raul gardini

QUELLA VALIGETTA DI GARDINI PORTATA A BOTTEGHE OSCURE – CHI INTASCO’ IL MILIARDO DI LIRE DI TANGENTI ENIMONT DESTINATE AL PCI? FORSE LO RACCONTA NELLA NUOVA SERIE TV “1993” SU SKY – ALLA BASE DELLA MAXI MAZZETTA GLI SCONTI FISCALI PROPOSTI ANCHE DAL PCI A FAVORE DELLA FUSIONE DELL’ENI CON LA MONTEDISON – CHI POTEVA SAPERLO SI E’ SUICIDATO (O L’HANNO SUICIDATO?)

 

Maurizio Tortorella per La Verità

 

Via delle Botteghe OscureVia delle Botteghe Oscure

Volete conoscere l’ultima novità sulle tangenti rosse? Aspettate la prossima primavera. Dicono che la nuova serie televisiva 1993, che allora andrà in onda su Sky, finalmente svelerà uno dei più grandi misteri del capitolo sinistrorso di Mani pulite. E cioè l’identità di chi, nel dicembre 1989, intascò il famoso miliardo di lire in contanti che Raul Gardini, imprenditore ravennate, portò in una valigetta a Botteghe oscure, mitica sede romana del Pci-Pds. Volete sapere come finirà?

 

1988 walter veltroni achille occhetto1988 walter veltroni achille occhetto

Se fosse vero il nome che si sussurra, Massimo D’Alema potrà agevolmente chiedere danni per 1 miliardo di euro, visto che nell’aprile 1994 una sentenza (di primo grado, ma poi il reato è andato prescritto e il processo è finito) ha stabilito che effettivamente Gardini aveva finanziato illecitamente quel che restava del disciolto Pci, per ringraziarlo di avere agevolato in Parlamento un regalo fiscale da 800 miliardi all’Enimont, la società nata dalla fusione tra la sua Montedison e la chimica dell’Eni.

 

GABRIELE CAGLIARI RAUL GARDINIGABRIELE CAGLIARI RAUL GARDINI

Quella sentenza, però, disse anche che il destinatario era impossibile da individuare. Perché a quel punto, purtroppo, Gardini non poteva più parlare, visto che era morto suicida nel luglio 1993. E c’erano testimonianze processuali molto precise sul miliardo, ma troppo vaghe sul destinatario finale: fu detto che i soldi erano stati portati in una valigetta «al secondo o al quarto piano» di Botteghe Oscure; e che Gardini «aveva contatti diretti con il segretario del partito, Achille Occhetto, e con D’Alema». Stop.

 

Così la sentenza, alla fine, decise che «il destinatario non era semplicemente una persona, bensì quella forza di opposizione che aveva la possibilità di risolvere il grosso problema (fiscale, ndr) di Gardini». Un garantismo inusitato, visto che Bettino Craxi, con gli stessi elementi per i soldi destinati al Psi, fu condannato. Craxi «non poteva non sapere». I comunisti, invece, sì.

 

Massimo D\'AlemaMassimo D\'Alema

Sono davvero tanti, e grandi, i misteri rimasti appesi al capitolo delle tangenti rosse, emerse 25 anni fa con il crollo della prima Repubblica: servirebbe un’enciclopedia, per elencarli. Una cosa è sicuramente vera, e cioè che le tangenti del Pci-Pds furono più difficili da colpire, per magistrati e inquirenti. Il sistema di finanziamento occulto del Pci era identico a quello degli altri partiti, ma avveniva in modo più furbo. Perché una cosa è ricevere una mazzetta, e con quella pagare i funzionari di partito; ma cosa ben diversa è incassare ricche e lecite sponsorizzazioni per le feste dell’Unità , oppure ottenere «in prestito» il lavoro di migliaia di dipendenti e funzionari, i cui stipendi vengono pagati dalle cooperative rosse.

 

primo greganti fotogramma primo greganti fotogramma

C’è un’altra verità: anche i magistrati (e non erano tanti) che avevano voglia d’indagare a fondo sulle tangenti del Pci-Pds si trovavano di fronte indagati che non collaboravano. Non parlavano, nemmeno se arrestati. Mai. Tipico rappresentante di tanta durezza fu il torinese Primo Greganti , il granitico «Signor G»: il funzionario del Pci e poi del Pds, che fu arrestato a Milano nel marzo 1993, un anno dopo lo scoppio di Tangentopoli, e condannato definitivamente a tre anni di reclusione per corruzione nel marzo 2003.

