giuliano amato

ROMANZO QUIRINALE – “IL PROBLEMA NON SONO I 101 FRANCHI TIRATORI DI PRODIANA MEMORIA. STAVOLTA CE NE SARANNO 501” – IL VOTO PER IL CAPO DELLO STATO SI ANNUNCIA UN VIETNAM TRA GRUPPI RISSOSI, DECINE DI TRANSFUGHI E LEADER DEBOLI CHE NON CONTROLLANO LE PROPRIE TRUPPE – EX GRILLINI, RENZIANI E GRUPPO MISTO POSSONO ESSERE DECISIVI – DI MAIO-GIORGETTI E UN PEZZO DI PD TENGONO CALDA LA CARTA AMATO, CHE COME DAGO-RIVELATO, PUO’ GARANTIRE LA STABILITA' DEL SISTEMA…

Laura Cesaretti per ilgiornale.it

 

GIULIANO AMATO SERGIO MATTARELLA

«Stavolta il problema non sono i centouno di prodiana memoria. Stavolta ce ne saranno cinquecentouno». La constatazione di un parlamentare di lungo corso getta un'ombra sinistra sulle prossime elezioni per il successore di Sergio Mattarella.

 

Il voto per il Colle, con le sue urne segrete e i mille regolamenti di conti che si intrecciavano alla loro ombra, sono sempre state l'appuntamento più complesso da gestire della vita istituzionale repubblicana. Ma forse mai come stavolta, per una serie di concomitanti ragioni: la debolezza dei partiti, la rissosità delle coalizioni, l'avvicinarsi della scadenza della legislatura, dopo la quale entrerà in vigore il famigerato taglio dei parlamentari che dimezzerà le prossime Camere.

 

letta conte

Una riforma voluta dai Cinque Stelle, che oggi si taglierebbero le mani piuttosto che votarla di nuovo, azzerando le proprie possibilità di tornare in Parlamento. I leader non controllano le proprie truppe: basti vedere cosa è successo nel Pd sul ddl Zan, e cosa sta succedendo al povero Conte sui capigruppo M5s.

 

E nessuno controlla quell'immenso e variegato gruppone chiamato Misto, dove sono affluiti parlamentari da altri partiti (in primis il M5s, che dal 2018 ne ha persi più di cento, da 338 a 233) e dove si affollano le componenti più diverse, che spesso non si sa a chi rispondano. Alla Camera sono 62 (sette componenti), al Senato 47 (nove componenti). Un gruppo autonomo come quello di Italia Viva, che con 43 eletti può diventare ago della bilancia, difficilmente giocherà una partita decisa da Enrico Letta e Giuseppe Conte, e lo stesso si può dire di Più Europa-Radicali o di Azione di Carlo Calenda. Tanto meno si sa con chi si schiereranno i 20 ex grillini di Alternativa c'è.

letta conte

 

Così come il centrodestra non può automaticamente contare sui 31 parlamentari di Coraggio Italia (Toti) o sul Maie. Poi c'è il gruppo delle Autonomie linguistiche (4 deputati e 5 senatori), che conta iscritti come Gianclaudio Bressa e Pierferdinando Casini ma anche senatori a vita come Napolitano e Elena Cattaneo.

 

giancarlo giorgetti e matteo salvini 2

Al centro del Parlamento che si appresta al conclave quirinalizio c'è insomma una vasta e insondabile palude, che coinvolge anche pezzi dei partiti principali, e che può inghiottire qualsiasi operazione, composta da centinaia - nessuno è in grado di quantificarli - di parlamentari. «Il voto segreto è sempre un pericolo», ammette la capogruppo dem Simona Malpezzi. «La vedo difficile, la quota di franchi tiratori è già evidente», nota Pierluigi Bersani. «L'unica cosa che può compattare i grandi elettori è la certezza che non si andrà a votare, per questo è difficile che possa essere eletto un presidente troppo di parte e che non raccolga tutta la maggioranza di governo», nota Stefano Ceccanti.

 

I Grandi elettori saranno 1008: 630 deputati, 320 senatori (sei sono quelli a vita), 58 delegati regionali, le cui elezioni si svolgeranno di qui al 19 novembre. In ogni regione, tendenzialmente, ce ne saranno due di maggioranza (in genere il presidente della Giunta e quello dell'Assemblea) e uno di opposizione. In ipotesi, i consigli regionali potrebbero indicare chiunque, anche fuori dai propri ranghi, e infatti sono molti i sindaci che pressano per essere scelti.

giuseppe conte luigi di maio foto di bacco (3)

 

Alla fine i delegati regionali saranno 33 per il centrodestra e 24 per il centrosinistra. Le due coalizioni possono contare su 451 voti il centrodestra (contando però anche totiani e Noi con l'Italia) e 420 voti il centrosinistra contando Pd, M5s, Leu. Dalla quarta il quorum scenderà alla maggioranza assoluta: 505 voti, e nessuno dei due schieramenti la ha. Sempre ammesso, e per nulla concesso, che riesca a tenere tutti i suoi.

 

 

NEL GIOCO DEL COLLE ORA SPUNTA LA CARTA AMATO

GIULIANO AMATO 3

EMANUELE LAURIA per la Repubblica

 

Draghi è tentato dal Colle ma pochi vogliono spostarlo da Chigi, Mattarella rifiuta l'ipotesi del bis, Berlusconi è sponsorizzato dal centrodestra ma è uno spauracchio per gli altri, Casini attende che si consolidi un polo di Centro. Sullo sfondo, silenziosa, si staglia la sagoma del dottor Sottile. Giuliano Amato è il nome meno pronunciato ufficialmente ma più presente nei colloqui dei kingmaker (veri o potenziali) delle elezioni per il Quirinale.

 

(…) Ne hanno parlato Di Maio e Giorgetti, nell'incontro romano in pizzeria che ha fatto infuriare Matteo Salvini. E ciò toglie di mezzo il sospetto, che serpeggiava soprattutto in casa Pd, di un veto dei 5S sul nome dell'ex socialista. Almeno una fetta del Movimento sarebbe pronto a sostenerlo, anche come antidoto a un sanguinoso scioglimento delle Camere che potrebbe essere determinato dall'ascesa di Draghi al Colle. Dai piani alti dei dem arriva una conferma: «Quello di Amato è un nome che rappresenta, anche ma non solo, un pezzo di storia della sinistra: certo che è sul tavolo», dice un dirigente di primo livello che mantiene la consegna del silenzio imposta da Letta sul dossier Quirinale.

 

GIULIANO AMATO

(..) Gli eventi - e la pressione internazionale perché Draghi resti a Chigi per tenere l'Italia dentro il solco del Pnrr - potrebbero far accadere il contrario: il dottor Sottile sullo scranno più alto con la benedizione dell'ex capo della Bce. Il Quirinale resta un rebus e in due mesi e mezzo le circonvoluzioni della politica lanceranno (e bruceranno) tanti candidati. Ma la sensazione è che la sagoma di Amato, sino all'ultimo, si staglierà sul tavolo delle trattative.

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…