RISSA (POCO) OLIMPICA – LA SCELTA DI TOKYO PER IL 2020 RIACCENDE LE SPERANZE DELL’ITALIA PER I GIOCHI DEL 2024 ED È SUBITO DERBY ROMA-MILANO

Emanuela Audisio per "La Repubblica"

Ancora prima di giocare l'Italia già litiga sul campo di gara. Per il 2024. Tutto è subito ridotto a un derby calcistico Roma-Milano. In Argentina il mondo dello sport ha deciso a forte maggioranza che Tokyo organizzerà i Giochi Olimpici 2020.

Una scelta che mette le Olimpiadi in Oriente e in «mani sicure». Questo rende possibile una candidatura italiana da votare il 2017. E una seconda volta di Roma dopo quella del '60. I Giochi sono una grande possibilità di cambiare Roma, se Roma però riuscirà a cambiare l'Italia. Il suo modo di fare, di pensarsi come paese.

Dodici ore dopo l'annuncio di una probabile e possibile candidatura, favorita dall'eliminazione di Madrid, l'euforia è già diventata rissa. L'unica cosa che conta è bucare le gomme all'avversaria. Altro che entusiasmo, solidarietà, collaborazione. Altro che euforia. Milano vuole anche lei la torta. Si sente emarginata.

Nemmeno ci si è schiariti le idee che già sussurri e grida parlano di contrasti e divisioni regionali. Nessuno che si confronti mai con il mondo, con logiche internazionali, che guardi al di là del proprio cielo. Dietro ad una città candidata ci deve essere un paese unito, convinto che quella scelta sia la migliore possibile e che non darà solo gloria locale, ma a tutto il sistema e agli uomini e donne che ci hanno lavorato.

Pensate che in Giappone non esistesse un'altra Tokyo che forse voleva le Olimpiadi? Ma non c'è stata nessuna lacerazione pubblica, nessun boicottaggio. Tokyo per dieci anni ha tenuto bloccata un'area commerciale destinata ai Giochi e l'ha difesa contro altri tipi di interventi.

L'Italia grida subito il suo diritto al sogno senza prima consultare i gruppi privati che dovrebbero intervenire (i soldi pubblici non bastano). Siamo un paese ancora sorvegliato speciale, che ogni volta che ha organizzato qualcosa è finito inquisito, e che appena un anno e mezzo fa è stato giudicato dall'allora premier Monti «non in grado» di candidarsi ai Giochi. Non ci hanno bocciato gli altri, cattivi, ma noi stessi. E quell'immagine di paese scaciato e inadatto è sempre la nostra etichetta.

Ora invece di riflettere in silenzio sulla possibilità di rialzarci (un po') in piedi, già pensiamo a come azzoppare l'altro. Con superficialità e isterismo. Guardare fuori? Ma per carità. Allora: Parigi si candiderà anche lei per il 2024 (sono i suoi giochi del centenario), Istanbul che aveva stanziato 17 miliardi di euro, continuerà a premere con la sua porta aperta sull'Islam, ci sarà una città americana, forse anche Berlino. E l'Italia a litigare su chi è la più bella mentre il mondo sorpassa.

 

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