gori letta

IL SOTTI-LETTA RISCHIA DI ESSERE SCHIACCIATO DALLA FRONDA DEM – NEL PD AUMENTANO LE VOCI CRITICHE NELLA CORRENTE DEGLI EX RENZIANI SULLA LINEA DI ENRICHETTO FONDATA SULL'ASSE CON M5S – GIORGIO GORI VAGHEGGIA UN’ALLEANZA APERTA A FORZA ITALIA CHE RIPROPONGA ANCHE NELLA PROSSIMA LEGISLATURA UN GOVERNO A GUIDA DRAGHI E INCASSA IL PLAUSO DI MARCUCCI…

Laura Cesaretti per "il Giornale"

 

ENRICO LETTA

Il Pd è «il perno della stabilità», dice Enrico Letta alla segreteria del suo partito. Il punto, però, è che a quel perno non si sa più cosa attaccare, dopo aver perso anni a coltivare quell'amicizia particolare con i 5S di Conte, ora travolti dalla frana di una farsa politica durata troppo a lungo.

 

Sembra prenderne atto lo stesso segretario, che - per evitare critiche e rese dei conti sulla politica di alleanze, e per prendere tempo in attesa di capire cosa resterà del circo grillino - archivia per ora la questione: «Nessuna ingerenza in dibattiti interni altrui», dice alla segreteria, ora «dobbiamo concentrarci sul rafforzamento del nostro profilo identitario» e sui contenuti su cui costruire una eventuale «alleanza progressista», anche se non è chiaro con chi. In realtà, nel dichiarare «molto difficile» una modifica di fine legislatura della legge elettorale in senso proporzionale (come vorrebbe gran parte del suo partito), Letta dimostra di continuare a ritenere indispensabile l'alleanza con M5s, in vista delle amministrative 2022.

giorgio gori

 

E infatti la questione sta già provocando scontri in giro per l'Italia: a Palermo, ad esempio, il Pd locale si era mostrato interessato ad aprire il dialogo anche con Italia viva, centristi etc per ampliare la coalizione per le Comunali, ed essere più competitivi verso il centrodestra. Ma è stato stoppato dal diktat dei grillini e della sinistra: «O con noi o con loro, se no rompiamo tutto e ci candidiamo per conto nostro».

 

In questo clima iniziano a venire allo scoperto, anche nelle file dem, i fautori di prospettive assai diverse da quelle fin qui coltivate dai vertici, ossia lo scontro alle prossime elezioni tra un «campo largo» di sinistra fondato sull'asse con M5s e il centrodestra. Ieri il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha provato a spostare i termini della discussione interna: altro che fronte progressista con un alleato «che non ho mai considerato particolarmente affidabile», ossia Conte. Il Pd dovrebbe scommettere sulla leadership di Mario Draghi e «allargare il campo» sì, ma a «riformisti e liberali», inclusa Forza Italia.

enrico letta.

 

E darsi come obiettivo una coalizione che, anche dopo le prossime elezioni, possa «chiamare Draghi a completare il lavoro su riforme e Pnrr». Non un «partito draghiano», anche perché il diretto interessato ha più volte chiarito di non avere alcuna intenzione di ripercorrere la strada di un altro illustre premier tecnico come Mario Monti. Ma un deciso cambio di paradigma per il Pd, che per Gori deve guardare ad essere non il «perno» di un fronte progressista, come dice Letta (che ovviamente pensa di diventarne il candidato premier per il 2023), ma il motore di una coalizione liberal-riformista modello «Ursula» che riproponga anche nella prossima legislatura un governo a guida Draghi.

 

andrea marcucci.

A Gori arriva il plauso esplicito dell'ex capogruppo Andrea Marcucci («Condivido l'analisi, il Pd punti a un'alleanza riformista aperta a Fi che sostenga Draghi anche dopo il 2023») ma il sostegno a questa prospettiva è più ampio di quanto appaia, nelle file Pd. E infatti quando la capogruppo al Senato Malpezzi invita a guardare non solo a sinistra e M5s, ma anche «alle forze di centro», arriva la replica del socialista Riccardo Nencini: «Rafforzare l'area riformista serve a dare continuità all'esperienza Draghi». Per ora si tratta di segnali di fumo, ma nei prossimi mesi sarà questo il terreno dello scontro, anche nel Pd.

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…