IL CATTO-MASSONE E BOIARDO ELIA VALORI È VIVO, E LOTTA INSIEME A BALDASSARRE NELLA TRUFFA ALITALIA IN SOSTEGNO DELLE MAGAGNE DEL BANANA

Alberto Statera per "Affari & Finanza - la Repubblica"

Fior di loto, al secolo Giancarlo Elia Valori, è un po' appassito. Ma non vi preoccupate, è ancora vivo e lotta insieme a noi. Ex boiardo dell'Iri, catto-massone di vaglia, recordman per numero di cariche ricoperte in aziende pubbliche e private, intimo di dittatori di mezzo mondo (da Peron a Ceausescu fino a Kim Il- Sung), titolare di una quantità incalcolabile di onorificenze e lauree honoris causa, Valori, soprannominato Fior di loto, è incappato in uno dei tanti pasticci combinati da Berlusconi o in suo nome.

Quello dell'italianità dell'Alitalia. Quando l'ex premier centrò la sua campagna elettorale sulla difesa dell'ex compagnia di bandiera, sabotando l'accordo con i francesi di Air France, Fior di loto era lì pronto a fornire i suoi servigi, come sempre fin dai tempi in cui Licio Gelli lo espulse dalla Loggia P2 perché rischiava di fargli un po' d'ombra nei rapporti opachi con servizi segreti, pezzi della magistratura, alte cariche politiche e burocratiche. Nel 2007 mise insieme una presunta 'cordata' italiana di società inesistenti o decotte, senza volto e senza soldi.

Un''armata Brancaleone', l'ha definita la procura di Roma, che ha chiesto la condanna a quattro anni di reclusione e a un milione di multa per lui e per il suo socio di allora, nientemeno che il presidente emerito della Corte costituzionale Antonio Baldassarre. I due soci, che nel corso del processo si sono vicendevolmente accusati di aver partorito il progetto truffaldino, secondo la procura diffusero false notizie, inventando una cordata che di fatto non esisteva, alterando il valore del titolo Alitalia, allora quotato in borsa, e condizionando la trattativa con Air France-Klm.

La notizie sul processo sono passate un po' inosservate, forse perché ormai sono poche le rivelazioni di nefandezze cui l'Italia non è abituata. Ma la richiesta di quattro anni di condanna per un ex presidente della Consulta, che dovrebbe essere stato il garante del documento fondante della democrazia italiana, e per il protagonista di più di trent'anni di vicende ambigue che hanno traversato la prima e la seconda repubblica, merita qualche attenzione in più.

Anche perché il pm Francesca Loy nel suo atto d'accusa ha ribattezzato con efficacia l'esponente di una genia che probabilmente solo in Italia è così diffusa e persistente nel tempo: non faccendiere, non lobbista, né facilitatore, come finora sono stati chiamati gli intermediari di connivenze, collusioni, favoreggiamenti tra politica, alta burocrazia e affari che abbiamo visto all'opera. Ma 'manovratore occulto'.

Questa è la definizione coniata negli atti giudiziari, che definisce perfettamente una figura-chiave nella debole democrazia italiana. Fior di loto non è tipo che si lasci abbattere da qualche rovescio, anche se nel frattempo è arrivata una nuova tegola da Centrale Finanziaria Generale, di cui è presidente, e in cui un socio ha denunciato il falso in bilancio. Si sta infatti occupando della vendita di asset della Finmeccanica, dove intrattiene ottime relazioni anche dopo la caduta di Guarguaglini e Orsi.

Ammesso che non riesca in extremis ad evitare la condanna, il suo ruolo di manovratore non verrà meno. Ne fa fede il destino del suo 'collega' Luigi Bisignani che condannato a un anno e quattro mesi per la P4 (dopo la precedente condanna per la tangente Enimont) è diventato una star televisiva, dialogante da pari a pari con banchieri, grandi manager e celebri giornalisti di bocca buona.

 

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