bebe vio

LA VIO EN ROSE – LA CAMPIONESSA PARALIMPICA BEBE VIO LANCIA INSIEME A "LEGGO" I “WEMBRACE GAMES”, UNA SPECIE DI “GIOCHI SENZA FRONTIERE E BARRIERE", IL 13 GIUGNO A ROMA – "PER CHI SI SENTE DIVERSO FAR PARTE DI UN GRUPPO, UNA SQUADRA È FONDAMENTALE. BASTI PENSARE ALLO SPOGLIATOIO. UNA VOLTA UNA RAGAZZA CHE SI ALLENAVA CON ME MI DISSE: NON SAPEVO SE OGGI SARESTI VENUTA ANCHE TU IN PALESTRA, POI NEGLI SPOGLIATOI HO VISTO…” - LE FOTO DI BEBE VIO IN LOVE CON IL NUOVO FIDANZATO

Davide Desario per leggo.it

BEBE VIO

Bebe Vio Grandis. Sì, con due cognomi. Quello del padre e da oltre un anno anche quello della madre. Perché lei, la venticinquenne campionessa paralimpica, in tutto quello che fa è avanti. Così, ben prima della decisione della Consulta, ha fatto in modo di avere il doppio cognome. E lo usa sempre anche all'Università americana, la John Cabot dove studia Comunicazione. Ma a vederla parlare, così chiara e diretta, forse dovrebbero darle già una cattedra.

 

 

Cominciamo dal doppio cognome: perché?

«Ci tenevamo molto. Perché anche mamma, il lato della sua famiglia, ha avuto e ha un ruolo fondamentale per me».

 

Anche nell'associazione art4sport con cui aiuta i disabili a inserirsi nel mondo dello sport?

BEBE VIO DAVIDE DESARIO

«Già, mamma è presidente dell'associazione. E papà è il suo aiutante tutto fare. Diciamo (ride ndr) che dietro una grande donna c'è sempre un grande uomo».

 

E anche quest'anno tornate a organizzare un grande evento benefico per raccogliere fondi.

«Siamo arrivati alla decima edizione. Purtroppo, a causa del covid, ci siamo dovuti fermare due anni. Ma non abbiamo rinunciato, anzi abbiamo rilanciato. Così, quelli che solitamente chiamavamo Giochi senza Barriere, adesso è diventato WEmbrace games. Che è una sintesi inglese delle parole Noi e Abbraccio. Dopo tanto distanziamento c'è bisogno di abbracciare, di abbracciare gli altri, soprattutto le persone diverse. E non intendo soltanto i disabili».

 

Si spieghi meglio.

BEBE VIO IN LOVE A NAPOLI

«Questa edizione non si ferma a porre l'attenzione solo su persone con disabilità. Chi è portatore di handicap è diverso. Ma poi ci sono le diversità di genere, sociali, di culto. Ecco, il 13 giugno allo stadio dei Marmi di Roma, insieme anche a voi di Leggo, faremo una grande giornata di Sport e giochi. Un po' come erano i vecchi giochi senza frontiere: 8 squadre (composte da 4 uomini, 4 donne, 4 bambini e 4 disabili ndr) che si sfideranno in giochi che quest'anno saranno legati alla musica. L'ingresso è gratuito ma si può fare una donazione».

 

Ci saranno tanti ospiti famosi a Roma?

«Tantissimi. Del mondo della musica e dello spettacolo. Vorrei dirvi i nomi ma non posso perché aspettiamo le conferme. Posso solo dire che ci sarà il grande Martin Castrogiovanni».

 

 

Quanto è importante lo sport per chi è o si sente diverso?

«Lo sport fa bene a tutti. Se tutti ne facessero di più sicuramente tante cose andrebbero meglio. Però per chi si sente diverso far parte di un gruppo, una squadra è fondamentale. Basti pensare allo spogliatoio, al doversi mettere a nudo davanti agli altri. La prima volta ti guardano strano, la seconda si interessano e magari ti chiedono come funziona. Alla fine è una cosa come un'altra e ci si scherza anche su. Una volta una ragazza che si allenava con me mi disse: Non sapevo se oggi saresti venuta anche tu in palestra, poi negli spogliatoi ho visto le gambe e ho capito che eri già arrivata».

BEBE VIO IN LOVE A NAPOLI

 

La persona che sente più vicina?

«Lorenzo Jovanotti. Senza dubbio. C'è sempre. Le nostre famiglie sono molto legate: io mi sento spesso con sua figlia Teresa che ha attraversato anche lei un momento difficile, Lorenzo si telefona anche con mio papà».

 

 

 

Quindi il 13 giugno ci sarà anche lui a Roma?

«Non posso dire nulla (e giù a ridere ndr)».

 

Ok, allora mi dica un nome che vorrebbe vedere allo stadio dei Marmi quel giorno.

«Sogno Mario Draghi. È una persona fantastica. Mi piacerebbe venisse a vedere con i suoi occhi un pezzo d'Italia bellissima. Io posso offrirgli uno spritz. Ma se ha una tuta e vuole giocare è il benvenuto».

 

 

A proposito di sogni, ne ha già realizzati tanti ma ne ha ancora uno?

«Vorrei portare la Bebe Vio Academy (a Milano in collaborazione con Nike) in più parti d'Italia possibile in modo da aiutare più ragazzi con disabilità».

 

E il suo incubo?

«Non riuscire a realizzare il mio sogno».

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