COSA RESTA DELL’ARTE CONTEMPORANEA AL TEMPO DELLA FINANZA - DOPO DROGA E PROSTITUZIONE, E’ IL PIÙ GRANDE MERCATO SENZA REGOLE DEL MONDO - A COMANDARE SUGLI ARTISTI (E AD ARRICCHIRSI) SONO CASE D’ASTA, GALLERISTI E COLLEZIONISTI

GAGOSIAN CON SHALA GAGOSIAN CON SHALA

Dario Pappalardo per “La Repubblica”

 

Jeff Koons: CakeJeff Koons: Cake

«Oggi l’arte è un super business. Dopo il traffico di droga e la prostituzione, è il più grande mercato senza regole del mondo». A lanciare la provocazione è Matthew Carey-Williams, curatore della galleria White Cube di Londra, che si è lasciato andare così a Georgina Adam, esperta di economia dell’arte e firma di The Art Newspaper .

 

Una battuta. Ma un fondo di verità c’è. Perché il mercato dell’arte contemporanea non è mai stato ricco, potente e spregiudicato come in questo momento. Dal 2004 al 2012 il giro di affari è aumentato del 564 per cento. Con buona pace della crisi mondiale. La casa d’aste Christie’s, nel 2013, ha battuto ricavi per 7,12 miliardi di dollari; la rivale Sotheby’s per 6,3 miliardi.
 

ADDETTI DI CHRISTIES ADDETTI DI CHRISTIES

In due si giocano il destino del collezionismo dei più ricchi della Terra: 2170 “happy few” (la stima è del gruppo di ricerca Wealth-X) che si sfidano a colpi di status symbol e di beni rifugio in un risiko le cui pedine sono le opere di Jeff Koons, Damien Hirst, Takashi Murakami e non troppi altri.

 

La sera del primo luglio, da Christie’s Londra, a segnare i nuovi record personali sono stati lo scozzese Peter Doig — quasi 17 milioni di dollari per un autoritratto — , Tracey Emin — 4 milioni e mezzo per My Bed , il letto sfatto pieno di calze, preservativi usati e assorbenti — e Michelangelo Pistoletto, che con Amanti ha sfiorato i quattro milioni di dollari.

 

warhol e koons in astawarhol e koons in asta

Va da sé che il Francis Bacon di Study for Head of Lucian Freud sia stato la star con quasi 20 milioni di dollari, in una serata che in tutto ne ha raccolti 169,8. I top collezionisti sono interessati a 50-100 artisti al massimo, sempre gli stessi fino a che la parabola di questi non discende e il mercato decide di sfornarne altri pronti all’uso.

 

Sì perché, come sostiene Georgina Adam, che ha appena pubblicato uno studio fondamentale: Big Bucks — The Explosion of the Art Market in the 2-1st Century (edito da Lund Humpries), «Una caratteristica di questo secolo è la straordinaria ascesa di alcuni giovani artisti la cui carriera è stata totalmente creata dal mercato e probabilmente portata avanti per il mercato stesso». L’approvazione dei critici e la consacrazione nei musei statali ormai contano poco.
 

DAMIEN HIRST SPOT PAINTINGS DAMIEN HIRST SPOT PAINTINGS Lady Gaga posa per Jeff KoonsLady Gaga posa per Jeff Koons

Esemplare è il caso Dan Colen. Classe 1979, nato nel New Jersey, l’artista è stato lanciato dalla Gagosian, prima mega gallery mondiale con 13 sedi nel pianeta e un fatturato da 1 miliardo di dollari l’anno (2012). I suoi dipinti sono stati esposti nel 2006 nelle toilette della galleria e poi venduti a 10 mila dollari ciascuno. Il 12 maggio scorso l’opera Boo Fuck’n Hoo è stata battuta da Christie’s per 2,26 milioni di dollari.

 

Pare fosse stata acquistata la prima volta per 26 mila dollari. In meno di un decennio, insomma, Colen ha visto lievitare le sue quotazioni del 12mila per cento. Merito, fortuna o costruzione a tavolino? Dietro Colen c’è il potente collezionista e mercante d’arte americano Peter Brant. Lo stesso, tanto per intenderci, che nel novembre 2013, sempre da Christie’s, ha rivenduto il Balloon Dog di Jeff Koons a 58,4 milioni di dollari, cifra mai raggiunta da un artista vivente.

 

Proprio in contemporanea con l’asta di maggio la Brant Foundation di Greenwich, Connecticut, ha inaugurato la prima retrospettiva dedicata al trentacinquenne Colen: Help! ( aperta fino al 7 settembre). Al vernissage c’erano attori di Hollywood capitanati da Leonardo Di Caprio, top model — lo stesso Brant ne ha sposata una degli anni d’oro: Stephanie Seymour, ex della stella pop Axl Rose — e inviati di Vogue. Il lancio di un artista è un evento glamour, ovviamente.

GIANCARLO GIAMMETTI LARRY GAGOSIAN GIANCARLO GIAMMETTI LARRY GAGOSIAN popeyepopeye

 

Ma anche una manovra finanziaria. L’opera record di Colen battuta da Christie’s era stata “garantita” da terzi: se fosse rimasta invenduta, un garante misterioso l’avrebbe acquistata a una cifra pattuita precedentemente con la casa d’asta. Quella delle “prevendite assicurate” è una consuetudine di Christie’s come di Sotheby’s. Non è un segreto, ma uno stratagemma solo relativamente trasparente, questo sì.

 

Le “garanzie” fanno lievitare la stima delle opere d’arte, anche e soprattutto quelle di un artista che non ha ancora raggiunto la fama. Negli ultimi anni astri del contemporaneo come Jacob Kassay, Matthew Day Jackson e Oscar Murillo sono stati lanciati così. Secondo lo studio di Georgina Adam, a rifornire di garanzie le case d’asta sarebbero collezionisti e mercanti insieme.

Barnett Newman Another Record Setting Sothebys Art Auction Barnett Newman Painting Emmanuel DunandAgence France Presse Getty Images x Barnett Newman Another Record Setting Sothebys Art Auction Barnett Newman Painting Emmanuel DunandAgence France Presse Getty Images x

 

Tra questi Adam cita, oltre a Peter Brant, i Mugrabi, la famiglia reale del Qatar e il gallerista di New York William Acquavella. Un “cerchio magico” che decide sorti e quotazioni del mercato dell’arte. Anche perché ormai la figura di chi colleziona è indistinguibile da quella di chi vende, pompando i prezzi.
 

sarah lucassarah lucas

Ai livelli più alti della piramide un “mecenate” è diventato uno specullector, un collezionista speculatore: ha una raccolta sua, magari siede nel cda di un museo o di una casa d’aste. Talvolta può vantare tutte e tre queste cose insieme. E gestire un parco artisti in entrata e in uscita. Come François Pinault, che dal 1998 è il padrone di Christie’s, ma anche di due spazi espositivi d’eccezione come Punta della Dogana e Palazzo Grassi a Venezia, musei privati che diventano vetrine di parte della sua collezione da 2000 opere.

 

DIPINTO DA "THE ASIAN SERIES"DIPINTO DA "THE ASIAN SERIES"

Ancora Adam: «Con l’ascesa dei musei privati, i collezionisti hanno sempre più la possibilità di abusare della loro posizione, usando le istituzioni personali per promuovere artisti che in seguito immettono sul mercato». Brant, Gagosian, Pinault sono dei brand molto più potenti degli artisti che gestiscono. Se Christie’s e Sotheby’s sono i ristoranti di lusso dove le élite — e le banche anche — si siedono e si sfidano, le fiere sono diventate i nuovi fast food, dove l’arte contemporanea si divora velocemente. Nel 1970, erano solo tre quelle che davvero contavano.

Damien Hirst Damien Hirst

Nel 2012, hanno superato quota 200.

 

BOB DYLAN GAGOSIAN GALLERY BOB DYLAN GAGOSIAN GALLERY

Cento, invece, sono le biennali. Art Basel è come un marchio in franchising: ha inaugurato a Miami nel 2002 e poi anche a Hong Kong, dove nel maggio scorso si è tenuta con afflusso record la seconda edizione. L’anno prossimo sarà Los Angeles ad aprire le porte al mercato. La domanda è in continua crescita perché le fiere si accordano perfettamente al cambiamento di profilo del collezionista: i nuovi ricchi della finanza, dell’immobiliare, ma anche dello star system, non sono necessariamente competenti nel settore.

 

Jeff Koons. Michael JacksonJeff Koons. Michael JacksonHenry Wyndham chairman at Sothebys and renowned photographer Mario Testino Henry Wyndham chairman at Sothebys and renowned photographer Mario Testino

Così come quelli provenienti dalle economie in ascesa: Cina, Russia, Qatar, Emirati Arabi. Per il collezionista emergente e con poco tempo, l’ art fair, magari con qualche art advisor stipendiato come suggeritore, diventa un conveniente e veloce onestop shop . Una fermata mordi e fuggi per combinare un buon affare e appendere uno status symbol in salotto senza troppa fatica: anche i Beckham, in fin dei conti, hanno a casa un Damien Hirst. Gli artisti, ovviamente, si adeguano. A prezzo e misura ridotti Ai Weiwei come Tracey Emin realizzano opere da vendere appositamente in fiera: i neon con gli slogan stupidi della artista inglese furoreggiavano all’ultima Art Basel Miami Beach.
 

