luca beatrice gian maria tosatti

AD ARTISSIMA, EUGENIO VIOLA, CURATORE DEL PADIGLIONE ITALIA ALLA BIENNALE DI VENEZIA 2022, CONFERMA CHE SARA’ GIAN MARIA TOSATTI L’UNICO ARTISTA A RAPPRESENTARE IL NOSTRO PAESE – LUCA BEATRICE: UNA SCELTA CHE NON E’ PIACIUTA. SUONA TANTO DA UOMO SOLO AL COMANDO. PERSINO AI TEMPI DELL’ARTE POVERA E DI MAURIZIO CATTELAN SI APPLICAVA LA LOGICA DELLA SPARTIZIONE, QUI NIENTE, BASTA, TUTTO PER TOSATTI” (NOMINATO ANCHE DIRETTORE ARTISTICO DELLA QUADRIENNALE DI ROMA) – FOTO ARTISSIMA BY CAMILLA ALIBRANDI

camilla alibrandi foto di bacco

Foto di Camilla Alibrandi per Dagospia

 

Da artribune.com

 

Artribune in totale anteprima lo aveva già rivelato lo scorso maggio 2021. Sarà Gian Maria Tosatti (Roma, 1980) a rappresentare il nostro Paese alla Biennale di Venezia, in un padiglione a cura di Eugenio Viola. Dopo il nostro articolo, la notizia è rimbalzata su tutte le testate, ma non ha mai trovato conferma ufficiale da parte del Ministero, circondando di un alone di mistero la partecipazione nazionale in Laguna e animando qualche cena estiva con un “sarà lui o non sarà lui?” (...)

 

 

eugenio viola gian maria tosatti piero tomassoni

ARTISSIMA

eugenio viola gian maria tosatti piero tomassoni

Luca Beatrice per linkiesta.it

 

Fino a domenica a Torino è di scena Artissima, con il consueto contorno di fiere e fierette complementari e alternative, gallerie aperte il sabato notte, mostre nei musei, inaugurazioni, feste popolari ed esclusive, più il Club to Club per ballare fino alle 2.30 notte. Dopo Miart in settembre e Art Verona in ottobre, aspettando Arte Fiera a Bologna il prossimo gennaio e con l’aggiunta a sorpresa della nuovissima Arte in nuvola programmata a Roma tra il 18 e il 21 novembre, il sistema dell’arte italiana riparte esattamente come prima, fugando o almeno pare i dubbi già emersi nell’era pre-Covid.

 

eugenio viola gian maria tosatti piero tomassoni

Innanzitutto che l’offerta superi di gran lunga la domanda e questo meccanismo a tratti ipertrofico, certamente ripetitivo, risulti ormai obsoleto. Giusto in parte sospendere il giudizio critico e godersi il momento, tanta era la voglia di ritornare a vivere “normalmente”: per fare le pulci verrà il tempo.

 

 

 

Vale però anche la seguente obiezione: se non si è colta ora l’occasione di cambiare in profondità, vuol dire proprio che il sistema arte è davvero conservatore – il che sembra una contraddizione in termini, parlando di contemporaneo – che le abitudini sono dure a morire, che di sperimentare in pochi si prendono il rischio. Tanto vale ripristinare ciò che c’era prima, anche se incrinato e prevedibile.

 

Come sta dunque l’arte in Italia oggi? Si direbbe bene, a giudicare da questa ripartenza flash delle fiere che non trova corrispondenza nei movimenti di mercato, nel giro d’affari, nel cambio generazionale dei collezionisti.

 

eugenio viola curatore padiglione italia biennale arte 2022

Andiamo oltre e parliamo di mostre. Prima del Covid si definivano con il termine onestamente desueto di “blockbuster” le rassegne improntate sui nomi facili per un pubblico di bocca buona, snobbate anche pregiudizialmente dagli addetti ai lavori che ne hanno sempre contestato la scientificità e l’illusorietà della classica formula da…a (da Caravaggio a Van Gogh, da Picasso a Warhol) che promette ma non mantiene.

 

Operazioni costose, ci voleva un partner economico o un produttore di professione a sostenere una buona parte delle spese, e dunque il primo obiettivo era raggiungere in fretta il cosiddetto “break even” per cominciare a guadagnare. Si pensava che la coda pandemica avrebbe dimezzato le grandi mostre, i grandi eventi e invece operatori e amministratori, soprattutto i nuovi, spingono per rivedere le code davanti ai musei come segno di ritrovata fiducia nella cultura.

 

stefano di stasio

50mila visitatori in un mese fanno della mostra di Jeff Koons a Palazzo Strozzi una delle più visitate in Italia e per una volta non c’è niente da obiettare sulla qualità: bella, pensata, ben curata, ben allestita. Arturo Galansino è arrivato a Firenze per dimostrare che nella città degli Uffizi ci poteva stare anche il contemporaneo. Ha messo sul tavolo i top internazionali – Marina Abramovic, Ai Weiwei, JR, appunto Koons – e li ha portati a Strozzi. Quando si parla di manager culturale in Italia ora si pensa a lui perché unisce la preparazione del critico-curatore alla concretezza e al pragmatismo del businessman.

