etete eni shell nigeria

L'AFRICA? È UNTA! - ''IN NIGERIA, COME IN TUTTO IL CONTINENTE, NON SI LAVORA SE NON SI UNGE''. PAROLA DELL'EX CONSOLE ITALIANO ANTONIO GIANDOMENICO, SENTITO COME TESTIMONE AL PROCESSO ENI SULLA PRESUNTA CORRUZIONE INTERNAZIONALE DA 1,1 MILIARDI - PERÒ È DIVERTENTE LA FINE DELLA FRASE: ''LO SO PER SENTITO DIRE, MA NON MI RICORDO DA CHI L'HO SAPUTO''. E SUI SERVIZI SEGRETI…

 

Da www.ilfattoquotidiano.it

 

“In Nigeria, come in tutta l’Africa, non si lavora se non si unge”. Lo sostiene l’ex console italiano in Nigeria, Antonio Giandomenico, che però ha aggiunto: “Lo so per sentito dire, ma non mi ricordo da chi l’ho saputo”. Il diplomatico ha testimoniano al processo in corso a Milano sul caso Eni/Shell-Nigeria e su una presunta corruzione internazionale per l’acquisizione di un giacimento petrolifero nel Paese africano. Tra gli imputati anche l’amministratore delegato della società energetica, Claudio Descalzi.

 

descalzi

Al centro del dibattimento, celebrato alla settima sezione penale, c’è la vicenda della maxi tangente da 1 miliardo e 92 milioni di euro che per l’accusa sarebbe stata versata a pubblici ufficiali e politici nigeriani per lo sfruttamento del giacimento petrolifero Opl 245 nel 2012. Giandomenico, ora in pensione, ha spiegato di essere stato console in Nigeria dal 2008 al 2012 e, rispondendo alle domande del pm Sergio Spadaro, ha parlato anche di Gianfranco Falcioni, imputato e ai tempi viceconsole in Nigeria. “I servizi segreti – ha chiarito – mi hanno detto che loro avrebbero preferito Falcioni in quel ruolo“.

 

Giandomenico è stato interrotto almeno un paio di volte nella sua deposizione dal presidente della corte, Marco Tremolada, che gli ha chiesto di precisare la sua affermazione sulla necessità di “ungere” per lavorare in Nigeria, domandandogli chi glielo avesse detto. Il teste, però, si è limitato a rispondere: “Lo so per sentito dire, ma non ricordo da chi”. Anche su quale soggetto dei “servizi segreti” gli avesse indicato la preferenza per Falcioni nella carica di viceconsole in Nigeria, l’ex console ha detto di non ricordare di più. E ha spiegato che in alcune “cene” a casa di Falcioni in Nigeria “erano invitate anche persone di Eni e Saipem“.

Descalzi Scaroni

 

In aula ha testimoniato anche un ex manager del ramo finanziario di Nae (Nigerian Agip Exploration), che lavora ora nel settore contabile-finanziario di Eni e che, come è emerso dalla sua deposizione davanti al pm, si occupò sei anni fa di disporre “il trasferimento” del miliardo e 92 milioni di euro “da un conto Eni, dopo aver ricevuto anche la quota di Shell” su un “conto di garanzia di Nae e Shell”. Ha chiarito, però, di non essere stato “informato” e di non essersi occupato dei “trasferimenti successivi” dei fondi per l’acquisizione del giacimento.

 

pozzi petroliferi nigeria

Secondo l’accusa, Eni e Shell avrebbero versato la maxi tangenteper vedersi attribuiti “senza gara” e con una serie di clausole favorevoli “al 50%” a testa “i diritti di esplorazione sul blocco 245“. L’ipotesi dei pm è che ‘Malabu’, società riconducibile all’ex ministro nigeriano Etete, sia stata usata come ‘schermo’ per far arrivare le presunte mazzette ai politici e burocrati nigeriani.

 

Il teste ha spiegato anche di essersi occupato del pagamento di una fattura da 500mila euro a favore di Malabu dopo aver ricevuto l’autorizzazione da Ciro Pagano, allora managing director di Nae, società del gruppo Eni. L’udienza è stata rinviata al 19 dicembre, quando verrà sentita l’ex consigliere indipendente di Eni, Karina Litvack, mentre tra gennaio e febbraio saranno ascoltati in videoconferenza alcuni testimoni nigeriani e inglesi.

ENI NIGERIAdan etete ex ministro del petrolio nigerianoestrazione di petrolio nel delta del niger in nigeriadan etete

 

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