RIHANNA SU GQ BY DAMIEN HIRST RIHANNA SU GQ BY DAMIEN HIRST

Francis Outred di Christie’s ha detto che in vita si aspetta di vedere battuta all’asta un’opera per un miliardo di dollari. Il record, per ora, sono i 142,4 milioni del Francis Bacon dello scorso anno: Three Studies of Lucian Freud . Qualcuno dice che la bolla sia destinata a scoppiare. Per ora, sembraproprio di no.

 

2. COSA RESTA DEL BELLO AL TEMPO DELLA FINANZA
Achille Bonito Oliva per “La Repubblica”

 

C’era una volta. Sì, c’era una volta un equilibrato sistema dell’arte contemporanea basato sulla divisione del lavoro e dei ruoli. L’artista crea, il critico riflette, il gallerista espone, il collezionista tesaurizza, i media celebrano, il pubblico contempla. Tutto questo ha sviluppato un valore aggiunto: una Superarte frutto della partecipazione attiva dei diversi protagonisti.

RIHANNA SU GQ BY DAMIEN HIRST RIHANNA SU GQ BY DAMIEN HIRST

 

Per quanto riguarda la figura del critico si è sempre parlato al massimo di influenza sul dibattito culturale mentre diventa monopolio quando ad esercitarla sono altre figure del sistema globale dell’arte: gallerie, collezionisti e musei. Negli anni Settanta parlai delle Sette sorelle riprendendo la definizione dai grandi gruppi petroliferi che gestivano all’epoca l’energia mondiale e riferendola ad altrettante istituzioni museali che determinavano il successo di alcuni artisti.

LUIGI ONTANILUIGI ONTANI

 

OPERA DI DAMIEN HIRST ESPOSTA IN QATAROPERA DI DAMIEN HIRST ESPOSTA IN QATAR

Una catena di Sant’Antonio che ha anche influenzato l’immaginario collettivo: il museo massimo garante del giudizio di valore dell’opera. Da qui un attivismo espositivo con mostre personali e retrospettive di artisti scomparsi o viventi per una veloce consacrazione e storicizzazione.

Jeff Koons fotografa Lady GagaJeff Koons fotografa Lady Gaga


Nel corso dei successivi decenni alcuni soggetti hanno aumentato il proprio peso con nuove iniziative, fiere e aste hanno segnato e segnano sempre più i tempi dello shopping dell’arte. Occasioni d’incontro, contrattazione, scambio e inevitabile visibilità mondana, fomentano il narcisismo dei protagonisti a premio di transazioni economiche che danno statuto di realtà ai fantasmi dell’opera. Ora la catena si è spezzata e l’economia ha ceduto il passo alla finanza, a un potere astratto manovrato da pochi al limite di una sapienza concettuale.

OPERA DI DAMIEN HIRST ESPOSTA IN QATAROPERA DI DAMIEN HIRST ESPOSTA IN QATAR


Da bene rifugio e strumento di accesso sociale, l’arte contemporanea non chiede più conferme estetiche e morali a vecchi garanti, ma si affida all’abilità, l’intraprendenza e all’intesa tra pochi. Crollato ogni parametro di giudizio nell’epoca della postmodernità, il valore economico dichiarato e ostentato diventa uno strumento di persuasione per niente occulto. Acquista un peso determinante per collocare il prodotto nel panorama internazionale del contemporaneo.

 

Damien Hirst Damien Hirst

Collezionisti e mercanti prendono il sopravvento utilizzando la proverbiale sacralità del museo e imponendo una visibilità del proprio ruolo senza alcun riserbo o imbarazzo. L’arte non è un bene riconosciuto di prima necessità e dunque non sottoposto a un giudizio di quantificabile certezza, ma entra nel regno della virtualità che permette ogni impennata e libera strategia. Prevale l’intesa tra alcuni singoli, un’associazione consapevole a irresponsabilità illimitata che fonda nuovi meccanismi di affermazione dell’opera.

 

OPERA DI DAMIEN HIRST ESPOSTA IN QATAROPERA DI DAMIEN HIRST ESPOSTA IN QATAR

Partecipano al festino anche paesi del terzo, quarto e quinto mondo, nuovi ricchi di denaro ed entusiasmo nel ruolo di coprotagonisti o collaborazionisti. Malgrado la crisi si allestiscono nuovi ed eclatanti banchetti del contemporaneo con annesse lavanderie del gusto collettivo, dove non è chiaro se il Grande Gatsby sia l’ospite inatteso oppure il padrone di casa. Su questo scenario cala l’eterno della notte americana, sintomo febbrile della produttività del cinema. Tra Basilea, Miami e Hong Kong sul sistema dell’arte non tramonta mai il sole.

Jeff KoonsJeff Koons

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