TELECOM CHI? ANCHE IL GOVERNO “NON È STATO AVVERTITO DELL’OPERAZIONE CON TELEFONICA” (MA SE SI SAPEVA DA MESI) – SI SVEGLIA PURE CATRICALÀ: “IMPENSABILE NON SCORPORARE LA RETE”

1. IL TESORO PENSA A UN INTERVENTO PER AVVIARE LO SCORPORO DELLA RETE
Roberto Mania per "La Repubblica"

L'allarme è scattato. In ritardo, ma è scattato nelle stanze del governo a Palazzo Chigi, del Tesoro e dello Sviluppo economico in Via Veneto. Tutti in collegamento con New York con il premier Enrico Letta, paradossalmente lì a promuovere gli investimenti esteri in Italia proprio nel giorno in cui gli iberici di Telefonica si prendono Telecom e mostrano la fragilità e l'opacità del nostro capitalismo. E la miopia della nostra classe politica.

Allarme nelle stanze del governo. «Perché in gioco ci sono interessi pubblici nazionali che vanno tutelati, ci sono i livelli occupazionali da salvaguardare, c'è la stabilità degli assetti aziendali da garantire», diceva ieri sera uno dei membri del governo Letta che ha sul tavolo il dossier Telecom. Allarme, perché ora la rete telefonica su cui viaggiano tutti i dati sensibili dell'intero Paese, dove si gioca un pezzo decisivo dello sviluppo tecnologico a cominciare da quello della banda larga, appartiene a una società controllata da un gruppo multinazionale spagnolo.

La rete non è più italiana, dopo essere stata privatizzata. Dopo gli infiniti tira e molla sulla separazione almeno gestionale da Telecom. Dopo le trattative con la Cassa Depositi e Prestiti che avrebbe potuto intervenire.

Dopo tante chiacchiere inconcludenti. Ma è una questione delicatissima, tanto più - forse - nell'epoca della globalizzazione dei mercati. Franco Bernabè, presidente di Telecom, rassicura in un breve colloquio Fabrizio Saccomanni, ministro dell'Economia. Ma Bernabè è anche il manager che è sempre stato contro la separazione della rete.

D'accordo con i soci di Telco, la finanziaria che controlla Telecom di cui ora gli spagnoli hanno conquistato il 66 per cento. La rete è il valore aggiunto di Telecom. Lo scorporo avrebbe svalutato le quote dei soci finanziari (Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Generali) come quelle del socio industriale, Cesar Alierta, presidente della holding spagnola. A loro non conveniva, e non conviene, scorporare la rete.

La rete in mani straniere è, dunque, il cuore di questa vicenda. È oggettivamente un asset strategico ed è anche l'unico terreno su cui forse è in condizione di intervenire il governo. «Dobbiamo prestare molta attenzione alla questione delle rete», spiegavano con cautela, ma significativamente, i tecnici del Tesoro.

Che senza più la "golden share", l'azione speciale un tempo in mano al governo in quanto azionista che gli avrebbe consentito di porre anche il veto, sta studiando - d'intesa con il ministero dello Sviluppo economico - altre ipotesi interventiste. Al di là della sorprendente, e isolata, dichiarazione del ministro Flavio Zanonato: «È difficile sostenere che Telecom diventi spagnola».

Si prova a intervenire, dunque. Tenendo conto che Telecom è una società privata (non a caso ieri l'ha sottolineato Letta dagli Stati Uniti: «Guardiamo, valutiamo, ma Telecom è una società privata », ha detto) e che la Spagna fa parte dell'Europa in cui vige il principio della reciprocità: «Enel si è comprata Endesa...», ricordavano da Palazzo Chigi. E Letta: «Capitali europei potrebbero aiutare Telecom a essere migliore rispetto a come è stata in questi 15 anni».

Non c'è più la "golden share" ma c'è il "golden power" per effetto della riforma dell'azione d'oro, sollecitata fortemente da Bruxelles, approvata dal governo Monti. Riforma a metà, però. Perché il regolamento attuativo è stato definito per i settori della difesa
e della sicurezza nazionale ma non per l'energia e le comunicazioni.

