de mita renzi agnelli craxi

TUTTI GLI SCAZZI DI DE MITA - LO STORICO DEMOCRISTO IRPINO  AVEVA LA FRECCIATA VELENOSA FACILE: "AGNELLI? UN MERCANTE MODERNO, CON POCHE IDEE E TANTI INTERESSI PARTICOLARI" (E L'AVVOCATO LO LIQUIDO' COME "UN INTELLETTUALE DEL MEZZOGIORNO, TIPICO DELLA MAGNA GRECIA" - MENTRE SU CRAXI DISSE "MI HA FREGATO UNA VOLTA, LA SECONDA SI È FREGATO DA SOLO" - L'AMORE-ODIO CON DE LUCA E LE RANDELLATE SUI DUE MATTEI: "RENZI HA OPINIONI INSOPPORTABILI E UN ELOQUIO SENZA SENSO. SALVINI EMETTE SUONI, NON PARLA" - VIDEO

Andrea Muratore per www.tag43.it

 

CIRIACO DE MITA

Ciriaco De Mita è morto oggi a 94 anni. Lo storico esponente campano della Democrazia Cristiana, ex presidente del Consiglio tra il 1988 e il 1989, sindaco di Nusco, suo paese natale, dal 2014 alla morte è stato spesso coinvolto in scontri politici accesi. In cui ha messo in campo, più volte, la tagliente retorica per cui è diventato celebre.

 

De Mita contro l’Avvocato Agnelli: «Mercante senza idee»

«De Mita? Un intellettuale del Mezzogiorno, di quel pensiero tipico della Magna Grecia». Gianni Agnelli durante la trasmissione della Rai Mixer, nel marzo del 1984, definì così l’allora segretario della Democrazia Cristiana.

 

ciriaco de mita e gianni agnelli

L’Avvocato intendeva sottolineare, con una punta di malizia, la propensione di De Mita ai ragionamenti complessi, lontani a suo dire da pragmatismo e concretezza. La replica di De Mita non si fece attendere.

 

gianni agnelli cesare romiti ciriaco de mita

«L’espressione intellettuale è stata usata nei riguardi di Moro e paragonare un politico a Moro, dentro e fuori la Democrazia Cristiana, è un complimento», disse, non esitando poi a definire Agnelli «un mercante moderno, con poche idee e tanti interessi particolari».

 

ciriaco de mita e bettino craxi

Il dualismo De Mita-Craxi

Nel 1987 Bettino Craxi ruppe il Patto della Staffetta, stretto tra i leader del Psi e della Dc quattro anni prima, che prevedeva l’alternanza con De Mita al governo a metà legislatura. «Mi sembra che questo affare della staffetta sia stato collocato su un sentiero che si è fatto sempre più stretto e sempre più tortuoso e, quindi, sempre più improbabile», ammise Craxi il 17 febbraio di quell’anno a Mixer, ammettendo pubblicamente il tradimento dell’accordo.

 

CIRIACO DE MITA

De Mita, che sarebbe arrivato a Palazzo Chigi un anno dopo, entrò così in rotta di collisione col segretario socialista. «Mi ha fregato una volta, la seconda si è fregato da solo. Io i socialisti non li conoscevo, erano un po’ saccenti e superbi… se dovessi dire che lavoravo per l’alleanza con loro direi una bugia», confidò De Mita nel 2021 in una delle ultime interviste concessa a IlGiornale.it.

 

Ciriaco De Mita

«Io ho avuto buoni rapporti con i vecchi socialisti appena eletto parlamentare, personaggi di grande saggezza poi fatti fuori da Craxi», fu il suo secco commento ex post sull’era craxiana.

 

De Mita-De Luca, odi et amo

In anni più recenti, uno scontro a distanza si è consumato tra De Mita e l’attuale presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Nel 2008 De Luca, allora sindaco di Salerno, definì senza giri di parole l’ex presidente del Consiglio «il problema della Campania da 40 anni».

 

VINCENZO DE LUCA

Successivamente però, De Luca ha cercato spesso l’appoggio di De Mita, che lo ha sostenuto alle Regionali 2015 e ha speso per lui parole al miele dopo l’emergenza Covid. Una riappacificazione segnata dal messaggio di cordoglio del governatore della Campania: «Scompare con Ciriaco De Mita uno dei massimi esponenti del cattolicesimo democratico del nostro Paese. È stato il politico che ha rappresentato con maggiore coerenza e tenacia le esigenze del Mezzogiorno d’Italia e della sua terra. Scompare uno dei rari esponenti politici che ha sempre tentato di legare l’azione politica a un percorso di lungo periodo».

 

I giudizi severi sui due Matteo

Diverso, e ben più duro, l’atteggiamento di De Mita contro i due Matteo della politica italiana, Renzi e Salvini. Con il primo De Mita ebbe modo di scontrarsi nel 2016 duellando nello speciale di La7 sul referendum costituzionale promosso dall’allora premier.

 

 

«Quando la politica è mestiere deve essere breve, quando è pensiero può essere a vita», spiegava ospite di Mentana su La7. «L’idea che sia pensiero la politica tua, che cambi partito ogni vola che ti tolgono il seggio…», rispondeva Renzi riferendosi lo strappo di De Mita con il Partito Democratico che per statuto gli aveva negato la candidatura nel 2008. «La sua è una volgarità che non mi aspettavo», fu la risposta del leader Dc che bocciò la riforma perché «frettolosa poco motivata, scritta male».

 

lo scontro fra matteo renzi e ciriaco de mita nel 2016 2

«Se io fossi giurista», aggiunse, «avrei grossa difficoltà a leggerla così come è, con periodo lunghissimi. E le norme costituzionali devono essere brevi. Fare un periodo lungo tre colonne è una cosa che non si è mai vista».

 

matteo renzi e ciriaco de mita

E, ancora: «Io avrei tolto il Senato o lo avrei fatto con i notabili, persone che rappresentano la società cresciuta, insomma il patrimonio culturale che si esprime in una comunità e dà consigli».

 

lo scontro fra matteo renzi e ciriaco de mita nel 2016 6

De Mita poi in un successivo confronto con Andrea Orlando liquidò il renzismo come una somma di «parole senza pensiero». Tre anni dopo, sempre su La7, Renzi e Salvini furono presi entrambi d’infilata dal vecchio leone democristiano: «Il primo ha opinioni insopportabili e un eloquio senza senso. Il secondo? Emette suoni, non parla». Una delle sue ultime, grandi frecciate.

 

lo scontro fra matteo renzi e ciriaco de mita nel 2016 4lo scontro fra matteo renzi e ciriaco de mita nel 2016 3lo scontro fra matteo renzi e ciriaco de mita nel 2016 1lo scontro fra matteo renzi e ciriaco de mita nel 2016 7lo scontro fra matteo renzi e ciriaco de mita nel 2016 5

Ultimi Dagoreport

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”