 

MARCELLO STEFANINIMARCELLO STEFANINI

Negli anni Ottanta e Novanta Greganti aveva lasciato le impronte su molti affari, pubblici e privati, sempre agendo in nome e per conto del partito. Aveva intascato, per esempio, tangenti per 1,2 miliardi di lire destinate al Pci-Pds dal gruppo Ferruzzi in cambio degli appalti Enel. Ma il Signor G contrastò quell’accusa: restò in cella a San Vittore per cinque o sei mesi, e difese il Partito sostenendo di avere millantato in suo nome. I soldi, Greganti, li aveva presi per sé.

 

Fu un punto cruciale dell’inchiesta, che a quel punto rischiava di abbattersi come un treno sul tesoriere del Pci-Pds, Marcello Stefanini, presunto destinatario della somma. La storia sarebbe cambiata. Ne era più che consapevole il segretario Achille Occhetto, il quale dichiarò enfaticamente che se gli fosse arrivato un avviso di garanzia sarebbe stato «un colpo di Stato», e che «i compagni sarebbero scesi nelle piazze».

 

antonio di pietro magistratoantonio di pietro magistrato

Su Greganti indagava il sostituto procuratore milanese Tiziana Parenti, poi divenuta parlamentare di Forza Italia. Ma il capo del pool Mani pulite, il procuratore aggiunto Gerardo D’Ambrosio (che nel 2006 sarebbe stato eletto deputato per i Democratici di sinistra, eredi del Pci-Pds), scovò la prova che scagionò dall’accusa di finanziamento illecito il Signor G e soprattutto Stefanini. D’Ambrosio condusse un’indagine parallela e «con un colpo di fortuna» trovò un preliminare d’acquisto per un immobile in via Tirso, a Roma.

craxi mani pulitecraxi mani pulite

 

In quella scrittura privata, siglata nel giugno 1991, Greganti s’impegnava a versare al venditore più di un miliardo di lire. Il documento, insomma, «assolveva» Stefanini perché forniva una plausibile spiegazione sulla destinazione dei soldi: non erano finiti nelle casse del Pci-Pds, ma nella casa di Greganti. Inutilmente Tiziana Parenti cercò di contrastare con la logica la verità salvifica di D’Ambrosio: perché mai il Signor G, prima che in cella gli fosse stata mostrata la copia di quel contratto, non aveva mai accennato alla carta che invece lo avrebbe così facilmente scagionato dall’accusa di finanziamento illecito e gli avrebbe evitato mesi e mesi di carcere? Non servì a nulla.

parenti tizianaparenti tiziana

 

Greganti e Stefanini uscirono di scena e il Pci-Pds si salvò. Eppure c’era un terzo elemento, se possibile ancora più strano e anomalo. Quasi tutti, in questo strano Paese, lo hanno sempre ignorato. Nel 1993 Greganti si era difeso accusandosi di avere allegramente fregato un miliardo e 200 milioni, soldi di una corruzione che aveva incassato per sé, mentre chi li versava era sicuro fossero destinati al Pci - Pds. Ma allora come mai, almeno per altri otto anni, è rimasto ufficialmente in affari con il Partito e con i suoi eredi politici? È stato così fino al giugno 2001, quando è andata in fallimento la Eipu, una società che raccoglieva pubblicità per le feste dell’Unità . Greganti ne era azionista, e la Eipu era controllata dalla Sevar, la società editoriale dei Democratici di sinistra, che ne controllava direttamente l’80 per cento.

ANTONIO DI PIETRO SAVERIO BORRELLI GERARDO DAMBROSIO ANTONIO DI PIETRO SAVERIO BORRELLI GERARDO DAMBROSIO

 

L’ultima stranezza è che Stefanini venne interrogato nel settembre 1993 dai magistrati del pool Mani pulite, a Milano, e dichiarò loro di aver «interrotto i rapporti con la Eipu di Greganti» già alla fine del 1989. E fu incredibilmente creduto. Greganti, va detto, fu poi celebrato come un eroe in vari congressi e manifestazioni pubbliche dei Ds. Alla fine, serenamente, aveva ottenuto anche la tessera del Partito democratico. Ormai settantenne, il Signor G è infine riemerso giudiziariamente il 7 maggio 2014, quando è stato riarrestato per le corruttele su certi lavori di Expo 2015, a Milano.

