renzi conte zingaretti

SOGLIA DEL DOLORE – BASTERÀ ABBASSARE LO SBARRAMENTO AL 4% PER FAR VOTARE AI RENZIANI LA LEGGE ELETTORALE PROPORZIONALE? PER “ITALIA VIVA” SAREBBE UN SUICIDIO (PER I SONDAGGI VALE IL 2,9) MA MATTEUCCIO SEMBRA ESSERE TORNATO DIALOGANTE – SE NE RIPARLA DOPO LE REGIONALI: SIA PER EVITARE VOTI SEGRETI E FRANCHI TIRATORI, SIA PER IMBARCARE FORZA ITALIA: AI BERLUSCONES CONVIENE IL PROPORZIONALE MA PRIMA DEL 20 SETTEMBRE NON POSSONO FARE UN DISPETTO A SALVINI…

 

 

Carlo Bertini per “la Stampa”

 

matteo renzi foto di bacco (7)

La soluzione che può mettere d'accordo la maggioranza sulla legge elettorale (a bocce ferme) è un proporzionale con soglia ridotta dal 5 al 4%, per far piacere a Iv e Leu. Dopo il referendum che taglia gli eletti da 945 a 600, i giallorossi avranno motivo di sbrigarsi ad approvarla: per blindare il governo ed evitare che la destra di Salvini possa sbancare i due terzi dei seggi in caso di voto anticipato.

zingaretti renzi

 

È questo il quadro che emerge allo stato delle cose. Ma al di là di quello che otterrà, il segretario Pd Nicola Zingaretti fatica tenere il suo partito sulla linea del Sì al referendum per il taglio dei parlamentari: basta vedere la valanga di «io voto No!», che ha inondato la sua pagina Facebook dopo l'intervista al Corriere della Sera, in cui il leader dem indicava ieri il voto in una delle Camere della legge elettorale come prima condizione per votare Sì.

 

nicola zingaretti dario franceschini

«Deve capire che i nostri militanti non vedono l'ora di restituire qualche mazzata ai grillini», spiega un ex comunista.

 

Voto segreto e franchi tiratori

E c'è un motivo per cui non si andrà in aula prima del 20 settembre con la legge elettorale come chiede Zingaretti. Chi ricorda i più drammatici momenti vissuti a Montecitorio, rammenta bene quando nel giugno 2017 una legge elettorale proporzionale fu impallinata da decine di franchi tiratori del Pd: venuti allo scoperto grazie ad una svista che fece apparire sul tabellone quello che doveva restare un voto segreto.

 

matteo salvini roberto calderoli

È questo l'esempio che fanno i renziani: «Evitiamo un Vietnam in aula la settimana prima delle elezioni», dicono. «Sarebbe un regalo alla destra», visto che nel Pd i contrari al proporzionale sono ancora tutti al loro posto e i piccoli partiti sotto il 3% non ne vogliono sapere di fare harakiri.

 

ETTORE ROSATO

Come nota il diabolico Roberto Calderoli, «in aula alla Camera è consentito il voto segreto e questa legge nasce morta». La tesi dei renziani è che bisogna avere anche i voti di Forza Italia per avere più margine nei voti segreti: e per consentire agli azzurri di convergere da soli sul proporzionale, che a loro conviene, bisogna aspettare che passino le elezioni dove il centrodestra si presenta unito.

 

Altre riforme prima del voto

Quindi Nicola Zingaretti non otterrà dai suoi alleati un voto finale di una delle Camere prima delle elezioni. «Siamo in campagna elettorale e le opposizioni sono tutte contro. Suggerisco prudenza nella tempistica», avverte Ettore Rosato di Italia Viva. Disponibile però, come la sinistra di Leu, a far passare in Commissione il testo base sul sistema proporzionale.

 

luigi di maio vito crimi

Ma senza andare oltre. Insomma a far partire il treno. Ma Zingaretti, oltre a poter sbandierare questa partenza, riuscirà a strappare un bottino in grado di fargli sostenere in Direzione le ragioni del Sì al referendum, che sarà la linea del partito insieme alla più salomonica libertà di voto.

