maria elena boschi

"OPERAZIONE SALVA-BOSCHI" – QUANDO PALAZZO CHIGI (CON RENZI PREMIER) CHIESE DI SORVEGLIARE L’ABITAZIONE DEI GENITORI DELL’EX MINISTRO PER IMPEDIRE AGLI SBANCATI DI ETRURIA DI MANIFESTARE – IN UN LIBRO BY BELPIETRO LE TRAME DEL GIGLIO TRAGICO E LE DOMANDE ANCORA SENZA RISPOSTA: DAI LEGAMI DI BABBO BOSCHI FINO AI DUBBI SULLA GESTIONE DEL CASO MPS…

belpietro cover

Arriva martedì in libreria I segreti di Renzi 2 e della Boschi (Sperling & Kupfer, 17 euro, 324 pagine) del direttore Maurizio Belpietro con Giacomo Amadori e Francesco Borgonovo. Il libro è l’edizione aggiornata de I Segreti di Renzi(uscito a settembre 2016) e getta nuova luce sulle trame di potere del Giglio magico e sui fallimenti delle banche, anche grazie a nuove carte giudiziarie depositate nella commissione parlamentare. Il volume si apre con tre nuovi capitoli dedicati in particolare alla famiglia Boschi e al crac Etruria - «Al governo interessano le banche», «L’intervento Salva Boschi», «I segreti di casa Boschi» - che analizza l’irrituale interessamento dell’ex ministro alle sorti dell’istituto di cui il padre Pier Luigi era vicepresidente.

 

Ma il libro inchiesta ricorda soprattutto quali sono le domande ancora senza risposta, a partire dai rapporti di babbo Boschi e di suo figlio Emanuele con i massoni Flavio Carboni e Valeriano Mureddu, fino ai dubbi sulla gestione del caso Mps, finito con il salvataggio con soldi pubblici. Senza dimenticare i ritratti degli uomini del «clan» del Rottamatore e gli scandali che toccano Tiziano Renzi: il fallimento della Chil post, il crac della Delivery service Italia e il caso Consip. Nelle ultime due inchieste risulta ancora indagato.

pier luigi boschi

 

Maurizio Belpietro per la Verità

 

Qualcuno pensava che dopo il crac delle banche il governo fosse impegnato a studiare la via per rimborsare i risparmiatori derubati dei propri soldi? Beh, oggi abbiamo la prova che si sbagliava, perché questo non è successo. In compenso è accaduto ben altro. Lo dimostra la storia che Giacomo Amadori, Francesco Borgonovo e io raccontiamo ne I segreti di Renzi 2, la nuova edizione del libro uscito nel settembre del 2016, in libreria da martedì con nuovi capitoli e nuove notizie sul cosiddetto Giglio magico.

 

MARIA ELENA BOSCHI A BOLZANO

Nel volume non ci sono solo fatti e retroscena riguardanti l' ex presidente del Consiglio, ma anche i segreti di Maria Elena Boschi, uno dei quali ha per protagonista proprio la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio. Di che cosa si tratta? Lo spiego subito. Nel febbraio di due anni fa, quando il segretario del Pd non era ancora stato detronizzato dal referendum costituzionale, ma erano fresche e sanguinanti le ferite provocate dai crac bancari e dalla prima applicazione del bail in, un gruppo di truffati decise di manifestare a Laterina, paese in cui Maria Elena Boschi risiede con mamma e papà, per protestare contro il decreto «salva banche» e «dilapida risparmi». In tutto una cinquantina di persone, gente pacifica anche se arrabbiata per aver perso il proprio denaro.

maria elena boschi banca etruria

 

Fra loro diversi pensionati, ma anche impiegati e piccoli imprenditori. Quando don Mario, il parroco del paese, se li trovò davanti, nella piazza di fronte alla chiesa, pensò che fosse naturale benedirli. Ma quando invece la madre dell' allora ministro delle Riforme li vide sfilare al cancello della villa di famiglia, quella in cui abita con il marito ed ex vicepresidente della Popolare dell' Etruria, la sua reazione non fu altrettanto benevola.

 

La signora a quanto pare si attaccò al telefono e chiamò la figlia, a Palazzo Chigi. Risultato, da Roma partirono una serie di telefonate dirette ai vertici delle forze dell' ordine di stanza ad Arezzo.

