angela merkel e mario draghi

UN "WHATEVER IT TAKES" È PER SEMPRE - PURE LA GERMANIA RIGORISTA INIZIA A TIFARE DRAGHI: "LO SCHEMA USATO ANDANDO ALLO SCONTRO CON I MERCATI PER SALVARE L’EURO VIENE ORA RIPROPOSTO PER L’ITALIA", SCRIVE IL QUOTIDIANO CONSERVATORE "DIE WELT" - SECONDO I TEDESCHI L'IDEA DI LANCIARE IL PIÙ GRANDE PROGRAMMA DI DEBITO NELL’UNIONE EUROPEA PER TIRAR FUORI IL NOSTRO PAESE DALLA CRISI POTREBBE CONSEGNARE SUPER MARIO ALLA STORIA...

Pierluigi Mennitti per www.startmag.it

 

mario draghi angela merkel

Mario Draghi è fedele ai propri principi e ancor di più ai propri motti: “il Whatever it takes con cui l’allora governatore della Banca centrale europea andò allo scontro con i mercati per salvare l’euro viene ora riproposto da presidente del Consiglio per salvare l’Italia”.

 

È l’inizio dell’analisi con cui il quotidiano conservatore Die Welt, fondato ad Amburgo nel dopoguerra dalle forze britanniche, poi acquisito da Springer e oggi calato nel cuore del mondo politico-economico berlinese, apre la pagina finanziaria di oggi, focalizzando l’attenzione sul momento particolare del nostro Paese e sulla cura cui il nuovo premier intende sottoporla, grazie anche alle risorse del fondo di ripresa europeo.

 

draghi merkel

Un’analisi che, per tono e argomentazioni, si distingue da quelle che in passato hanno marchiato le vicende economiche italiane. E che rivela gli umori con cui l’establishment vicino a quegli ambienti economici conservatori che tanto avevano criticato il Draghi governatore della Bce, segue oggi il corso del Draghi premier.

 

Nove anni dopo quella scommessa, Draghi è pronto a giocarne un’altra, riprende la Welt che la definisce “storica”: lanciare il più grande programma di debito nell’Unione Europea per tirar fuori l’Italia dalla perdurante crisi che l’affligge da anni.

 

MERKEL E DRAGHI

Il quotidiano riassume le ultime mosse del governo italiano in tema economico-finanziario. Il premier italiano ha ereditato il programma congiunturale del precedente governo aumentandolo di ulteriori 70 miliardi di euro, fino a toccare la somma complessiva di 170 miliardi di nuovi crediti.

 

Draghi e i suoi ministri mettono in conto così che il deficit di bilancio di quest’anno balzi all’11,8% del prodotto interno lordo, quota che non solo costituirebbe il livello più alto di nuovo indebitamento dall’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso ma, rapportato al Pil, anche il più consistente programma congiunturale in Europa.

 

DRAGHI MERKEL

La Welt riprende la frase ad effetto con cui nei giorni scorsi l’agenzia Bloomberg ha commentato il piano di bilancio italiano: “Draghi si sta scommettendo la casa”.

 

Ma il giudizio che aggiunge di suo segna una discontinuità nella linea editoriale di una testata sempre in prima fila sul fronte del rigore nei conti pubblici: “Draghi potrebbe effettivamente scrivere una pagina storica dell’economia come premier italiano”.

 

Come è presto detto. Nel 2021 la quota di debito sul Pil dovrebbe con il 160% addirittura superare il massimo storico toccato dall’Italia dalla fine della prima guerra mondiale, quel 159,5% raggiunto nel 1920 (poco prima dell’avvento della dittatura fascista di Mussolini, nota forse non solo con gusto del riferimento storico la Welt).

 

DRAGHI MERKEL

E l’alto deficit di bilancio è in un certo senso particolare, dal momento che l’Italia può contare su 209 miliardi di euro dal Recovery Fund europeo. Proprio domenica scorsa il presidente del Consiglio italiano ha assicurato che il piano nazionale per l’utilizzo di quei fondi sarà puntualmente consegnato a Bruxelles il 30 aprile.

 

“Draghi agisce evidentemente nella convinzione che le economie europee saranno più forti nel lungo periodo, se le autorità fiscali e monetarie lavoreranno insieme per riportarle in salute il prima possibile”, aggiunge il quotidiano tedesco riprendendo – non si sa se consapevolmente o meno – il filo conduttore dell’editoriale di Bloomberg.

 

MARIO DRAGHI

Nel far questo, prosegue la Welt, Draghi si orienta piuttosto alle politiche economiche di Joe Biden e in particolare al suo pacchetto congiunturale di 1.900 miliardi di dollari approvato il mese scorso per il rilancio dell’economia statunitense, che dovrebbe accrescere di 10 punti percentuali il nuovo debito.

 

“È vero che il limite europeo del 3% di nuovo indebitamento sul Pil è stato sospeso fino al 2022”, a causa dell’impatto devastante della pandemia, “ma i piani di deficit di Draghi sono molto più aggressivi di quelli dei suoi colleghi e trasmettono il messaggio di un aperto abbandono della solidità fiscale previste nelle regole dell’unione monetaria”.

 

DANIELE FRANCO MARIO DRAGHI

Questo, per Draghi, è tuttavia “lo sguardo di ieri”. Il quotidiano riporta il suo ragionamento di qualche giorno fa: “Giudicato con gli occhi di ieri”, aveva detto Draghi, “un tale alto nuovo livello di deficit sarebbe molto preoccupante. Oggi si guarda invece in tutt’altro modo alla situazione, perché la pandemia ha legittimato l’utilizzo del debito”.

 

Una posizione che in altri tempi, neppure troppo lontani, avrebbe fatto saltare sulla sedia la gran parte del mondo finanziario, economico e politico tedesco, compresi i giornalisti della Welt. Questa volta tutti restano seduti al loro posto.

 

jens weidmann e mario draghi

“Il romano di nascita appare di nuovo come una sorta di rompi tabù”, prosegue la Welt, rimarcando probabilmente solo per un vezzo esotico e senza malizia, l’origine romana del premier italiano: ai tempi della sua politica monetaria espansiva della Bce, “Draghi non nascose la sua frustrazione per il fatto che i governi dell’eurozona non accompagnassero la sua azione con una più forte politica fiscale in grado di sostenere la crescita, ora che si ritrova in mano la leva fiscale della terza più grande economia dell’Unione Europea, prosegue in Italia la sua politica del whatever it takes”.

 

christine lagarde con mario draghi

È una scommessa, ma forse l’unica possibilità per rimettere in marcia l’economia italiana. La Welt ricorda i due decenni perduti dal nostro Paese, sintetizzandoli nei numeri della crescita dal 1999, anno di introduzione dell’euro: al 2% dell’Italia fanno da contraltare il 28% di Germania e Francia e il 35% della Spagna.

 

Ma per ora la strategia di Draghi “sembra funzionare”, “gli attori dei mercati obbligazionari non sono ancora troppo spaventati dalla sua politica del debito in maniche di camicia”, conclude il quotidiano, anche nella presunzione “che in caso di dubbio la Bce aiuterà l’Italia con gli acquisti di obbligazioni”.

Ultimi Dagoreport

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)