donald trump angela merkel

COME VANNO LE LOCOMOTIVE? INSOMMA… - CROLLA L'INDICE MANUFATTURIERO TEDESCO, E LA CURVA DEL DEBITO AMERICANO SI INVERTE DOPO 12 ANNI: I TASSI A BREVE TERMINE SONO PIÙ ALTI DI QUELLI A LUNGA SCADENZA. NON SUCCEDEVA DAL 2007 E IN PASSATO A QUESTO FENOMENO È SEGUITA UNA RECESSIONE - MA STAVOLTA C'È ANCHE L'EFFETTO FED (CHE HA BLOCCATO GLI AUMENTI DEI TASSI) E IL MERCATO IMMOBILIARE VA MOLTO BENE

Olaf Scholz nuovo ministro delle Finanze

GERMANIA: INDICE PMI MANIFATTURA CROLLA A MINIMI DA 2012

 (ANSA) - Crolla ai minimi dal 2012 l'indice Pmi manifatturiero della Germania. A marzo si è registrato un ribasso a 44,7 punti da 47,6 precedente, segnalando un peggioramento della fase di contrazione dell'attività (quota 50 è la soglia di demarcazione tra espansione e contrazione del ciclo). E' la lettura preliminare - rilevata da Markit - ed è in controtendenza rispetto alle attese del mercato che puntava su un rialzo a 48 punti. L'indice composito è sceso a 51,5 (da 52,8) toccando il livello più basso da circa sei anni. L'indice Pmi che monitora il settore dei servizi ha segnato un calo a 54,9 da 55,3 punti.

 

 

LA CURVA DEL DEBITO USA SI INVERTE DOPO 12 ANNI. COSA SUCCEDE ORA?

Vito Lops per www.ilsole24ore.com

 

trump e merkel 2

I rendimenti dei governativi statunitensi a 3 mesi sono saliti al 2,45%. Nello stesso momento quelli dei titoli a 10 anni sono scesi al 2,43%. Ergo, la curva del debito si è invertita e, in parole più semplici, i tassi a breve sono diventati più alti di quelli a lunga scadenza. Non accadeva dal 2007 (come evidenzia il Grafinomix di giornata) e nelle precedenti volte in cui si è verificata questa condizione, nei mesi a venire (in media 17) è seguita una recessione economica. Si può dire che anche a questo giro della storia l’inversione della curva Usa sarà premonitrice di una contrazione dell’economia?

 

Gli ultimi dati macro confermano le preoccupazioni sulla tenuta dell’economia. L’indice Pmi di Markit sulle aspettative dei direttori degli acquisti delle aziende manifatturiere a marzo è sceso da 53 a 52,5 punti, deludendo le attese (53,5 punti).

 

 

Invece è andato bene il dato sul mercato immobiliare degli Stati Uniti. A febbraio le vendite di case esistenti sono balzate dell'11,8% a 5,51 milioni di unità, molto più del previsto. Tuttavia, mentre questo dato fotografa lo stato attuale quello del Pmi è più prospettico e quindi preoccupa di più gli investitori quando rallenta.

DONALD TRUMP JEROME POWELL

 

Va però detto che al momento la curva è invertita sul tratto brevissimo (sono stati i titoli a 3 mesi a superare i decennali e non i titoli a 2 anni che restano ancora più bassi di 11 punti base). E quindi al momento dietro questo movimento c’è anche l’ “effetto-Fed”. In settimana infatti la Banca centrale degli Stati Uniti ha aggiornato la forward guidance sui tassi: 0 rialzi nel 2019, uno nel 2020 e stop alla riduzione del bilancio.

 

Questi annunci stanno spingendo gli acquisti di titoli sulla parte lunga, con conseguente calo dei rendimenti che si muovono in direzione opposta ai prezzi. Mentre la parte breve risente appunto delle dichiarazioni espansive della Fed che avendo praticamente annullato la politica di strette monetarie sta spingendo i mercati a ridimensionare i tassi della parte breve.

 

 

«Diciamo che la Fed ci ha messo del suo con le recenti decisioni - spiega Vincenzo Longo, strategist di Ig -. Se i tassi a breve scendono per via della politica monetaria, la parte a lunga risente delle incertezze sull'economia globale e statunitense. Questo ha favorito l'inversione della curva su questo tratto particolare (10 anni/3 mesi, ndr). In realtà alcuni preferiscono guardare al tratto 2-10 che rimuove un po' di rumore sottostante dovuto a fattori tecnici. Su questo tratto il differenziale è ridotto ormai a una decina di punti base, e l'inversione potrebbe realizzarsi a breve. Qualora accada va tenuto conto che dall'inversione della curva 2-10 anni in media passano 18-24 mesi prima che l'economia finisca in recessione. Quindi per ora confermiamo l'aspettativa di una contrazione solo tra fine 2020 inizio 2021».

 

JEROME POWELL

Quali sono le implicazioni finanziarie di tutto ciò? «Gli Stati Uniti sono certamente più pronti rispetto all’Eurozona ad affrontare una prossima recessione - spiega un trader -. Negli ultimi anni hanno infatti alzato i tassi e in futuro avranno margini per ridurli. Mentre l’Eurozona ha ancora i tassi a 0 e rischia di entrare nella prossima recessione senza aver mai alzato i tassi e quindi senza spazi di manovra. A parte il Qe. Da questo punto di vista sta crescendo il partito dei sostenitori del “Qe infinito”, quella teoria in base alla quale le banche centrali ormai vivono sono il ricatto dei mercati. Con gli investitori pronti a minacciare pesanti cali azionari (e venerdì c’è stato un piccolo assaggio tanto in Europa quanto a Wall Street) nel caso le banche centrali non riprendano a stampare moneta».

 

 

 

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