La relativa bozza è rimasta nei cassetti della presidenza del Consiglio dove era sottosegretario Antonio Catricalà ora vice ministro proprio alle Comunicazioni. Il governo sta, appunto, pensando di ritirare fuori quelle norme. Lì potrà stabilire che la dorsale telefonica è, come in tutti i Paesi, un asset strategico nazionale. E anche stabilirne la inalienabilità. Insomma definire un percorso che possa portare alla separazione se non societaria almeno funzionale (è così in Gran Bretagna) della rete telefonica. Ma con Telco in mano agli spagnoli ora rischia di essere tutto più difficile.


2. CATRICALÀ: «IMPENSABILE NON SCORPORARE LA RETE»
Barbara Corrao per "Il Messaggero"

«Sviluppo della rete, occupazione, qualità del servizio». Sono questi i tre obiettivi che, ora, premono al governo. Mentre fuori da Largo Brazzà monta l'attenzione sul caso Telecom e sul nuovo assetto di controllo che vede Telefonica al comando, Antonio Catricalà manda un messaggio pacato, ma chiaro: «Nessuno ci ha avvertito. Lo avessero fatto, sarebbe stato meglio. E tuttavia i governi devono guardare al futuro. Il mercato segue la sua strada, il governo deve gestirne gli effetti in modo utile. Perciò chiederemo garanzie sulla rete, l'occupazione, la qualità del servizio. Le stesse richieste che avremmo avanzato se fossimo stati avvisati in anticipo».

Lei conosce bene Telecom. Prima da presidente Antitrust, ora, da viceministro allo Sviluppo. Come si muoverà il governo?

«Abbiamo tre obiettivi prioritari da raggiungere. Innanzitutto, garantire gli investimenti di Telecom Italia sulla fibra per la diffusione della banda larga. Poi, assicurare i livelli occupazionali in Telecom e nelle aziende dell'indotto. Infine mantenere la qualità del servizio, che è stata molto alta finora e ha caratterizzato le nostre telecomunicazioni per essere tra le prime al mondo».

Con quali strumenti?

«Aggiungo che il primo obiettivo comprende in sé la necessità che Telecom Italia mantenga la disponibilità a scorporare la rete in una società che veda l'ingresso significativo di Cassa depositi e prestiti anche per garantire quella parità di accesso che completi il processo di liberalizzazione. Queste garanzie devono essere, al giusto livello di governo, richieste al nuovo soggetto di controllo. Non c'è alcun aut aut, ma è importante che l'Italia a fine del percorso conservi una quota rilevante sull'asset strategico della rete».

Chi vi dice che Telefonica asseconderà questa richiesta?

«Una collaborazione su questi temi è nella convenienza di tutti: conviene a Telecom che otterrà una migliore regolamentazione sulle tariffe; conviene alla Cdp che farà un investimento in grado di generare profitti; conviene al nostro sistema industriale e alla Pubblica amministrazione. E conviene anche a Telefonica venire a confrontarsi e mantenere buoni rapporti con il governo italiano, come del resto ci sono stati finora».

Finora Telefonica è stata critica sullo scorporo della rete e Telecom ha sempre detto di voler conservare il 51%.

«Non è importante il controllo in senso stretto ma quali le regole di governance si adottano. Se sono tali che la società pensi agli investimenti per arricchire se stessa e reinvestire e non per fare l'interesse di singoli soci, il governo non avrà nulla da obiettare».

Altrimenti? La golden share non c'è più, i nuovi poteri speciali su energia e tlc sono in attesa del decreto attuativo.

«Nei confronti di un'azienda UE la migliore garanzia è che nessun investitore mette i suoi soldi in un Paese e non intrattiene buoni rapporti con il governo locale. Credo Telefonica lo abbia messo bene in conto».

Telefonica ha più debiti di Telecom e Cdp è chiamata in causa su molti fronti...

«Cdp investe là dove c'è un ritorno sicuro e l'infrastruttura di tlc lo è. Telefonica è una società che ha i suoi debiti ma è un competitor globale più grande di Telecom. E il debito dell'operatore nazionale dovrebbe, con l'operazione, rientrare in termini accettabili».