 

GERARDO DAMBROSIO CI PENSA GERARDO DAMBROSIO CI PENSA

Secondo gli inquirenti, il suo ruolo era «coprire a sinistra » la distribuzione degli appalti, coinvolgendo le grandi cooperative rosse. Greganti è stato in cella fino all’8 agosto, ovviamente tacendo. Poi, il 26 novembre 2014, ha patteggiato 3 anni di reclusione ed è nuovamente uscito di scena, dignitoso e granitico come sempre. Proprio come nel 1993, tutti i suoi vecchi compagni, e cioè gli esponenti del disciolto Pci che nel frattempo sono trasmigrati nel Pd, hanno fatto finta di non sapere chi fosse o di non vederlo da decenni.

 

D’Alema lo ha velenosamente ricordato come il vecchio millantatore di Tangentopoli: «Già 20 anni fa usava tangenti chieste in nome del Pci-Pds per comprarsi la casa». Povero Greganti… Cinque giorni dopo il suo arresto, la sezione del Pd di San Donato Torinese gli aveva perfino sospeso la tessera, e il segretario della «cellula» si era detto certo che avesse fatto «tutto per sé e non per il partito». Chissà se gliel’hanno mai restituita.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?

giorgia meloni ignazio la russa

DAGOREPORT - LA RISSA CONTINUA DI LA RUSSA - L’ORGOGLIOSA  CELEBRAZIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE, NUME TUTELARE DEI DELLE RADICI POST-FASCISTE DEI FRATELLINI D'ITALIA, DI SICURO NON AVRÀ FATTO UN GRANCHÉ PIACERE A SUA ALTEZZA, LA REGINA GIORGIA, CHE SI SBATTE COME UN MOULINEX IN EUROPA PER ENTRARE UN SANTO GIORNO NELLE GRAZIE DEMOCRISTIANE DI MERZ E URSULA VON DER LEYEN - DA MESI 'GNAZIO INTIGNA A FAR DISPETTI ALLE SORELLE MELONI CHE NON VOGLIONO METTERSI IN TESTA CHE A MILANO NON COMANDANO I FRATELLI D'ITALIA BENSI' I FRATELLI ROMANO E IGNAZIO LA RUSSA – DALLA SCALATA A MEDIOBANCA ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, DAL CASO GAROFANI-QUIRINALE ALLO SVUOTA-CARCERI NATALIZIO, FINO A PROPORSI COME INTERMEDIARIO TRA I GIORNALISTI DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ E IL MAGNATE GRECO IN NOME DELLA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE – L’ULTIMO DISPETTUCCIO DI ‘GNAZIO-STRAZIO ALLA LADY MACBETH DEL COLLE OPPIO… - VIDEO

brunello cucinelli giorgia meloni giuseppe tornatore

A PROPOSITO DI…. TORNATORE – CRISI DEL CINEMA? MA QUALE CRISI! E DA REGISTA TAUMATURGO, NOBILITATO DA UN PREMIO OSCAR, CIAK!, È PASSATO A PETTINARE IL CASHMERE DELLE PECORE DEL SARTO-CESAREO CUCINELLI - MICA UN CAROSELLO DA QUATTRO SOLDI IL SUO “BRUNELLO IL VISIONARIO GARBATO”. NO, MEGA PRODUZIONE CON UN BUDGET DI 10 MILIONI, DISTRIBUITO NELLE SALE DA RAI CINEMA, ALLIETATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA CON TAX CREDIT DI 4 MILIONCINI (ALLA FINE PAGA SEMPRE PURE PANTALONE) E DA UN PARTY A CINECITTA' BENEDETTO DALLA PRESENZA DI GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI - ET VOILÀ, ECCO A VOI SUI GRANDI SCHERMI IL “QUO VADIS” DELLA PUBBLICITÀ (OCCULTA) SPACCIATO PER FILM D’AUTORE - DAL CINEPANETTONE AL CINESPOTTONE, NASCE UN NUOVO GENERE, E LA CRISI DELLA SETTIMA ARTE NON C’È PIÙ. PER PEPPUCCIO TORNATORE, VECCHIO O NUOVO, È SEMPRE CINEMA PARADISO…