diego armando maradona

“IL CALCIO MI HA DATO TUTTO. SENZA LA DROGA, AVREI POTUTO GIOCARE E VINCERE MOLTO DI PIÙ” – L’INTERVISTA TESTAMENTO DI MARADONA: GLI ULTIMI GIORNI, L’OPERAZIONE, LA DEPRESSIONE, LA PAURA DEL COVID, LE LITI CON LA PRIMA MOGLIE E LE DUE FIGLIE (A GIANNINA DISSE: "NON AVRAI UN CENTESIMO DELL'EREDITA'") – IERI DOPO UNA PASSEGGIATA DIEGO È ANDATO A DORMIRE E NON SI È PIÙ SVEGLIATO SCARTANDO IL MONDO CON UN DRIBBLING DEI SUOI, INSIEME DIVINO E DIABOLICO, “PORTANDOSI PER SEMPRE VIA IL FÚTBOL”… - VIDEO

Carlos Passerini per corriere.it

 

maradona

Chi gli è stato vicino, chi l’ha incontrato negli ultimi mesi, chi gli ha voluto bene davvero, dice che è finito il suo inferno, il suo tormento. Perché questo era adesso la vita di Diego Maradona. E questo era diventato lui: un uomo stanco, confuso, svuotato, malato, ormai ostaggio dei suoi demoni e di una vergognosa faida fra clan, tutti a caccia dei suoi soldi, della sua pubblicità, dei suoi slogan. Una caduta nel vuoto cominciata anzi ricominciata due anni fa e accelerata dai troppi eccessi, a partire dall’abuso di alcol, ormai il suo avversario principale, il peggior nemico insieme agli psicofarmaci, dei quali era prigioniero.

 

walter zenga e diego armando maradona

Anche quando andava in panchina col Gimnasia, la squadra che lo aveva ingaggiato nel 2019 per rilanciare un’immagine opaca, spesso non era lucido: l’impietosa passerella alla quale lo avevano obbligato nel suo giorno del suo sessantesimo compleanno, il 30 ottobre scorso, aveva fatto il giro del mondo: ai limiti dell’irrispettoso, quasi ad approfittarsi della sua generosità, sconfinata almeno quanto il suo talento. Ma era troppo importante l’ostensione del mito, andava lucidato e portato in processione fino in fondo, fino alla fine, nonostante tutto, nonostante tutti.

diego armando maradona pele

 

 

 

Anche la politica ha chiesto la sua parte, con i peronisti del presidente Alberto Fernandez che ne avevano fatto un formidabile testimonial soprattutto per le classi sociali più umili, una nuova Evita, un nuovo Che. A ognuno la sua parte, indifferenti al fatto acclarato che le sue condizioni fossero preoccupanti da tempo, come tutti benissimo sapevano in Argentina.

 

diego armando maradona diego armando maradona raffaella carra'

Perfino le continue rassicurazioni pubbliche successive all’intervento dello scorso 3 novembre per rimuovere un coagulo al cervello somigliavano più a una spietata operazione di marketing che a una reale ricostruzione della situazione. «Abbiamo notato nel processo di recupero post-operatorio alcuni episodi di confusione» aveva ammesso l’onnipresente dottor Leopoldo Luque, suo medico personale, salvo poi aggiungere «abbiamo anche ballato insieme». La verità è che non stava più bene, Diego. Nella testa e nel corpo. La depressione, la paura del Covid, la vistosa zoppia al ginocchio, infine l’operazione al cervello. Non era un caso che dopo l’intervento si fosse deciso di non farlo tornare nella sua casa di La Plata: troppo pericoloso restare tanto distanti dalla fidata clinica Olivos nel centro di Buenos Aires, dov’era stato operato. Il suo clan aveva così scelto di affittare una villa a Tigre, nell’elegante quartiere di San Andrés, a una quarantina di chilometri dalla capitale, in modo da poter raggiungere rapidamente l’ospedale nel caso di un peggioramento improvviso delle condizioni di salute. Esattamente ciò che è avvenuto. Solo che Maradona da quella casa non è uscito vivo. Inutili i tentativi di rianimazione effettuati dal personale medico che lo accudiva ventiquattr’ore al giorno.

diego armando maradona 2

 

 

 

Se l’è portato via un arresto cardiorespiratorio, verso le 12 argentine, le 16 italiane. A nulla è servito l’intervento delle ambulanze, nove, secondo quanto riporta La Nación. Quando sono arrivate, a sirene spiegate, svegliando la quiete primaverile dell’esclusivo quartiere che ospita le seconde case dei ricchi della capitale, sul fiume Tigre, l’ex Pibe de Oro era già deceduto. E pensare che al mattino si era svegliato bene, aveva fatto due passi in giardino, era stato visitato dallo psichiatra e dall’infermiera e tutto sembrava più o meno a posto. Poi è tornato a letto. E non si è più svegliato, scartando il mondo con un dribbling dei suoi, insieme divino e diabolico, «portandosi per sempre via il fútbol», come ha splendidamente scritto il Clarín, al quale un mese fa Diego aveva affidato il suo testamento spirituale: «Sono stato molto felice, il calcio mi ha dato tutto, più di quello che ho immaginato. Senza la droga, avrei potuto giocare e vincere molto di più».

diego armando maradona.

 

L’epilogo non ha sorpreso chi gli era davvero vicino. «Ha bisogno di aiuto da parte della sua famiglia» aveva avvertito il suo psicologo Diego Diaz due settimane fa. La sua famiglia era però ormai lontana, da tempo, insieme ai giorni felici. Morti gli amati genitori, anche i rapporti con la prima moglie Claudia erano ormai interrotti. Si sentivano solo tramite avvocati, liti e insulti via social non facevano più nemmeno notizia. E difficilissimi erano anche i rapporti con le prime due figlie, Dalma e Giannina. Un anno fa Giannina, la seconda dei cinque figli avuti da quattro donne diverse, aveva lanciato un’accusa pesantissima verso la corte di Diego: «Stanno uccidendo mio padre». Che rispose seccamente, sempre via internet: «A te interessa solo l’eredità, ma non avrai un centesimo».

diego armando maradona e le figlie nel 2001

 

Il figlio Diego jr, avuto dalla napoletana Cristina Sinagra nel 1986, lo ha saputo dalla televisione italiana. Perfino lui ha faticato a superare la cortina di manager, avvocati e sedicenti uomini di fiducia per avere conferma certa della notizia della morte di suo padre.

 

DIEGO ARMANDO MARADONA E CLAUDIA

Claudia, con Dalma e Giannina, sono state però le prime ad arrivare nella villa di Tigre, appena l’avvocato di Diego, Matias Morla, ha confermato la notizia. L’ultimo abbraccio a un uomo e un padre troppo grande, troppo ingombrante, troppo tutto per essere solo loro, solo di una squadra, solo di un popolo, solo di un mondo.

diego armando maradona. diego armando maradona 8diego armando maradona ai mondiali 2018diego armando maradona a italia 90murales di diego armando maradona a napoli san giovanni a teduccio murales di diego armando maradona a napoli diego armando maradona segna il secondo gol nella finale di coppa del mondo del 1986polizia fuori dalla casa di maradona a buenos airesl ultima immagine di diego armando maradona in ospedale diego armando maradona alza la coppa del mondo nel 1986la morte di diego armando maradona sul dailymaildiego armando maradona e pele nel 1995papa francesco abbraccia diego armando maradonadiego armando maradona con fidel castro nel 2005diego armando maradona 1

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI