simone benini luigi di maio max massimo bugani beppe grillo stefano bonaccini emilia romagna

STELLE CADENTI – LA DISFATTA DEI GRILLINI ALLE REGIONALI NON È SOLO NEI DATI (IN EMILIA-ROMAGNA IN DUE ANNI SONO ANDATI IN FUMO 600 MILA VOTI) MA ANCHE NEI SIMBOLI E NELLE PAROLE – MAX BUGANI, PRIMO ISCRITTO A AL MEET-UP DI BOLOGNA E IN PRIMA FILA AL MITICO “VAFFA-DAY”, HA VOTATO BONACCINI – MATTIA FELTRI: “IL RAPIDO TRAMUTARSI IN CASTA DEI CINQUE STELLE, E CASTA GIÀ CREPUSCOLARE, È NELL' AGGRAPPARSI SMARRITI AI TIC LESSICALI DI CHI C' ERA PRIMA E PRIMA ANCORA”. COME AGO DELLA BILANCIA E TERZA VIA”

1 – LO SPETTRO DELLE ORIGINI

Mattia Feltri per “la Stampa”

 

LUIGI DI MAIO INCONTRA BEPPE GRILLO A ROMA 5

Più delle percentuali sono illuminanti le parole. Ieri si è sentito parlare di Terza via: noi siamo la Terza via, ha detto un sottosegretario dei Cinque Stelle, che poi è un diverso modo di dire ago della bilancia. Noi siamo l' ago della bilancia, diceva il capo politico precedente e adesso il capo politico esordiente dice dobbiamo restare uniti.

 

Ieri un altro l' ha detta la frase definitiva, l' inconsapevole eterno epitaffio: torniamo fra la gente. Non lo sanno: gli paiono arguzie, primizie. Avessero visto qualche tg dei decenni scorsi, quante volte avrebbero sentito i partitini contro i quali innalzarono i pugni affidarsi alle terze vie, riscoprirsi esili aghi della bilancia, progettare l' uscita dai palazzi per tornare fra la gente.

Paragone Di Battista

 

Il rapido tramutarsi in casta dei Cinque Stelle, e casta già crepuscolare, è nell' aggrapparsi smarriti ai tic lessicali di chi c' era prima e prima ancora. I dissidenti poi, muovono a tenerezza perché individuano la catarsi nella riscoperta dello spirito delle origini; ieri Gianluigi Paragone, l' ultimo di molti.

 

LUIGI DI MAIO

Pure i fascisti, a un passo dal disastro, si ritirarono a Salò attorno al loro malconcio Duce per ricondurre lui e la sua Rivoluzione allo spirito delle origini. Quando non sanno più guardare avanti, perché ci sono soltanto macerie, allora guardano indietro con nostalgia di un tempo puro e presto tradito.

 

SIMONE BENINI LUIGI DI MAIO

Ma anche stavolta, e succede spesso, le origini, con il loro spirito, e cioè il vaffa, il mito dell' onestà, l' incompetenza come garanzia di cristallino e fecondo disinteresse, la democrazia diretta, l' uno vale uno, erano semplicemente il puerile presupposto del repentino collasso.

 

2 – LO CHOC: FUORI DAL CONSIGLIO CALABRESE E BUGANI NELL'URNA HA SCELTO BONACCINI

Simone Canettieri per “il Messaggero”

 

Dietro la disfatta dei numeri, ci sono i volti di chi per mesi si è fatto la guerra. Linee contrapposte che si sono affrontate senza pietà: dichiarazioni pubbliche, riunioni incandescenti, minacce di uscire dal gruppo.

casaleggio bugani grillo

 

Storie allo specchio. In Calabria, dove il M5S non elegge nemmeno un consigliere regionale; ma anche in Emilia Romagna, dove i seggi grillini sono due, ma il candidato governatore, Simone Benini, colui che a mezzanotte ha commentato «soddisfatto» i risultati, è fuori.

 

VIRGINIA RAGGI E MAX BUGANI

A fare da collante a queste due regioni, così grandi e popolose ma diversissime politicamente tra loro, c' è appunto il «come approcciarsi» ai dem. Alla fine ha vinto il solipsismo, come decretato dagli iscritti che si sono espressi su Rousseau, nonostante il parere contrario dei vertici.

 

E i risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti. Prendiamo l' Emilia Romagna, dove tutto nacque, dal Vaffa-day alla conquista di Parma con Federico Pizzarotti («Sarà la nostra Stalingrado», disse un elettrico Grillo in piazza della Pilotta) un altro che in queste ore si sta prendendo una rivincita niente male, visto che nel frattempo è stato cacciato con ignominia e rieletto al secondo mandato con una lista civica.

