claudio mancini roberto gualtieri

A ROMA IL VERO SINDACO È CLAUDIO MANCINI – IL DEPUTATO DEL PD È LA FIGURA PIÙ INFLUENTE AL CAMPIDOGLIO. ROBERTO GUALTIERI SI RIVOLGE A LUI PER I DOSSIER PIÙ SCOTTANTI, DAL GIUBILEO ALLA ZTL FASCIA VERDE – NEGLI ULTIMI MESI L’ATTIVITÀ DI MANCINI SI È INTENSIFICATA, DOPO LE DIMISSIONI DI ALBINO RUBERTI DA CAPO DI GABINETTO. LUI MINIMIZZA: “SONO SOLO UN MEDIANO”. SALVO POI AMMETTERE: “SONO UN PO’ SOTTOVALUTATO” – DI MEZZO CI SONO POI LE BEGHE POLITICHE DEL LITIGIOSISSIMO PD ROMANO…

Stefano Iannaccone per www.editorialedomani.it

 

claudio mancini

Vederlo in giro nei corridoi del Campidoglio è normale. Nonostante di mestiere faccia il deputato, eletto alle ultime politiche, la sede del comune di Roma è nei fatti la sua casa. Politica, sentimentale, istituzionale.

 

Claudio Mancini non è una presenza fissa negli uffici capitolini, ma quando si materializza è per un motivo ben preciso: risolvere qualche problema. Così prende il dossier in mano, lo valuta, e suggerisce le soluzioni al sindaco Roberto Gualtieri, che di lui si fida ciecamente. «Quando c’è qualcosa che non va, prende il telefono e chiama Claudio», racconta a microfoni spenti una fonte della giunta.

 

roberto gualtieri foto mezzelani gmt 224

Più che un Mr. Wolf di tarantiniana memoria è il sindaco ombra. Anzi, volente o nolente, si è conquistato la definizione di “vero sindaco di Roma”. Spesso tratteggiato come una sorta di eminenza grigia, nella versione meno malevola, o un “uomo nero” per gli avversari che lo temono.

 

[…]

 

Negli ultimi mesi l’attività di Mancini al Campidoglio si è intensificata. Le dimissioni di Albino Ruberti da capo di gabinetto, dopo il video in cui minacciava il broker Vladimiro De Angelis, hanno creato un problema gestionale della macchina comunale. La vicenda sarà chiarita dalla magistratura, il fatto certo è che Ruberti aveva sgravato in parte il lavoro di Mancini.

 

claudio mancini

Che è stato così “richiamato” in servizio, seppure senza ruoli ufficiali, perché sul tavolo si sono addensate questioni amministrative cruciali come l’organizzazione del Giubileo 2025, con vista sul Giubileo straordinario del 2033, più la candidatura all’Expo 2030.

 

Lui conosce a menadito i dossier e sta facendo da mediatore sulla vicenda della ztl fascia verde, che sta provocando proteste popolari. Lo scopo? Arrivare a una soluzione meno draconiana rispetto a quella iniziale voluta dall’assessore alla Mobilità, Eugenio Patanè, e approvata da Gualtieri. Il timore è che intorno a questa storia si giochi gran parte del consenso nelle future amministrative.

 

claudio mancini

Di mezzo ci sono poi le beghe politiche del Pd romano, ritratto perfetto della complessità di un partito diviso per bande. Mancini conosce questo variegato universo da trent’anni. […] Anche nel partito a Roma preferiscono chiamare lui a risolvere i problemi più che il suo collega a Montecitorio, Andrea Casu, segretario cittadino dal 2017.

 

luigi coldagelli roberto gualtieri claudio mancini foto di bacco

Insomma Mancini, 54 anni, è una figura chiave nella Roma governata di nuovo dal centrosinistra dopo la parentesi di Virginia Raggi. Il salto di qualità è stato l’incarico da tesoriere del Pd di Roma, assunto nel 2019. È stato Luigi Zanda, in quel periodo tesoriere nazionale, a dargli la patata bollente e Mancini, consapevole di giocarsi mezza carriera politica, ha accettato con il più tipico «obbedisco».

 

La soluzione è stata una cura da cavallo, chiudendo le sedi, rateizzando i debiti, tagliando i costi fino all’ultimo centesimo. Per questo è stato accusato dai detrattori di aver liquidato il partito romano. «L’alternativa era di portare i libri in tribunale», è la sua replica. Fatto sta che con l’operazione risanamento e la gestione della cassa è diventato molto influente nel Pd della capitale.

