LA STORIA DEL BANANA DEVE ESSERE RISCRITTA - LA DIFESA DI BERLUSCONI PUNTA A STRASBURGO PER LA REVISIONE DELLA SENTENZA, DOPO IL VERDETTO DEL TRIBUNALE CIVILE DI MILANO CHE HA SMONTATO LA SUA (FINORA UNICA) CONDANNA - ANTONIO ESPOSITO, IL GIUDICE ACCUSATO DAL (DEFUNTO) COLLEGA DI AVER EMESSO QUELLA SENTENZA PER LE PRESSIONI LEGATE AL FIGLIO MAGISTRATO INDAGATO PER DROGA, REPLICA: ''L'ABBIAMO FIRMATA TUTTI, ANCHE LUI. NESSUN CONDIZIONAMENTO''. MA L'AVVOCATO COPPI NON CI STA

VIDEO/AUDIO: LE FRASI DEL GIUDICE SU BERLUSCONI DA ''QUARTA REPUBBLICA'': ''DOVEVA ESSERE CONDANNATO A PRIORI, MA HA SUBITO UNA GRANDE INGIUSTIZIA''

 

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1. ORA LA DIFESA PUNTA A STRASBURGO PER LA REVISIONE DELLA SENTENZA

Michela Allegri per ''Il Messaggero''

 

amedeo franco sulla condanna berlusconi 8

Lo scopo è ottenere la revisione del processo, dimostrando che, nel 2013, quando venne condannato dalla Cassazione per frode fiscale, Silvio Berlusconi non aveva davanti una giuria imparziale, ma «un plotone d'esecuzione» pronto a condannarlo in modo acritico. E per farlo, gli avvocati del Cavaliere hanno arricchito di un nuovo capitolo il ricorso - già pesantissimo - presentato nel gennaio 2014 alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo.

 

antonio esposito

 A scatenare il dibattito non ci sono solo gli audio in cui il giudice Amedeo Franco, relatore della sentenza del 2013, parla di un verdetto «manovrato dall'alto» e, appunto, di cecchini pronti a colpire. C'è anche un verdetto del Tribunale civile di Milano che ha negato a Rti e Mediaset di ottenere dal produttore americano Frank Agrama, coimputato del leader di FI prosciolto per prescrizione dall'accusa di appropriazione indebita, 113 milioni di euro.

 

LA SENTENZA

Quel processo è stato perso, ma proprio per questo motivo, secondo gli avvocati, smentirebbe ciò che sostenne 7 anni fa la Cassazione. La condanna per frode fiscale si basava infatti sul presupposto che Mediaset avesse comprato film americani attraverso la finta mediazione di Agrama, pagandoli molto meno di quello che lui fece risultare. La differenza sarebbe stata spartita tra Mediaset - che ha pagato meno tasse - e l'imprenditore, che avrebbe depositato la somma in un conto svizzero.

 

Il Tribunale civile, sottolinea la difesa di Berlusconi, nel negare la restituzione del denaro a Mediaset sostiene che Agrama fosse un vero intermediario e dunque «l'interposizione fittizia contestata nei capi di imputazione non sussiste». Per la Cassazione, invece, la frode consisterebbe nella «perdurante lievitazione dei costi di Mediaset a fini di evasione fiscale».

 

amedeo franco sulla condanna berlusconi 6

Secondo il collegio difensivo - composto dagli avvocati Franco Coppi, Niccolò Ghedini, Andrea Saccucci e Bruno Nascimbene -, ci sarebbero abbastanza prove per dimostrare che quel verdetto non veritiero. Se la Cedu dovesse dare loro ragione, si spalancherebbero le porte per ottenere la revisione. «I giudici potrebbero non annullare la sentenza, ma individuare eventuali lesioni al diritto di difesa o offrire elementi per un eventuale revisione del processo», ha detto il professor Coppi.

 

LE REPLICHE

Intanto, dopo la diffusione dell'audio di Franco - «Berlusconi ha subito una grave ingiustizia», «hanno fatto una porcheria», «c'è stata una malafede del Presidente» - è arrivata la replica del giudice Antonio Esposito, che presiedeva la III sezione, la III feriale: «Non ho mai, in alcun modo, subito pressioni né dall'alto né da qualsiasi altra direzione», ha detto. Il professore Coppi, invece, ha dichiarato: «Sono sempre stato sorpreso da quella sentenza. Una decisione che andava contro la giurisprudenza che quella sezione della Corte di Cassazione aveva ed ha sempre applicato e che era in favore della tesi di Berlusconi».

 

Una ricostruzione falsa, secondo Esposito: «Non è assolutamente vero che la III sezione avesse adottato in casi analoghi decisioni di segno diverso. È vero esattamente il contrario tant' è che i precedenti della sezione vengono riportati in motivazione». E gli audio di Franco?

 

NICCOLO' GHEDINI SILVIO BERLUSCONI

«Una cosa del genere non mi era mai capitata in tutta la mia lunga carriera - aggiunge Coppi - Il giudice Franco è sempre stato considerato come un magistrato preparato e un galantuomo. È evidente che si sia trovato in minoranza in camera di consiglio, una camera di consiglio dove, a sentire lo stesso relatore, non ci fu neanche discussione». Ma su questo punto il Esposito afferma che «la sentenza fu adottata all'unanimità: Il giudice Franco prese parte, unitamente agli altri componenti, alla stesura della motivazione, approvata all'unanimità, in un'apposita camera di consiglio di cui venne redatto verbale sottoscritto da tutti i componenti che poi sottoscrissero la motivazione firmando ogni foglio della sentenza».