NICOLA ZINGARETTI STEFANO BONACCINI

 

Dalle politiche del 2018 all' altra notte nella regione rossa per eccellenza sono andati in fumo circa 600mila voti. Un tesoro incredibile, figlio di battaglie ambientaliste e banchetti sotto l' acqua e sotto il sole.

 

LA PARABOLA

MATTIA SANTORI E' LA FUSIONE TRA DI MAIO E TONINELLI

Si è passati dunque dal 27,5% che spinse Di Maio verso il ruolo di vicepremier con la Lega al 4,7% di queste regionali. In mezzo, il campanello dall' allarme delle ultime Europee: un 12,9% (pari a 290mila voti) che avrebbe dovuto far scattare più di un sensore.

 

DI MAIO E PIZZAROTTI

Uno che l' ha detto in tutte le salse («Ragazzi, occhio si va a sbattere»), beccandosi anche adesso il soprannome di Cassandra, è Max Bugani, primo iscritto nel 2005 al meet-up di Bologna. Tessera numero 1 si direbbe nel Pd. Bugani c' era. Era in prima fila nel 2007 nel mitico Vaffa-day con Grillo che si faceva trasportare in piazza Maggiore dall' onda della folla a bordo di un gommone (ah, quanto sardinismo in nuce).

LUCIA BORGONZONI

 

jole santelli balla con aiello nel programma della grippo

Bugani adesso passa come eretico: ha rotto con Di Maio (e lavora in Campidoglio con Virginia Raggi) e non è più nemmeno socio di Rousseau, il gioiellino della Casaleggio associati venerata, quanto mal sopportata dai parlamentari. «Max», che è anche consigliere comunale a Bologna, è stato il primo a proporre un logico patto di desistenza.

 

LUIGI DI MAIO TOGLIE LA CRAVATTA

O, proprio in alternativa, un accordo, con il Nazareno. Con Bonaccini i contatti nei mesi scorsi ci sono stati eccome, ma senza risultati. E così, vox clamantis in deserto, l' altra notte l' ex responsabile del M5S in Emilia Romagna ha parlato di «Waterloo già scritta». Perché «fermarsi non voleva dire scappare, ma usare il cervello». Ma non si è voluto ascoltare «chi conosce bene questa terra», «d' altronde non ci voleva una sfera di cristallo per vedere il burrone davanti al Movimento 5 Stelle».

luigi di maio vito crimi

 

Bugani, racconta chi lo conosce bene, domenica ha votato Stefano Bonaccini come candidato presidente, e non Benini. Non solo non è escluso che, tra rabbia e delusione, abbia lasciato intonsa la parte della scheda dove poter esprimere il voto alla lista.

 

LA DIASPORA

luigi di maio vito crimi 3

Chissà. Ormai non c' è più nulla di cui stupirsi in questa diaspora. Che in Calabria ha avuto altri momenti di puro caos. Un pezzo di parlamentari, capeggiati dal giovane Riccardo Tucci, fin dal primo momento era per proporre Pippo Callipo come candidato di raccordo con i dem. Ma poi sono nati i problemi e i distinguo. Come quelli di Dalila Nesci che non solo ha detto «no», ma si è proposta in tutti i modi: «Sono pronta a correre».

BONACCINI MANGIA A UN GIORNO DA PECORA

 

Alla fine è stato scelto Francesco Aiello, il docente universitario che comunque non piaceva a tutti (nella lotta nel fango è uscita fuori anche la storia di un cugino, deceduto, affiliato alla ndrangheta che ha scatenato gli istinti peggiori per regolare conti e malumori).

 

francesco aiello 4

E così anche la Calabria, dove al M5S sono mancati perfino i voti di tutti coloro che hanno preso il reddito di cittadinanza, si è scivolati con agilità dal 43,3% del 2018 a questo 6,3% di domenica. Un precipizio, anche in questo caso, avvisato dal 27% delle Europee.

 

nicola morra foto di bacco (1)

Nicola Morra, senatore e presidente della Commissione Antimafia da sempre contrario alla leadership di Di Maio e al capo politico come istituzione, adesso mastica molto amaro. «Qui in Calabria l' 85% del corpo elettorale si è orientato o per Santelli o per Callipo.

 

enrica sabatini davide casaleggio max bugani

Il restante 15% potrebbe essere considerato il voto di opinione, quello che noi del M5s non siamo riusciti ad intercettare e che è l' unico voto politico. Noi abbiamo avuto il 7,35%. L' altro candidato, Tansi, ha ottenuto pochi voti meno di noi». Sipario. Ma tranquilli in primavera ci saranno nuove elezioni regionali.

Ultimi Dagoreport

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...