 

Alla domanda se sia davvero così potente, lui si schermisce. «Ma no. Io sono solo un mediano, un uomo di partito che è sempre a disposizione», dice a Domani. Il physique dû rôle è quello del politico di apparato, memoria storica del centrosinistra, capace di intrattenere gli interlocutori per ore, parlando della sinistra, dalla fine del Pci alla fondazione del Pd.

sindaco gualtieri foto mezzelani gmt 068

 

Con tanto di dettagli e aneddoti. Solo che a conoscerlo meglio, il mediano Mancini ammette di essere «un po’ sottovalutato», perché «abbiamo sempre fatto delle proposte di qualità. Eravamo un nucleo di qualità», insiste, dando per scontato che la prima persona al plurale includa anche Gualtieri.

 

[…]

 

claudio mancini

Di sicuro quello più importante l’ha messo a segno, architettando in prima persona la candidatura di Gualtieri. Nei giorni della trattativa sul nome del candidato del Pd al Campidoglio, l’allora segretario Enrico Letta, convinto di dover puntare su un big, ambiva a strappare il “sì” di Nicola Zingaretti. Mancini concordava sull’idea di scegliere un profilo nazionale, ma promuoveva contemporaneamente il nome dell’ex ministro dell’Economia, fresco di elezione a deputato.

 

[…]

 

claudio mancini foto di bacco

«Stavo guardando la partita Benevento-Cagliari», ricorda, quando gli è arrivata la telefonata del compagno, neo candidato. Così hanno iniziato a scrivere un altro capitolo di un legame saldissimo, risalente addirittura nella metà degli anni Novanta. Entrambi di Monteverde, quartiere benestante collocato a ovest del centro storico di Roma, Mancini e Gualtieri dopo la fine del Pci erano accomunati da un obiettivo: portare il pensiero gramsciano nel nuovo millennio.

 

La passione per la riflessione si è sostanziata con l’esperienza nell’istituto Gramsci, dove sono entrati in contatto con Beppe Vacca, padre nobile del think tank, e successivamente con suo figlio, Ignazio Vacca, gran cerimoniere delle nomine durante il governo Conte II.

 

Nel 2001, la coppia ha fondato la rivista Lettera, rivista di approfondimento politico in cui ha iniziato a farsi le ossa un giovanissimo, Matteo Orfini, prima che diventasse il braccio destro di Massimo D’Alema.

claudio mancini foto di bacco

 

[…]

 

L’uso del «noi» è martellante da parte del deputato: Gualtieri e Mancini sono un tutt’uno, politicamente parlando. Certo, i profili sono distinti: Mancini politico del territorio, già presidente dal 1994 al 1997 del suo municipio, quello di Monteverde appunto, Gualtieri il secchione con l’aura del futuro intellettuale organico.

 

Nel 2005 Mancini viene eletto in consiglio regionale, e più tardi viene iscritto ai “giovani turchi”, la corrente in cui spicca Orfini. […]  Il 2011 è l’anno spartiacque: l’allora consigliere regionale ha un problema di salute e stacca la spina per qualche tempo. Fino al ritorno in scena nel 2018, con una candidatura alla Camera. E quindi la scalata fino alla conquista del Campidoglio per interposta persona, il compagno Gualtieri.

 

Conte, Claudio Mancini e Gualtieri

Con questo cursus honorum Mancini è diventato il capo della filiera di potere monteverdina. Il suo erede è Fabio Bellini, ininterrottamente presidente del municipio di Monteverde dal 2001 al 2013. Il viatico perfetto per la successiva elezione in Consiglio regionale del Lazio. [...]

matteo orfini foto di baccoClaudio Manciniclaudio mancini luciano nobili maria elena boschi foto di bacco

Ultimi Dagoreport

donald trump flavio briatore

CIAO “BULLONAIRE”, SONO DONALD! – TRUMP, CON TUTTI I CAZZI E I DAZI CHE GLI FRULLANO NELLA TESTA, ALMENO DUE VOLTE A SETTIMANA TROVA IL TEMPO PER CAZZEGGIARE AL TELEFONO CON IL SUO VECCHIO AMICO FLAVIO BRIATORE – DA QUANDO HA VENDUTO IL TWIGA, L’EX FIDANZATO DI NAOMI CAMBPELL E HEIDI KLUM E' UN PO' SPARITO: CENTELLINA LE SUE APPARIZIONI TV, UN TEMPO QUASI QUOTIDIANE - IN DUE MESI È APPARSO NEI SALOTTI TV SOLO UN PAIO DI VOLTE: UNA A DICEMBRE A "DRITTO E ROVESCIO" CHEZ DEL DEBBIO, L’ALTRA MERCOLEDÌ SCORSO A “REALPOLITIK” MA NESSUNO SE N’È ACCORTO (UN TEMPO BRIATORE FACEVA NOTIZIA)

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)