VIVO, MORTO O X - IL PORTAVOCE DELL’ISIS SU TWITTER: “NESSUN MARTIRIO, AL BAGHDADI STA BENE E GLI AUGURIAMO PRONTA GUARIGIONE” – SVEGLIATO A SUON DI SCHIAFFI DAL VOTO MID-TERM, OBAMA HA DECISO DI ANNIENTARE L’ISIS

1. ILLESO, MORTO O FERITO? SULLA SORTE DEL CALIFFO È GUERRA PURE SUL WEB - UN TWEET: COLPITO IN UN ATTACCO, GLI ISLAMISTI SMENTISCONO

Maurizio Molinari per “la Stampa

abu bakr al baghdadiabu bakr al baghdadi

 

Vivo ma ferito, ricoverato in un ospedale-bunker e ancora in grado di guidare i suoi miliziani della Jihad oppure in fin di vita, o forse addirittura già morto: la sorte di Abu Bakr al Baghdadi, il «Califfo Ibrahim» dello Stato Islamico (Isis) è al centro di un giallo che riporta l’attenzione sulla campagna aerea della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti.


Sono infatti i jet dell’Us Air Force che nelle prime ore di sabato colpiscono nell’arco di pochi minuti due obiettivi nell’area di Al-Qaim, nell’Anbar iracheno. Si tratta di un convoglio di dieci mezzi blindati dello Stato Islamico e di un edificio dove i leader jihadisti sono soliti incontrarsi. Guidati dall’intelligence elettronica, o forse dai raggi «illuminanti» di informatori sul terreno, i jet rovesciano un diluvio di fuoco sugli obiettivi che si trovano a ridosso del confine fra Iraq e Siria ovvero nel cuore del Califfato che Abu Bakr al Baghdadi ha proclamato il 29 giugno scorso.

isisisis


La strada colpita è una delle arterie nel deserto iracheno che i jihadisti più adoperano per spostarsi nella «Provincia dell’Eufrate», fra Mosul e Raqqa, loro capitale. Per il portavoce del Comando Centrale di Tampa, Florida, da cui dipendono le operazioni della coalizione guidata dagli Usa, il raid «dimostra la pressione che continuiamo ad esercitare su Isis ostacolandone movimenti, manovre e comandi». Testimoni locali ad Al-Qaim descrivono alle tv arabe «grande confusione», «molte vittime, forse 50» e parlano dell’ospedale locale «completamente requisito» da Isis, mettendo in fretta e furia sulla strada chi vi era ricoverato.


Nel pomeriggio di sabato rimbalzano, dalla tv saudita Al-Hadath a quella Al Manar di Hezbollah, indiscrezioni sulla possibilità che il Califfo Ibrahim sia stato colpito. Si parla della morte del portavoce Abu Muhammad Al Adnani e di altri capi di Isis in Iraq, alcuni assieme ai figli.

 

sostenitori di isis festeggiano in siriasostenitori di isis festeggiano in siria

Impossibile avere conferme ma il tam tam dilaga, sull’etere e sul Web, mettendo in evidente difficoltà lo Stato Islamico che è una nazione vera propria, si estende dalla periferia di Aleppo a quella di Baghdad e vede i jihadisti del Califfo esercitare il potere assoluto su oltre dieci milioni di anime. Ma è uno Stato creato a immagine e somiglianza del Califfo Ibrahim, senza il quale sarebbe a rischio.


Nel tardo pomeriggio di ieri arriva così la smentita, con un twitter in arabo dall’account del portavoce Abu Muhammad Al Adnani. «Se pensate che il Califfato sia finito con il martirio del Califfo - scrive - posso assicurare alla nazione islamica che l’Emiro Abu Bakr al-Baghdadi sta bene e gli auguriamo pronta guarigione». In sostanza significa che il Califfo è stato ferito ma è sopravvissuto e resta in grado di guidare l’esercito di jihadisti che assedia Kobani, insidia Baghdad e si prepara alla battaglia di Aleppo. E Al Adnani sarebbe anch’egli ancora vivo. 


Il colonnello Patrick Ryder, del Comando di Tampa, commenta: «A bordo dei 10 veicoli colpiti c’erano i leader di Isis ma non sappiamo se sono vivi». Da Baghdad arriva la conferma sul «ferimento di Al Baghdadi» con un comunicato dei ministeri di Interni e Difesa: «È stato colpito mentre incontrava dei militanti ad Al Qaim».

isis in siriaisis in siria

 

Il premier Haider Al Abadi ironizza sugli Usa: «Ce l’hanno fatta a colpire i capi». Ma il twitt di Al Adnani innesca una tempesta sul Web: c’è chi lo reputa falso, accusando i finanziatori del Golfo di voler nascondere la morte del Califfo, e chi vi legge il tentativo di Isis di rassicurare i seguaci in attesa del nome del successore.


