giuseppe conte attilio fontana zona rossa

ZONA ROSSA O GIALLO-ROSSA? – IL “GIORNALE” VA IN DIFESA DI ATTILIO FONTANA, DOPO CHE “DOMANI” HA TIRATO FUORI UNA MAIL DEL 28 FEBBRAIO 2020 IN CUI LA REGIONE AVREBBE CHIESTO DI EVITARE LA ZONA ROSSA PER LA PROVINCIA DI BERGAMO –  SECONDO IL QUOTIDIANO DIRETTO DA MINZOLINI, A NON VOLERE LA ZONA ROSSA FURONO I COMUNI A GUIDA PD, PER QUESTIONI ECONOMICHE. E CONTE AVEVA COMUNQUE L'ULTIMA PAROLA SULLA DECISIONE…

Felice Manti per “il Giornale”

 

attilio fontana 1

I morti per il Covid non votano ma spostano voti. E chi ha la memoria corta (e la coscienza sporca) prova a sfruttarli, addossando al governatore della Lombardia Attilio Fontana tutte le colpe della pandemia. Ma questa bieca operazione politica è destinata a infrangersi malamente contro una mole di prove, forse già in mano ai pm, che svelano cosa successe esattamente nella Bergamasca e in Lombardia in quei sfortunati giorni prima del lockdown.

 

GIUSEPPE CONTE CON LA MASCHERINA

Partiamo dalla lettera di Fontana del 28 febbraio: chiedeva il mantenimento di una zona gialla «fortificata» dal divieto di assembramento. Ma i Comuni lombardi e della Bergamasca, a guida Pd, che cosa chiedevano? Potevano chiudere i propri territori, come fece il sindaco di Codogno. Perché non lo fecero?

 

Ci sono delle circostanze, che è stato possibile ricostruire su base documentale, che fanno emergere qualche sospetto. Per esempio a Nembro: nell'epicentro del focolaio della Bergamasca, opera la società Persico, che produce componenti per l'imbarcazione Luna Rossa e che ha finanziato esponenti di spicco del Pd come Giorgio Gori (sicuramente con 10mila euro nel 2017).

 

ATTILIO FONTANA

Da alcuni documenti in mano al Giornale sappiamo che il 9 marzo 2020 la Persico Spa richiedeva l'autorizzazione per un trasporto speciale da Nembro a Genova-La Spezia in elicottero. Parti di un catamarano che sarebbe dovuto andare a Cagliari a una prestigiosissima competizione internazionale con Luna Rossa, prevista ad aprile 2020. Piccolo particolare: dalla documentazione di cui siamo in possesso emerge che l'allora sindaco Pd di Nembro Claudio Cancelli sarebbe stato un consulente della Persico.

 

È per questo motivo che Nembro - a differenza di Codogno, che il 10 marzo 2020 non registrava più un solo caso Covid dopo un tempestivo lockdown - non è diventata zona rossa? C'era un conflitto d'interessi tra la tutela della salute pubblica del territorio e gli impegni economici di un'azienda, fiore all'occhiello dell'Italia nel mondo? Tra zona rossa e Luna rossa?

 

GIUSEPPE CONTE CONFERENZA STAMPA

I giornaloni a Cancelli non l'hanno mia chiesto. Né a lui né a Gori, che dalla Persico ha legittimamente ricevuto dei fondi proprio per correre contro Fontana nelle ultime Regionali, e che il 5 marzo si lamentava per le misure rigide con l'Eco di Bergamo: «La città sta soffrendo troppo». Luca Fusco, uno dei familiari delle vittime della Bergamasca al Giornale disse: «Confindustria fece il suo dovere a fare pressioni per non chiudere, è la politica che deve decidere». Ma è il Pd che, anziché chiedere di chiudere Bergamo, predicava apericene al grido di #Bergamononsiferma assieme all'altro dem Beppe Sala (che con il Covid non ha toccato palla) e all'allora leader Pd Nicola Zingaretti, in trasferta sui Navigli a Milano a bere spritz con la comunità cinese.

attilio fontana 4

 

Perfino il direttore del Corriere della Sera Lorenzo Fontana proprio il 28 febbraio vergava un editoriale «aperturista»: «È il momento di dire basta (...) a quegli allarmi che hanno creato panico... È tutta l'Italia che non deve fermarsi e ripartire». È forse lui il Fontana da contestare? Il governatore al Corriere il giorno dopo predica prudenza: La Lombardia chiede nuovi stop, titola in prima pagina il quotidiano di via Solferino il 29 febbraio. Eccola, la memoria di cartapesta sbugiardata.

 

La Lombardia e gli enti locali hanno responsabilità sulla vicenda? Sarà un giudice a stabilirlo, a patto che l'inchiesta monumentale che la Procura di Bergamo sta faticosamente cercando di chiudere non venga strattonata a destra e a sinistra. Servirebbe una commissione parlamentare per stabilire il peso «politico» di certe scelte scellerate del governo guidato da Giuseppe Conte.

 

attilio fontana meme

Nessuno dei giornaloni che sparano a palle incatenate su Fontana - con l'obiettivo patetico ma dichiarato di indebolire il centrodestra in vista delle Regionali - sembra ricordare che, per colpa di una pasticciata riforma del Titolo V della Costituzione (firmata da Massimo D'Alema) le competenze sulla salute sono palleggiate tra Palazzo Chigi e governatori, neanche fosse il pallone dei Mondiali in Qatar. Ma la parola finale spettava a Conte. Che sui militari a Nembro il 3 marzo si rimangiò la parola («La zona rossa costa troppo»).

 

CONFERENZA STAMPA DI GIUSEPPE CONTE

Quanti morti è costato questo stop and go? Sullo strano ritiro dei militari mandati a chiudere la Valseriana, richieste dall'Agi, vige il segreto di Stato. L'ex ministro Francesco Boccia il 4 marzo in Parlamento disse: «In caso di emergenza nazionale comanda lo Stato». Il re sòla che in pandemia decise anche quando far nascere Gesù Bambino («Se il Natale si festeggia due ore prima non succede niente», fu l'incauto diktat) ribadì L'Etat c'est moi. Cioè lui, Conte e il filocinese Roberto Speranza.

 

attilio fontana 3

Che della pandemia sapeva da tempo (lo scrive lui nel libro Perché guariremo, sparito clamorosamente), che cambiò in corsa le regole sui tamponi mandando in vacca il tracciamento, che sconsigliò le autopsie, inchiodando la cura domiciliare alla «tachipirina e vigile attesa». Per non parlare delle mascherine farlocche del commissario all'emergenza Domenico Arcuri sdoganate allegramente. La gente moriva mentre alcuni intermediari ingrassavano il portafogli. Il Pd si dava all'alcol e non disturbava i suoi finanziatori. Ma la colpa è di Fontana, come no.

 

 

Articoli correlati

LA BOMBA DI \'DOMANI\' SU ATTILIO FONTANA: SPUNTA UNA MAIL DEL 28 FEBBRAIO 2020 IN CUI LA REGIONE...

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...