 

 

2. MA LA DIFESA DEL CAVALIERE MISCHIA LE DUE SENTENZE

Paolo Colonnello per ''La Stampa''

 

amedeo franco sulla condanna berlusconi 1

Le munizioni si direbbero pesanti: un verdetto civile di sei mesi fa emesso dal Tribunale di Milano che sembra smentire la sentenza penale con cui nell'agosto 2013 Silvio Berlusconi venne condannato a 4 anni di reclusione per frode fiscale; e l'audio di una registrazione in cui il Cavaliere, parlando con il giudice Amedeo Franco, relatore della causa in Cassazione che poi lo condannò, viene a sapere che a giudicarlo più che una sezione della Suprema Corte sarebbe stato «un plotone di esecuzione» condizionato dall'allora presidente della stessa sezione, Antonio Esposito, manovrato dall'alto.

 

Quanto alto? «Il Presidente della Repubblica lo sa benissimo che è stata una porcheria», sostiene nella registrazione sempre l'ex giudice Franco. I nuovi atti compongono un corposo fascicolo che va ad aggiungersi, come terza memoria integrativa, al ricorso dei legali di Berlusconi pendente ormai da 6 anni davanti alla Corte Europea dei diritti dell'Uomo contro la condanna per la vicenda dei diritti tivù che lo fece decadere da Senatore e lo obbligò a un anno di lavori ai servizi sociali. Una macchia indelebile per il curriculum del Cavaliere mai digerita.

FRANCO COPPI

 

Non tutto funziona però per il verso giusto. Intanto il giudice Franco, passando a miglior vita nel corso del 2019, non potrà mai più confermare i contenuti di quella confidenza che venne registrata dal cellulare di Berlusconi alla presenza di altre persone «alcuni mesi dopo il deposito della motivazione della sentenza di condanna», ovvero almeno 7 anni fa. Perché non tirare fuori prima la registrazione e allegarla subito nella primo ricorso alla Corte Europea? «Per rispetto istituzionale», spiegano i legali nella memoria e per non turbare la pensione del giudice.

 

amedeo franco

Il quale per altro ci pensò da solo a turbarsela, finendo indagato per corruzione in una vicenda di favori nella sanità privata romana, dove per avvicinare dei colleghi di Cassazione chiese in cambio un certificato per far rifare il seno a un'amica. Le sue dichiarazioni lasciano in eredità un pesante fardello, che verrà discusso nella causa per diffamazione già intentata dall'allora presidente Esposito - diventato nel frattempo occasionale collaboratore de "Il Fatto" - nei confronti di Berlusconi, dopo che lo stesso già l'anno scorso aveva anticipato il contenuto della registrazione in una puntata di «Porta a porta» di Bruno Vespa.

FRANK AGRAMA

 

Insomma, non esattamente un inedito, visto che sia della sentenza civile che delle dichiarazioni dell'ex giudice Franco, il nuovo «asso nella manica» di Berlusconi, si parlò sui giornali e in televisione. Se non fosse che il nuovo deposito di atti alla Corte europea avviene con un certo fragore (accompagnato da anticipazioni di Rete 4 e dall'apertura di prima pagina de Il Giornale e de Il Riformista) e induce i capogruppo di Forza Italia di Camera e Senato a convocare una conferenza stampa dal sobrio titolo: «Un colpo di Stato giudiziario che ha cambiato la storia della politica italiana», e a chiedere una commissione d'inchiesta parlamentare.

 

 C'è poi da rilevare che la sentenza di condanna a 4 anni per frode fiscale, passata ormai in giudicato e ampiamente scontata, arrivò alla fine di un processo denominato "diritti Mediaset" che si riferiva a compravendite fittizie di diritti televisivi fino al 1999 con dichiarazioni fraudolente dei redditi per gli anni 2002-2003 (altre annualità vennero prescritte). Mentre la sentenza civile cui fa riferimento il ricorso dei legali di Berlusconi è relativa al processo "Mediatrade" che vide Berlusconi a suo tempo già prosciolto dal gip. Inchiesta che affrontava le compravendite attraverso l'intermediatore americo-egiziano Frank Agrama dal 2000 al 2005.

 

IL GIUDICE ESPOSITO A TAVOLA CON AMEDEO FRANCO PRIMA DELLA SENTENZA SU BERLUSCONI

La causa civile ora agli atti della Corte Europea, venne intentata da Mediaset contro Agrama per ottenere un risarcimento per i diritti che la sua «intermediazione fittizia» gli avrebbe fruttato (110 milioni di euro). Il Tribunale però, concludendo che Agrama non era affatto «fittizio» ha respinto la richiesta di Mediaset e fornito al tempo stesso una nuova arma giuridica a Berlusconi. Magari opinabile ma sufficiente per tornare a dar battaglia.

amedeo franco sulla condanna berlusconi 7

 

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