coca cola

LA COCA MESSICANA È PIÙ BUONA! – IN USA È BOOM DI IMPORTAZIONI DELLA “COKE” IN BOTTIGLIA DI VETRO PRODOTTA IN MESSICO, CON ZUCCHERO DI CANNA AL POSTO DI QUELLO BIANCO – TRUMP È INFURIATO MA NON PUÒ METTERE DAZI A UN’AZIENDA AMERICANA (E COMUNQUE LUI BEVE PEPSI) – E SE FOSSE UNA STRATEGIA PENSATA DAI GENI DEL MARKETING DI ATLANTA?

 

Roberto Pellegrino per “il Giornale”

 

coca cola made in messico 4

È la bibita più americana in assoluto, non ha bisogno di pubblicità perché, ogni secondo nel mondo, si stappano dalle 3 alle 4 bottiglie. Da sempre imitata, la Coca-Cola, nel gusto e nell' assonanza del nome, da settimane, le sue bollicine sono finite al centro di una vivace querelle tra Stati Uniti, primo produttore mondiale, e il Messico, primo consumatore nel mercato latinoamericano.

 

La bibita di Atlanta, quella «Made in Usa» ha perso qualche piccolo, ma consistente numero nelle vendite, proprio in patria, preferita alla «Mexi-Coke», la cola prodotta su licenza della Company americana in Messico.

coca cola made in messico

 

Il merito del boom d' importazioni dl Messico agli Usa della «Mexi-Coke» va allo zucchero di canna utilizzato al posto di quello bianco più raffinato (e dannoso per la salute) utilizzato in Usa, Europa, Africa e Giappone.

 

Inoltre, in Messico, la Coca-Cola è venduta in gran parte soltanto in bottigliette di vetro, materiale più adatto nel mantenere le qualità organolettiche e anche più vintage. Con tanti saluti alla filosofia pop di Andy Warhol che recitava: «Tutte le Coca-Cola sono uguali e tutte le Coca-Cola sono buone».

 

coca cola made in messico 5

A sostenere la tesi di quanto sia migliore la Mexi-Coke è anche il New York Times. Il giornalista Rob Walker, scrive cha la versione messicana «è più apprezzabile. La sua bottiglia in vetro molto anni Cinquanta e ha un sapore nettamente superiore alla nostra». A New York, la mania è contagiosa e non si bada a spese per la Cola «hecha in Mexico», anche il doppio o triplo del prezzo.

coca cola messico

 

Qualcuno parla, addirittura, di una cospirazione. Nel 1985 la Coca-Cola Company, in svantaggio rispetto alle vendite della Pepsi (il cui testimonial era Michael Jackson), decise di modificare alcuni ingredienti, introducendo, soltanto in Usa, la «New Coke». Tuttavia, i consumatori più affezionati, non gradirono il nuovo sapore e a gran voce chiesero il ritorno all' originale.

TRUMP DARTH VADER

 

E furono accontentati con la Coca-Cola Classic che sbaragliò la Pepsi. «Fu un giochino psicologico, travestito da manovra commerciale», scrive il New York Times: straniare il prodotto al consumatore abituato, per poi rimpiazzarlo, tale e quale.

 

coca cola made in messico 2

Secondo i cospiratori, in realtà, c' era un altro fine ben più sottile: cambiare dolcificante, abbandonando lo zucchero di canna (troppo costoso), a favore dello sciroppo di mais, più economico.

COCA PEPSI 3

 

La Coca-Cola avrebbe, così, perso il gusto originario, senza però che i clienti se ne accorgessero, felici per il ritorno alla vecchia formula. «Dal 2005 abbiamo siglato un accordo ed esportiamo Coca-Cola negli Stati Uniti, all' insegna del Proyecto nostalgia, approfittando della richiesta della popolazione ispanica e soprattutto dei nostri connazionali», spiega Guillermo Garza, portavoce della messicana Arca Co., che produce la bibita su licenza della Coca-Cola Company.

 

Al presidente Donald Trump la vicenda non piace. Mettere un dazio su una bibita americana, prodotta in Messico, e venduta in Usa, sarebbe assurdo. Si punirebbe una company americana. Lui beve sei lattine di Pepsi light al giorno, per differenziarsi da Obama, cui piace la Diet Coke. E per ringraziare la Pepsi che gli donò un milione di dollari per le presidenziali.

coca cola made in messico 3COCA COLA PEPSIcoca cola made in messico 1coca cola messico 1

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?

2026rinascita rinascita goffredo bettini massimo dalema elly schlein nicola fratoianni andrea orlando roberto gualtieri

DAGOREPORT - SINISTRATI, NATI PER PERDERE: INVECE DI CORRERE A DAR VITA A UNA COALIZIONE DELLE VARIE ANIME DEL CENTROSINISTRA, PROPONENDO UN'ALTERNATIVA A UN ELETTORATO DISGUSTATO DALLA DERIVA AUTORITARIA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI ALLE PROSSIME POLITICHE DEL 2027, I SINISTRATI CONTINUANO A FARSI MALE E CIANCIANO DI PRIMARIE – ALL'APERITIVO ORGANIZZATO PER LA NUOVA "RINASCITA" DI GOFFREDONE BETTINI, IMPERA L'EGOLATRIA DI SCHLEIN E CONTE: VOGLIONO BATTAGLIARE COL COLTELLO TRA I DENTI, DI GAZEBO IN GAZEBO, PER CHI SARA' IL CANDIDATO A PALAZZO CHIGI, CONFERMANDO LO STATO DI UN CENTROSINISTRA DIVISO E LITIGIOSO – NON SAREBBE MEGLIO ACCORDARSI PRIMA SU 4-5 PUNTI DI PROGRAMMA E, DOPO IL VOTO, NELLA REMOTA IPOTESI DI UNA VITTORIA, SEDERSI AL TAVOLO E SCEGLIERE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO? CHE COMUNQUE, VIENE NOMINATO DA SERGIO MATTARELLA…