“MIA MAMMA VOLEVA CHE DIVENTASSI UNA SNELLA RAGAZZA MONDANA E INVECE SONO DIVENTATA UNA ROMPICOGLIONI SOVRAPPESO” – SE NE VA A 80 ANNI BRIGID BERLIN, MUSA E CONFIDENTE DI ANDY WARHOL – LE “TIT PRINTS”, SERIE DI TELE SU CUI AVEVA IMPRESSO IL SUO SENO SGOCCIOLATO DI VERNICE, LE ESIBIZIONI OLTRAGGIOSE REALIZZATE AL TELEFONO CHIAMANDO IGNARI INTERLOCUTORI, INCLUSA SUA MADRE E "THE COCK BOOK", ALBUM DI TRE VOLUMI CON DISEGNI DEL PENE -  WARHOL SI INNAMORÒ DELLE SUE FOTO AL PUNTO CHE… - VIDEO

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Da exibart.com

 

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(…) Uno dei tratti caratteristici della personalità di Brigid Berlin, e successivamente della sua espressione artistica, è stato fin da subito il rapporto controverso con il suo corpo, in particolare con il peso, su cui la madre infierì profondamente durante gli anni della crescita, costringendola a infiniti istituti di riabilitazione. «Mia mamma voleva che diventassi una snella e rispettabile ragazza mondana e invece sono diventata una rompicoglioni sovrappeso», pare che abbia lasciato detto Brigid…

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MORTA BRIGID BERLIN

Da ilmessaggero.it

 

È morta Brigid Berlin, artista e attrice per Andy Warhol, che ne fece la superdiva dei suoi primi film sperimentali e che divenne anche la sua confidente più stretta. Berlin, conosciuta sotto lo pseudonimo di Brigid Polk nella cerchia della Factory del re della Pop Art, è morta venerdì scorso, all'età di 80 anni, in un ospedale di Manhattan, dopo una lunga malattia che da tempo l'aveva costretta a letto.

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Come ha spiegato il suo amico Rob Vaczy al «New York Times», è deceduta per un arresto cardiaco causato da un'embolia polmonare. Nata a New York il 6 settembre 1939, Brigid Berlin, ribellatasi alla vita dorata della sua famiglia, con frequentazioni assidue della jet society, conobbe Wharol alla metà degli anni '60 e subito l'artista si invaghì della sua aurea anticonformista, facendola debuttare nel suo film rivoluzionario «Chelsea Girls» (1966), in cui interpretava una loquace lesbica trafficante di droga.

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Warhol l'ha poi diretta nei film successivi «Tub girls» (1967), «Bike boy» (1967), «Imitation of Christ» (1967), «The nude restaurant» (1967), «****» (1967), «The loves of Ondine» (1968). Nel 1969 Berlin divenne la segretaria della Factory di Warhol a cui fu affidato il compito di registrare le sue conversazioni, le cui trascrizioni in grande quantità hanno poi fornito il materiale per il libro dell'artista «The Philosophy of Andy Warhol: From A to B & Back Again» (1975): Berlin portava il registratore ovunque si recasse.

 

L'attrice ha poi preso parte anche alle pellicole «School play» (1970), «Women in revolt» (1971), «Ciao Manhattan» (1972). Nel film «Il male di Andy Warhol» (1977) di Jed Johnson ha interpretato la parte di Estelle. È stata anche redattrice della rivista «Interview» di Warhol. Berlin fu tra le prime ad utilizzare la Polaroid in ambito artistico e Warhol si innamorò delle sue foto istantanee tanto da incaricarla di riprenderlo continuamente nel suo lavoro.

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Nel 1969, in un'intervista, Warhol confidò che Berlin era stata la sua musa ispiratrice per molti dipinti. Lei stessa si cimentò con la pittura e il disegno negli anni della Factory. Sebbene Berlin avesse ottenuto riconoscimenti concettualista innovativa a pieno titolo, ha ripetutamente respinto il termine «artista» a lei accostato.

 

Era diventata nota per le sue «Tit Prints» (1966-96), serie di tele su cui aveva impresso il suo seno sgocciolato di vernice e per le esibizioni oltraggiose, su richiesta di Warhol, realizzate al telefono chiamando ignari interlocutori, inclusa sua madre. Berlin ha anche allestito «The Cock Book», un leggendario album di tre volumi, alla fine acquistato da Richard Prince per 175.000 dollari, con disegni del pene realizzati, tra gli altri, da Jasper Johns, Jane Fonda, Larry Rivers e Leonard Cohen.

 

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Le sue spiritose istantanee con la Polaroid hanno ispirato molti artisti, tra cui Gerhard Richter. Fu Berlin a far conoscere la Polaroid a Warhol, macchina fotografica che poi lo avrebbe accompagnato ovunque. «Mi sono innamorata delle Polaroid ancor prima che Andy si innamorasse di lei, a causa di alcune foto che avevo visto sulla rivista 'Voguè nei primi anni '60 scattate da Marie Cosindas», spiegò Berlin in un'intervista ad «Artforum» nel 2015.

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