 

La sua figura oggi detta la linea e in molti vorrebbero direttori come lui. Però il mondo dell’arte non si limita ai centri storici delle città ad alta affluenza turistica, molti musei sono decentrati e non hanno mai assorbito significativi flussi di pubblico. Costano tanto e incassano poco, ma questo si sapeva fin dall’inizio. Con fare illusorio e nascondendosi dietro un dito la politica ha piazzato nei cda dei musei presidenti con un preciso mandato: portare gente, ridurre i costi e incassare. Preoccupazione di produrre cultura, nessuna.

galleria noero

 

Meno ne sanno e più insistono con questa litania, convinti di avere la soluzione per un problema che si trascina da anni. Non percependo emolumenti vogliono l’ultima e in certi casi unica parola sulla programmazione espositiva. Al Mart di Rovereto Vittorio Sgarbi ha eliminato la figura del direttore. Basta lui a curare le mostre che infatti decide e firma. Fatto recente, al Centro Pecci la direttrice Cristiana Perrella è stata licenziata dal presidente Lorenzo Bini Smaghi pochi mesi dopo il rinnovo del contratto triennale per evidenti divergenze sull’identità del museo, e caso analogo capitò anni fa con Fabio Cavallucci cacciato dopo l’inaugurazione.

joseph kosuth lia rumma gallery

 

(Mi limito a riportare la cronaca senza commenti, visto il rapporto molto stretto con la Perrella, mia prima ex moglie nonché madre della mia prima figlia. Non sarebbe corretto altrimenti, però mi tocca l’obbligo di citare la petizione che gira online solidale con l’ex direttrice già firmata da oltre 100 nomi di peso dell’arte e tra questi Achille Bonito Oliva, Francesco Vezzoli, Tomaso Montanari, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo). 

 

Altra polemica delle ultime settimane, l’incarico di direttore artistico della Quadriennale di Roma conferito a Gian Maria Tosatti, che di mestiere fa l’artista, non il critico e neanche il curatore. Suona magari strano ma non ci sarebbe molto di male, anzi è certificato dalla storia visto che sotto il regime fascista il ruolo di segretario generale fu affidato al pittore figurativo Cipriano Efisio Oppo.

 

kendell geers emilio isgro

Non è piaciuto, piuttosto, che lo stesso Tosatti sia il solo artista a rappresentare l’Italia al Padiglione nazionale nell’imminente Biennale di Venezia. Una coincidenza astrale perfetta, chi avrebbe potuto disegnarla meglio, che suona tanto da uomo solo al comando. Anche qui gira una petizione ma questa volta contraria e piuttosto sindacalizzata, indice comunque di una certa contrarietà. Persino ai tempi dell’Arte Povera e di Maurizio Cattelan si applicava la logica della spartizione, qui niente, basta, tutto per Tosatti.

 

 

piero gilardi

 

Tra fiere, mostre, musei, istituzioni e biennali l’orologio dell’arte contemporanea in Italia riparte esattamente da dove si era fermato. «Dove eravamo rimasti?» furono le prime parole del povero Enzo Tortora tornato sugli schermi di Portobello. Al momento non ci sono segnali di cambiamenti in vista, mai si era visto un sistema più gattopardesco di questo.

LUCA BEATRICE

 

 

THOMAS RUFF _ LIA RUMMA GALLERY (1) jannis kounellis lia rumma piero tomassoni lia rummas gallery galleria noero richard long galleria tucci russogiuseppe stampone (dettaglio) marinella senatore marina abramovic lia rummas gallery kentridge lia rummas gallery marinella senatore galleria mazzoleni stefano di stasio jannis kounellis fabro tom sacks noire galleriaeugenio viola curatore padiglione italia biennale arte 2022 francesco vezzoli galleria noero gianmaria tosatti lia rumma gallery pino pascali alighiero boetti jannis kounellisgiuseppe stampone thomas ruff kentridge lia rumma gallery nicolas ballario gianmaria tosatti isabelle van den eynde THOMAS RUFF _ LIA RUMMA GALLERY

Ultimi Dagoreport

antonio angelucci tommaso cerno alessandro sallusti

FLASH – UCCI UCCI, QUANTI SCAZZI NEL “GIORNALE” DEGLI ANGELUCCI! NON SI PLACA L’IRA DELLA REDAZIONE CONTRO L’EDITORE E I POCHI COLLEGHI CHE VENERDÌ SI SONO ZERBINATI ALL'AZIENDA, LAVORANDO NONOSTANTE LO SCIOPERO CONTRO IL MANCATO RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE E PER CHIEDERE ADEGUAMENTI DEGLI STIPENDI (ANCHE I LORO). DOPO LO SCAMBIO DI MAIL INFUOCATE TRA CDR E PROPRIETÀ, C’È UN CLIMA DA GUERRA CIVILE. L’ULTIMO CADEAU DI ALESSANDRO SALLUSTI, IN USCITA COATTA (OGGI È IL SUO ULTIMO GIORNO A CAPO DEL QUOTIDIANO). AL NUOVO DIRETTORE, TOMMASO CERNO, CONVIENE PRESENTARSI CON L'ELMETTO DOMANI MATTINA...

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)