Non so che cosa si dissero i protagonisti di quelle conversazioni, né se sollecitarono l' immediato sgombero dei manifestanti da sotto le finestre di casa Boschi. So però che da Roma partì l' ordine di proteggere l' abitazione dei famigliari del ministro. Per questo a casa Boschi, prima della Pasqua 2016, ci fu un andirivieni di alti papaveri di carabinieri e polizia. Questori, generali, tecnici: tutti mobilitati per l' operazione «salva Boschi».

 

RENZI BOSCHI ELEZIONI

Gli esperti studiarono il modo per blindare la villa con sensori e dispositivi di sicurezza, ma fu predisposto anche un imponente servizio di vigilanza, affinché nessun risparmiatore potesse avvicinarsi alla magione di famiglia. Il prefetto, poi promosso con i galloni di vicecapo della polizia, pare fosse particolarmente preoccupato per la notizia di un' iscrizione del papà di Maria Elena Boschi nel registro degli indagati per il fallimento di Etruria e a tale ragione sollecitò la massima vigilanza. Dunque fu deciso che, in caso di necessità, fossero dislocate auto di servizio, eventualmente distogliendo volanti e gazzelle dai normali controlli sul territorio. Alle pattuglie fu diramato l' ordine di posizionarsi a ogni incrocio che conducesse alla villa e, data la necessità di assicurare in tempi celeri la protezione della Boschi family, il Viminale autorizzò la prefettura a effettuare lavori d' urgenza. Furono valutati diversi preventivi, per una spesa che tra innalzamenti della recinzione, antifurto, allarmi, telecamere, collegamenti con la compagnia dei carabinieri di San Giovanni Valdarno e con il comando provinciale dell' arma gli esperti stimano non essere inferiore a 100.000 euro. Da Roma chiamavano per fare in fretta, ricorda l' allora questore di Arezzo Enrico Moja, il quale insieme con il prefetto si recò a Laterina per i necessari sopralluoghi. Al numero uno della polizia nella città toscana non era mai capitato di doversi far carico di una faccenda tanto delicata. Poco ci mancò che, a seguito di un ricovero della nonna della sottosegretaria in ospedale, fosse attivato un dispositivo di vigilanza pure nel reparto degenti.

fotomontaggi maria elena boschi e banca etruria 5

 

Dopo riunioni su riunioni, preventivi e ispezioni, qualcuno però deve avere avuto qualche ripensamento. Forse ci fu chi si interrogò chiedendosi se fosse giusto spendere tutti quei soldi dei contribuenti per blindare la casa di un indagato, ancorché padre di un ministro. Oppure qualcuno ritenne che fosse meno dispendioso tenere d' occhio i tre o quattro organizzatori delle manifestazioni di protesta dei risparmiatori. Non so rispondere. Però di due cose sono certo.

 

La prima è che dopo il corteo del 2016 di fronte a casa Boschi, gli azionisti che protestavano per lo scippo dei loro soldi sono stati più «monitorati» di Totò Riina, al punto che nei loro spostamenti sono accompagnati da una discreta quanto costante presenza delle forze dell' ordine, segno evidente di quanto sia ritenuta pericolosa la protesta di un gruppetto di truffati. L' altro fatto certo è che il questore di Arezzo, dopo la manifestazione davanti a casa Boschi, è stato trasferito e successivamente pensionato.

 

L' incarico a cui fu destinato Enrico Moja, l' uomo che per primo avrebbe dovuto vigilare sulla tranquillità della sacra famiglia di Laterina e che invece si lasciò passare sotto il naso 50 pericolosi pensionati, fu un ufficio di frontiera.

 

Non so se in questo caso si possa parlare di rimozione, di certo quella non fu una promozione. Qui di fianco il nostro Amadori riferisce il colloquio con Moja, un servitore dello Stato costretto a scusarsi con papà, indagato, e mamma di Maria Elena Boschi per non aver impedito che poche decine di persone protestassero davanti alla villa di famiglia. Un piccolo esempio di ostentazione del potere. Il potere che il Giglio magico, anche nelle sue declinazioni famigliari, ha esercitato ed esercita sulle istituzioni.

MARIA ELENA BOSCHIMARIA ELENA BOSCHIil servizio di francesca biagiotti a ballaro su pier luigi boschi 5MARIA ELENA BOSCHIPIER LUIGI BOSCHIbelpietroMARIA ELENA BOSCHI

 

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