TE LO DO IO IL FEMMINISMO! - LA LEADER DELLE SCAPEZZOLANTI “FEMEN” FA A PEZZI LE “SE NON ORA QUANDO” DE’ NOANTRI: “LE DONNE IN EUROPA SCRIVONO LIBRI. MA CHE EFFETTO FANNO SULLA PUBBLICA OPINIONE? IL NOSTRO È UN FEMMINISMO POP CHE IRROMPE SUI MEDIA. DICIAMO AGLI UOMINI: PER VOI SIAMO SOLO UN CORPO? CI VOLETE NUDE? E NOI LO SIAMO MA NON SUL MATERASSO: NELLE PIAZZE, A PROTESTARE - PER FARMI CONOSCERE IN ITALIA SONO STATA DA CHIAMBRETTI MA IL SUO SHOW È MOLTO SESSISTA”…

Alberto Mattioli per "la Stampa"

L' appuntamento è in un posto incredibile: il teatro del Lavoir Moderne, in mezzo alla Goutte d'Or, quartiere che non è nemmeno multietnico ma proprio solo africano. La sala, meravigliosamente cadente, si chiama così perché ospitava una delle prime lavanderie industriali di Parigi. Zola la descrisse nell'«Assommoir», adesso è diventata il quartier generale in Occidente delle Femen, le femministe ucraine che, a forza di azioni dimostrative in topless, sono diventate celebrità mondiali e una specie di internazionale delle donne, con aderenti in tutto il mondo, dal Brasile alla Tunisia.

Lei riceve qui. Inna Shevchenko, 22 anni, bella e ribelle, è famosa per i suoi blitz e per la sua recente rocambolesca fuga da Kiev.

Inna, racconti.
«Il 17 agosto, nel centro di Kiev, come sostegno alle Pussy Riot condannate in Russia, a torso nudo e imbracciando una motosega ho demolito una croce che ricordava i caduti della guerra, simbolo dell'alleanza di Stato e Chiesa in una politica antifemminile. Nessuno ha cercato di fermarmi prima né di arrestarmi poi. Però ho cominciato a essere pedinata dagli agenti dei servizi segreti. Tipico dell'Ucraina».

E poi?
«E poi alle sei e mezzo del mattino ho sentito qualcuno che tentava di buttare giù la porta. Non ho avuto tempo di pensare. Ho afferrato passaporto e telefonino e mi sono buttata dalla finestra. Per fortuna abito, anzi abitavo, al primo piano. Sono scappata, delle amiche mi hanno nascosto e poi messo sul treno per Varsavia. Ed eccomi qui».

A fare cosa? La Francia non è l'Ucraina.
«No, certo. A Kiev, pensavamo che in Francia non ci fosse lavoro da fare per le femministe. L'affare Dsk ci ha fatto cambiare opinione. Qui ci sono ancora disparità salariali e prostituzione. E infatti esiste una rete di Femen. A Parigi creeremo un centro di addestramento per le Femen di tutto il mondo».

Addestramento, perché?
«I nostri "sex attacks" sono impegnativi. Usare una motosega a torso nudo non è esattamente normale. Né dal punto di vista fisico né psicologico».

Ma le femministe in Francia ci sono e si fanno pure sentire.
«Sì, ma cosa fanno? Scrivono libri. Crede davvero che facciano effetto sulla pubblica opinione? Il nostro non è il femminismo tradizionale. È un femminismo che si vede, che irrompe sui media, che dà spettacolo. Il nostro è un femminismo pop!».

Per questo manifestate sempre a torso nudo?
«In Ucraina non c'è altra strada. All'inizio, le performance le facevamo vestite: non se ne accorgeva nessuno. Adesso ne parlano tutti. Ma non è solo un trucco per avere visibilità. È anche un messaggio. Diciamo agli uomini: per voi siamo solo un corpo, ci volete nude nei vostri letti? Bene, noi siamo nude. Ma non sul materasso: nelle piazze, a protestare. Gli uomini impazziscono, come succede ogni volta che le donne fanno qualcosa che loro non controllano. Per noi, il topless è un'uniforme».

Scusi: chi paga?
«Nessuno. Partecipiamo a festival, manifestazioni o show televisivi. Per esempio, sono stata ospite due volte di quello di Chiambretti. È molto sessista, ma è servito a farci conoscere in Italia. Vendiamo gadget sul nostro sito. E riceviamo offerte da tutto il mondo, anche piccole o piccolissime».

Lei nella vita cosa faceva?
«La giornalista. Lavoravo nell'ufficio stampa del sindaco di Kiev. Licenziata perché Femen».

Come nascono Femen?
«Sono figlie della rivoluzione arancione, otto anni fa. Fu davvero incredibile. Tutti parlavano di democrazia, di diritti, di cambiamento. La delusione è stata terribile. Da vent'anni, da quando è diventata indipendente, in Ucraina comanda sempre la stessa mafia. Ha solo cambiato vestito».

E lei perché è diventata Femen?
«Mi ha aperto gli occhi un big book, un grande libro: "La donna e il socialismo" di August Bebel. Grande per le dimensioni e per quel che dice. È la mia Bibbia».

Quante volte l'hanno arrestata?
«In Ucraina, una quindicina. Il peggio, però, è successo in Bielorussia, a una manifestazione contro Lukashenko a Minsk, vicino all'ex sede del Kgb».

Cos'è successo?
«Prima hanno picchiato i giornalisti e distrutto le telecamere. Poi hanno caricato noi Femen su un bus e ci hanno portato in giro, legate e bendate, per un giorno intero. Mi dicevano: sai, vero, che fra tre ore sarai morta? Immagina la faccia di tua madre quando le diranno che non ci sei più. Ci hanno rilasciato a sera, in mezzo a una foresta».

Ha avuto paura?
«Sì, anzi no. Perché mentre mi dicevano che mi avrebbero ammazzata ho pensato: ma allora sto facendo la cosa giusta!».

 

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