCORSO A “REALPOLITIK” MA NESSUNO SE N’È ACCORTO (UN TEMPO BRIATORE FACEVA NOTIZIA)

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…