IL VENTICELLO DELLA CORNA - “È RIEMERSA LA STORIA DELLA NOTTE CON BOSSI QUANDO EBBE L’ICTUS. ORMAI DEVO PORTARE IN TRIBUNALE CHI LA RIPETE - NESSUNO HA MAI PORTATO UNA PROVA, IO IN QUEL PERIODO ERO AL CAPEZZALE DI MIO PADRE MORENTE” - “SENZA QUESTA FALSITÀ LA MIA VITA SAREBBE ANDATA DIVERSAMENTE. ERO ALL’APICE DELLA MIA CARRIERA, NE HO FATTO UNA MALATTIA. SOLO PER AVER CANTATO A MISS PADANIA NEL 2003”…

Valerio Palmieri per "Chi"

Questa storia l'avete già sentita tante volte, così come le relative smentite dell'interessata. Ma è tornata d'attualità, perché un libro su Umberto Bossi, uscito di recente, L'illusionista, scritto da Pino Corrias, Renato Pezzini e Marco Travaglio, l'ha riportata alla luce, come già aveva fatto Umberto Magno di Leonardo Facco. La notte del 10 marzo 2004 Bossi viene colpito da un ictus cerebrale e ricoverato in ospedale in gravi condizioni. La vox populi, riportata negli scritti, narra che, in quella circostanza, il leader della Lega fosse in compagnia di Luisa Corna, impegnato in uno sforzo cui non ha retto.

«Una versione che è in piedi da otto anni, nonostante abbia sempre sostenuto che è falsa», attacca la Corna. «Qui non c'è nulla di giornalistico. Si tratta di una notizia infondata, mai verificata, di una calunnia messa in Rete nel 2004 in forma anonima dal sito Indymedia con un articolo firmato "L'infermiere" e poi ripresa sotto varie forme.

Il pericolo di Internet, che offre libertà di parola a tutti, è l'impossibilità di smentire e di rintracciare l'autore di chi lede la reputazione altrui: che democrazia è, dov'è la libertà? Mi stupisce anche che un giornalista attento come Marco Travaglio, che stimo e che leggo sempre con attenzione, firmi un libro dove, con le dovute cautele, si riporta comunque una versione frutto di voci mai confermate: da un giornalista di razza come lui mi aspettavo che, finalmente, andasse a fondo e scoprisse la verità, una volta per tutte».

Domanda. Dov'era lei la notte del 10 marzo 2004?
Risposta. «Probabilmente a casa dei miei genitori o in ospedale accanto a mio padre: era malato e si è spento il 2 giugno».

D. Nel 2003 era ospite a Miss Padania: ecco il link con la Lega.
R. «Sì, ci ero andata per cantare una canzone. Quando mi hanno raccontato questa storia, pensavo a uno scherzo. Poi, quando ho visto che qualcuno ci credeva, ho attraversato vari stati d'animo e, oggi, mi sembra assurdo e ridicolo».

D. Ha mai pensato di chiamare Umberto Bossi?
R. «Non ho mai avuto contatti con lui e non voglio averne, perché non vorrei sentirmi in condizione di dovermi confrontare su un fatto che non esiste. Guardi che, psicologicamente, tutta questa vicenda è di una violenza inaudita».

D. Le farebbe piacere se Bossi smentisse questa versione?
R. «Certo, magari».

D. Non poteva confrontarsi con i familiari del leader leghista?
R. «Non ho mai saputo che cosa pensassero di questa vicenda. Immagino non avrà fatto loro piacere, ma non hanno mai detto nulla. O nessuno glielo ha mai chiesto».

D. E se qualcuno avesse messo in giro questa voce per screditarla?
R. «Quello è possibile. Ha presente quante voci cattive circolano nel mondo dello spettacolo?».

D. Lavorava con Lele Mora. E se fosse uscita dal suo entourage?
R. «Mi auguro di no, non credo. Da qualche parte è uscita questa falsità. E voglio precisare che è una calunnia e non un pettegolezzo».

D. Ha avuto problemi di lavoro?
R. «Nessuno verrà mai a dirti che non ti prende per un programma per le voci che circolano su di te, ma come donna e come personaggio dello spettacolo odio passare per quello che non sono».

D. Negli ultimi anni si è defilata pubblicamente.
R. «Ho avuto paura. Ho pensato che, se qualcuno ha potuto dire di me una cosa del genere, allora potrò sentirne di tutti i colori sul mio conto. Guarda caso questa voce è uscita quando ero all'apice della mia carriera. Mi sono detta: "Qui ho i coltelli puntati contro!"».

D. Facco, autore di Umberto Magno, sostiene di avere delle prove.
R. «L'ho citato in giudizio. Odio andare in tribunale. D'ora in avanti, però, sarò costretta a farlo con chi tira fuori questa storia. Se uno dice di avere delle prove, andiamo davanti al giudice e vediamo».

D. Che cosa l'ha ferita di più?
R. «La superficialità di certa gente e il fatto che un blog possa dettare legge. Ma anche il luogo comune che le donne di spettacolo siano delle poco di buono, pronte a tutto per avere una spinta».

D. Ci sono esempi in questo senso, ultimamente.
R. «Quando parlo di donne che lavorano nello spettacolo parlo di donne che sanno fare qualcosa».

D. Quanto si sente ferita?
R. «Senza questa falsità la mia vita sarebbe andata diversamente, mi sarei risparmiata tanti momenti neri e tante crisi, mi sono sentita attaccabile. Ne ho fatto una malattia, mi dispiace dirlo perché vorrei essere più forte».

D. La musica è il suo rifugio.
R. «Sto lavorando a un progetto con Tony Hadley degli Spandau Ballet e spero che vada avanti perché mi piace tantissimo. Lui è straordinario, quando vedo delle persone così, con una tale umanità, capisco che non è tutto da buttare».

D. Tornerà a Sanremo?
R. «Con Tony abbiamo pensato a un progetto internazionale e ci piacerebbe che partisse dall'Italia e, perché no, dal Festival».

D. Le manca la tv?
R. «Adesso riprendo Tale e quale show».

D. C'è un uomo accanto a lei?
R. «No, da un po' di tempo. Forse sono idealista, arriverà».

D. Gli uomini le chiedono di quella mitologica notte con Bossi?
R. «Secondo lei? Una persona che mi conosce sa che non è possibile, ma capita anche che chi non mi conosce mi insulti via mail».

D. Non vuole fare un appello, tipo: "Chi sa, parli"?
R. «Finora, guarda caso, non si è mosso nessuno. Ma mi farebbe piacere che, finalmente, chi sa raccontasse. Se c'è una verità alternativa mi farebbe piacere saperla o, quantomeno, essere certa che sia chiaro che io non c'ero quella sera. Sono stanca di dovermi scusare per una non notizia, per colpa di chi millanta di sapere cose inesistenti».

D. Le notizie cattive circolano più in fretta e restano più impresse.
R. «I giornalisti dovrebbero salvare la verità, pensi a cosa è accaduto a Enzo Tortora e a Mia Martini, la calunnia può fare molto male, non è un venticello. Guardi su Internet quanti danni vengono fatti alla reputazione delle persone: ragazzine che vedono pubblicate loro foto private, ragazzi che si ammazzano perché vittime di continue cattiverie. Ci vuole forza per affrontare i fantasmi, mi sembra di lottare contro i mulini a vento».

D. Se la chiamasse Bossi?
R. «Non saprei cosa dirgli».

 

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