Il giallo sul super-terrorista - con taglia Usa sul capo di 10 milioni di dollari - lascia intendere che satelliti e droni di più nazioni lo stanno cercando, vivo o morto. Per la Casa Bianca reduce dallo smacco di Midterm significa restituire smalto ad un’offensiva aerea in cui nessuno sembrava più credere. Ma per i jihadisti l’incertezza su al Baghdadi rafforza il mito dello «sceicco invisibile», come lo chiamano sottolineando la caratteristica che lo distingue dal predecessore Abu Musab al Zarqawi: profilo sempre basso per sorprendere gli avversari.

 

2. - IL PRESIDENTE USA CAMBIA STRATEGIA: ORA PASSIAMO ALL’OFFENSIVA

Francesco Semprini per “la stampa

 

il mondo secondo l'isis  2il mondo secondo l'isis 2

Rinascita dell'esercito iracheno, raid mirati nei punti nevralgici del Califfato, alleanze incrociate, ma anche operazioni sul territorio delle forze speciali Usa. Sono le linee guida della strategia con la quale l'amministrazione statunitense punta a demolire lo Stato islamico. Una strategia che Barack Obama ha implicitamente inaugurato con l'invio di altri 1.500 uomini in Iraq, e ha ufficializzato ieri nel corso di un'intervista.

 

 membri curdi peshmerga contro quelli di isis membri curdi peshmerga contro quelli di isis

«Con l'arrivo di altri militari in Iraq la lotta all'Isis entra in una nuova fase - spiega il presidente a "Face the Nation" di Cbs -. Piuttosto che fermare l'avanzata dell'Isis, ora possiamo passare all'offensiva». La miglior difesa è l'attacco sembra suggerire Obama imprimendo una svolta, secondo alcuni osservatori, dettata anche dalle difficoltà interne dell'inquilino della Casa Bianca. 

Ecco allora il raddoppio delle truppe per un totale di 3.100 operativi in territorio iracheno e curdo, con compiti principali di addestramento e supporto logistico. L'obiettivo cardine è ricostruire le Forze armate di Baghdad demolite con la caduta del regime del Raiss, e definitivamente dilaniate dinanzi al Califfo. Al contempo gli Usa vogliono rafforzare i Peshmerga in Kurdistan - dove continuano ad avere interessi energetici - e fare in modo che questi ultimi possano garantire appoggio ai curdi in Siria, per contrastare Isis da Kobani ai confini del Nord.

madre dice addio a volontario peshmergamadre dice addio a volontario peshmerga

 

Un progetto che richiede tempo, ma che può essere la chiave di volta per la svolta nel conflitto: «Ci vorrà del tempo», spiega Obama. Ma quanto? Fonti informate suggeriscono che una prima massiccia manovra di attacco arriverà entro un paio di mesi, per poi culminare con la cosiddetta offensiva di primavera.

 

«Questa è la più non convenzionale di tutte le guerre contemporanee», spiega Robert Baer, ex operativo della Cia in Medio Oriente a cui è ispirato il personaggio del film «Syriana». Proprio per questo si deve far leva su una gamma di variabili, tra cui i raid mirati nei punti nevralgici del Califfato, le cosiddette cerniere, come Al-Qaim, dove sembra sia stato ferito al-Baghdadi.

 

barack obama 2008:2014barack obama 2008:2014

«Occorre capire che tra Iraq e Siria non ci sono più confini - prosegue Baer - e quindi bisogna impostare l'offensiva come se si operasse in un unico scenario di guerra». 
Questo rende ancora più centrale il gioco delle alleanze incrociate con i partner della coalizione ma anche con l'Iran, sia perché le milizie sciite hanno un ruolo chiave nella resistenza in Iraq centrale, sia per la garanzia di inclusività del governo di Baghdad.

 

Inoltre l'appoggio dei partner arabi è essenziale per riconquistare le tribù sunnite di Anbar, come accadde nel 2007 con la nuova strategia del generale David Petraeus, e che l'Isis sembra temere osservando le sanguinarie rappresaglie attuate contro chi ha voltato le spalle al Califfato. Ma la nuova strategia anti-Isis potrebbe andare oltre superando persino la «sacra regola» del «no boots on the ground» professata da Obama.

 

mappa siriamappa siria

«Non mi meraviglierei se arrivasse notizia di operazioni mirate condotte direttamente dalle forze speciali Usa, blitz e raid chirurgici ma decisivi», spiega Baer. Ipotesi questa che potrebbe verificarsi soprattutto se Isis alzasse il tiro dello scontro, con attentati contro obiettivi americani, «worst case scenario», come dicono gli esperti, dinanzi al quale lo stesso Obama, col suo nuovo corso, sarebbe pronto a rompere ogni indugio.

 

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