totti

“IL MIO ULTIMO ANNO NON LO AUGURO AL MIO PEGGIOR NEMICO. FU PESANTISSIMO A LIVELLO MENTALE, LOGORANTE” – TOTTI TORNA IN UN’INTERVISTA ALLA GAZZETTA SULL’ADDIO AL CALCIO GIOCATO (SENZA MAI NOMINARE SPALLETTI) E SUL TORMENTONE-RITIRO DI IBRA: “GLI AUGURO DI NON TRASMETTERE MAI UN SENSO DI TENEREZZA IN CHI LO VEDE. IO RIVEDENDOMI IN PANCHINA MI FACEVO TENEREZZA – L’APPLAUSO A MODRIC PER L’ASSIST CONTRO IL CHELSEA: “MOSTRO”. MA QUEL PASSAGGIO LO AVEVA FATTO ANCHE LUI: VIDEO

 

 

Da ilnapolista.it

 

 

totti spalletti

Un’intervista alla Gazzetta dello Sport di oggi per Francesco Totti. Sul suo addio al calcio giocato, ancora. Non nasconde una certa difficoltà a parlarne, anche se sono passate cinque anni. Viene fatto un parallelo tra quella che fu la sua situazione e quella attuale di Ibrahimovic, quarant’anni come Totti e un ritiro che sta diventando un tormentone. Per l’ex Capitano della Roma però ci sono delle differenze.

 

«Così mi vuoi male… (sorride, ndr). Sono passati 5 anni ma le sensazioni me le ricordo tutte e guardando Ibra nell’ultimo periodo le rivivo. Anche se la mia situazione era un po’ diversa dalla sua. Io non avevo avuto particolari infortuni. Sentivo di poter ancora dare il mio contributo, ma fui messo subito da parte e se giochi tre minuti o cinque o dieci una volta ogni tanto diventa uno stillicidio»

SPALLETTI TOTTI

 

Non nomina mai Spalletti, ma torna sul suo ultimo anno di carriera.

«L’ultimo mio anno non lo auguro al mio peggior nemico. Fu pesantissimo a livello mentale. Logorante. Perché quando dopo una vita in campo non giochi con continuità, soprattutto a una certa età, il fisico non lo stai facendo riposare, lo stai facendo arrugginire. Quando ti abitui solo a subentrare, piano piano perdi il ritmo partita.

totti ibra

 

E quando poi entri ti accorgi che arrivi secondo sul pallone, che stai perdendo quei centesimi di secondo che fanno la differenza. Perché la testa ti dice ancora perfettamente cosa fare, ma le gambe ci arrivano un attimo dopo. Tu lo sai di essere più bravo degli altri ma se il fisico non “resta in partita” diventa dura. Zlatan in questo momento gioca poco e mi immagino le sue difficoltà anche perché il suo corpo è una macchina impegnativa»

 

Per Totti Ibrahimovic ha una fortuna, rispetto a lui.

«Da quel che mi sembra dall’esterno la sua voglia di stare in campo è forte come quella del Milan di averlo ancora a disposizione. Il problema non è il tecnico o la società, sono il numero di minuti di gioco e cosa comportano per lui fisicamente nei giorni successivi, quando devi recuperare e subentrano fastidi che prima non avevi mai avuto. Se uno anche a 40 anni ha un infortunio serio, ma poi recupera e torna a posto è un conto: ma se i fastidi sono continui…».

totti modric

 

Il consiglio

«È una decisione troppo personale. Io spero continui finché ne ha voglia, ma solo se il fisico gli consente di poter essere decisivo come è sempre stato. Ma giocare dieci minuti per poi fermarsi, passare più tempo in infermeria che sul terreno di gioco, essere impiegato col contagocce… Eh, così è pesante.

 

Ibra è stato un leone in campo e fuori. Io che lo stimo tanto gli auguro di non trasmettere mai un senso di tenerezza in chi lo vede in seconda fila in panchina o peggio ancora fare fatica in campo. Io nell’ultimo mio anno, rivedendomi in tv, in panchina, mi facevo tenerezza. Ibra nella carriera ha scelto, anche per caricarsi, di essere divisivo.

 

A lui piace essere anche fischiato, e spero per lui che abbia sempre una parte dello stadio che lo acclama e una che lo maledice, perché lo teme. Senza dover trascinare il finale. Io so che significa vivere una stagione in cui resti a guardare e nel mio caso stavo pure bene fisicamente. Un anno può diventare infinito».

 

 

Un futuro da dirigente?

ASSIST TOTTI d'esterno come MODRIC

«Uno come Ibra, per l’immagine e l’impatto che ha, credo lo vorrebbero tutte le società. Certi atleti o ex atleti da soli hanno più seguito di un club intero. Ma bisogna stare attenti a non diventare un poster o una bandiera da sventolare solo quando serve. Il giorno che deciderà di smettere, Ibra capisca cosa vuole fare realmente: quale ruolo operativo pensa di poter occupare.

 

E quando gli dovesse arrivare la proposta pretenda chiarezza e trasparenza. Due sono le domande da porre: cosa devo fare e con chi devo farlo. Deve saperlo subito, dopo diventa troppo tardi».

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