Il governo guarda al futuro ma l'Italia continua a perdere i gioielli del suo patrimonio industriale, non siete preoccupati?

«Bisogna tornare a fare sistema, non possiamo permetterci il lusso di perdere interi pezzi dell'industria nazionale. I grandi attori economici e le istituzioni devono farsene carico. Nel caso di Telecom ho fiducia che Telefonica riesca a superare le difficoltà del momento e a costruire con Telecom Italia quella grande industria che potenzialmente rappresenta».

 

saccomanni, alfano e lettaLETTA, ALFANO, SACCOMANNIbernabee mucchettiBERNABE cb a b f ee ktYD U WRB x LaStampa Cesar AliertaCesar AliertaFlavio Zanonato Emma Bonino e Flavio Zanonato TELECOM TELEFONICA ea c f c a cecb a a e b TELEFONICAALIERTA

Ultimi Dagoreport

gian piero cutillo mariani lorenzo giovanbattista fazzolari

DAGOREPORT - ALLACCIATE LE CINTURE DOMANI IN BORSA: PER LA NOMINA DEL NUOVO AD DI LEONARDO È ANCORA TUTTO IN ARIA - LA PARTITA NON È AFFATTO CHIUSA: IL TUTTOFARE GIOVANBATTISTA FAZZOLARI, IN VERSIONE CACCIATORE DI TESTE, HA VOLUTO VEDERE LORENZO MARIANI, AD DI MDBA ITALIA, GIÀ CANDIDATO CEO DI CROSETTO NEL 2023. SU UNA COSA "FAZZO" E MARIANI SONO GIÀ D’ACCORDO: SPIANARE L’ATTUALE GRUPPO DIRIGENTE DI CINGOLANI - GIAN PIERO CUTILLO, MANAGING DIRECTOR DELLA DIVISIONE ELICOTTERI DI LEONARDO, IL CUI NOME AVEVA PRESO QUOTA NEL POMERIGGIO, È CONSIDERATO TROPPO VICINO A GIORGETTI E CROSETTO...

matteo piantedosi claudia conte

DAGOREPORT - CLAUDIA CONTE HA CREATO UNO "SCHEMA PONZI" DELL'AUTOREVOLEZZA: ACCUMULARE INCARICHI E VISIBILITA' PER OTTENERNE SEMPRE PIU' - LA 34ENNE CIOCIARA E' GIORNALISTA PUBBLICISTA: CON QUALE TESTATA HA COLLABORATO PER ISCRIVERSI ALL'ORDINE? CHE FINE HANNO FATTO I SUOI VECCHI ARTICOLI? - GRAZIE AL TITOLO, HA INANELLATO OSPITATE, MODERAZIONI DI CONVEGNI E INCARICHI E IL "SISTEMA" DEI MEDIA, NELL'INDIFFERENZA DEI GIORNALONI (CHE, A DIFFERENZA DI DAGOSPIA, NON SI SONO NEANCHE CHIESTI CHI FOSSE), HA TRASFORMATO L'EX "RAGAZZA CINEMA OK" IN UN'OPINIONISTA AUTOREVOLE (PENSA CHE COJONI)