 

«I patti li rispettiamo e siamo disponibili», garantisce Vito Crimi. Prima dell'election day si possono votare dunque in aula altri correttivi essenziali per raddrizzare le storture del taglio dei parlamentari: la riforma Fornaro (dal nome del capogruppo di Leu) «per evitare che l'elettore di una regione piccola e di un partito piccolo, veda il suo voto cancellato».

 

emiliano speranza rossi

Una modifica che evita anche il dramma in corso da 15 anni di una doppia maggioranza tra Camera e Senato, facendo eleggere i senatori non su base regionale. E la seconda norma, pronta per essere varata in aula a Palazzo Madama è il voto ai 18enni per il Senato: con i senatori eleggibili già a 25 anni e non a 40. «Un calendario che conferma il nuovo contesto che ci ha permesso di votare sì al taglio dei parlamentari in aula», commenta soddisfatto Ceccanti.

 

Ultimi Dagoreport

daniela santanche giorgia meloni giorgio mottola

DAGOREPORT - COME MAI LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” HA DECISO LA “DESANTANCHEIZZAZIONE” DEL GOVERNO SOLO ADESSO, PUR AVENDO AVUTO A DISPOSIZIONE PIÙ DI TRE ANNI DI CASINI GIUDIZIARI PER METTERLA ALLA PORTA? - NON È CHE ALL’INDOMANI DELLA DISFATTA, MAGARI LEGGENDO UN POST SU FACEBOOK DI “REPORT” (‘’I SOLDI DELLA SOCIETA’ INDAGATA PER MAFIA A DANIELA SANTANCHE’ E LE OMBRE SUI “SALVATORI” DI VISIBILIA’’), LA PREMIER E IL SUO ENTOURAGE DI PALAZZO CHIGI HANNO SENTITO ODOR DI BRUCIATO E PRESO LA PALLA AL BALZO PER BUTTARE FUORI L’INSOSTENIBILE MINISTRO DEL TURISMO? GIÀ IL GIORNO DELLA SCONFITTA, IL RICHELIEU DI PALAZZO CHIGI, FAZZOLARI, AVEVA MESSO IN CONTO LA POSSIBILE REAZIONE DI UNA MAGISTRATURA RINGALLUZZITA DALLA VITTORIA, PREANNUNCIANDO CHE “L’AZIONE (DELLE TOGHE) POTREBBE DIVENTARE PIÙ INVASIVA" - E OGGI, LA PROCURA DI ROMA HA RICICCIATO IL CASO SOGEI CON PERQUISIZIONI AL MINISTERO DELLA DIFESA E IN UNA SERIE DI SOCIETÀ PUBBLICHE TRA CUI TERNA, RETE FERROVIARIA ITALIANA, POLO STRATEGICO NAZIONALE... - VIDEO DI GIORGIO MOTTOLA

radio deejay theodore kyriakou linus albertino

FLASH – THEO KYRIAKOU NON HA SCELTO A CASO DI ANDARE A MILANO PER IL DEBUTTO DA EDITORE DI “REPUBBLICA”: NEGLI STORICI STUDI DI VIA MASSENA C’È LA SEDE OPERATIVA DELLE RADIO DEL GRUPPO GEDI, CHE SONO L’UNICO ASSET CHE INTERESSA AL MAGNATE GRECO – QUEL VOLPONE DI KYRIAKOU, PIÙ FURBO DI ELKANN, HA DATO UNO ZUCCHERINO ALLA REDAZIONE DI “REP”, INCONTRANDO I GIORNALISTI E PROMETTENDO INVESTIMENTI. MA IL SUO VERO OBIETTIVO ERA IL FACCIA A FACCIA CON LINUS (DIRETTORE EDITORIALE DEL POLO RADIOFONICO): LA PRIORITÀ È METTERE A PUNTO UN PIANO PER DARE UNA RINFRESCATA A RADIO CAPITAL E RENDERE PIÙ COMMERCIALE LA DISCOTECARA “M2O”, DI CUI È DIRETTORE ARTISTICO ALBERTINO (FRATELLO DI LINUS)

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?