buffon gravina gattuso

DAGOREPORT - LA FIGC? NON SERVE A UN CAZZO! IL PRESIDENTE DIMISSIONARIO GABRIELE GRAVINA CERTIFICA L’IMPOTENZA DELLA FEDERAZIONE CHE HA GUIDATO PER 8 ANNI – NELLA "RELAZIONE SULLO STATO DI SALUTE DEL CALCIO ITALIANO", CONFERMA L'IMPOSSIBILITA' DI AGIRE: DALLA VALORIZZAZIONE DEI VIVAI AL TANTO EVOCATO NUMERO MINIMO DI ITALIANI IN SQUADRA, LA FIGC NON HA POTERI - GRAVINA FA CAPIRE CHE LE RIFORME VENGONO BLOCCATE DA UN FIREWALL DI NORME E VETI INCROCIATI, DALLA MANCANZA DI UNITÀ TRA LE VARIE COMPONENTI (COME IL PROGETTO DI RIFORMA DEI CAMPIONATI DI SERIE A, B, C E D, “ALLO STATO INATTUABILE”) - SU STADI E SETTORI GIOVANILI, GRAVINA SCARICA LA PATATA BOLLENTE AL PARLAMENTO E AL GOVERNO CON LE SOLITE RICHIESTE DI DETASSAZIONI, AGEVOLAZIONI FISCALI, CREDITI DI IMPOSTA E FINANZIAMENTI - MA SE L’UNICA COSA CHE SA FARE IL CALCIO ITALIANO È CHIEDERE SOLDI ALLO STATO, CHE SENSO HA TENERE IN PIEDI IL CARROZZONE DELLA FEDERCALCIO?

paolo mereghetti alessandro giuli marco giusti giulio regeni documentario

DAGOREPORT- “AVEVO UN SOLO MODO PER DIRE CHE NON ERO D’ACCORDO. ANDARMENE...”, SCRIVE EROICAMENTE PAOLO MEREGHETTI SUL ‘’CORRIERE DELLA SERA’’, E MARCO GIUSTI LO UCCELLA: ''SE NON FOSSE SCOPPIATO IL BUBBONE SUL FINANZIAMENTO NEGATO AL DOCU-FILM SU GIULIO REGENI, IL CRITICO CINEMATOGRAFICO DEL PRIMO QUOTIDIANO ITALIANO SI SAREBBE DIMESSO DALLA COMMISSIONE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, IN MANO ALL'EGEMONIA CULTURAL GIULI-VA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI? - ECCO: TE LO DOVREMMO CHIEDERE NOI PERCHÉ (CAZZO!) HAI ACCETTATO DI ANDARE ALLA CORTE DI SANGIULIANO E GIULI, COMPENSATO CON 20 MILA EURO ALL’ANNO? E DOPO QUASI DUE ANNI DI "EIA EIA BACCALA'" SVEGLIARSI E ARRIVARE ALLA CONCLUSIONE CHE ERA UNA SCELTA SBAGLIATA? E PER FINANZIARE POI QUALE CAPOLAVORO? E INFINE ACCORGERSI CHE IL CONTRIBUTO NEGATO AL DOCU-FILM SULL'ASSASSINIO DI REGENI, VIENE INVECE ELARGITO AD ALTRI DOCUMENTARI COME ‘’ALFREDO, IL RE DELLE FETTUCCINE’’…

giuseppe conte pd nazareno

DAGOREPORT – TRA UNA "SORA GIORGIA" DIVENTATA DI COLPO "SÒLA GIORGIA" PER UN ELETTORATO CON LE TASCHE SEMPRE PIÙ VUOTE E UNA "SINISTR-ELLY" SEMPRE PIÙ IN MODALITA' SFOLLA-CONSENSO, IL CIUFFO DI GIUSEPPE CONTE NON RISCHIA PIÙ DI AMMOSCIARSI - ANZI, C'E' CHI SCOMMETTE CHE L'EX ''AVVOCATO DEL POPOLO'' PUNTI A UN IMMAGINIFICO COLPO GROSSO: IN CASO DI VITTORIA  ALLE PRIMARIE APERTE DEL CAMPOLARGO PER SFIDARE NEL 2027 LA MELONA AZZOPPATA, SI VOCIFERA CHE PEPPINIELLO SAREBBE PRONTO A PROPORRE UNA FUSIONE TRA PD E M5S PER DAR VITA A UN "PARTITO PROGRESSISTA" - UNA SORTA DI RIEDIZIONE, MA DA SINISTRA, DELL'ACCOPPIATA DS-MARGHERITA (2007) - UN FANTASCENARIO CHE NON DISPIACEREBBE ALLA FRONDA ANTI-ELLY DEL PD (IDEOLOGO BETTINI) NE' AGLI EX GRILLINI ORMAI "CONTIZZATI" CON POCHETTE...